«Il nostro corpo è una macchina che si deteriora stando ferma. Il diabete, l’ipertensione, l’eccesso di grassi nel sangue... sono effetto diretto o indiretto della sedentarietà, così come il sovrappeso e l’obesità.»

L’attività psico-fisica è un vero e proprio farmaco, da usare secondo dosi, momenti e tempi opportuni. È nella pratica un’arma terapeutica molto efficace che va diretto al problema: il grasso viscerale (la pancetta) è il nemico numero uno del diabete. Il grasso viscerale è legato all’insulino-resistenza, causa delle difficoltà nel metabolismo degli zuccheri, ma anche, in parte, dell’ipertensione e delle dislipidemie. A differenza della dieta ipocalorica, che riduce il contenuto di grasso in tutto il corpo, una corretta attività diminuisce anche il grasso viscerale.

I dati sull’efficacia dell’attività fisica sulla glicemia sono rilevanti. «Oltre a uno stile di vita più attivo nelle attività quotidiane è utile praticare una pratica quotidiana che può permettere la diminuzione dei livelli di glicemia fino a lasciarsi alle spalle l’insulino-resistenza »
Il primo passo è riscoprire il piacere di muoversi. Non dimentichiamo che le persone con il diabete sono tali anche perché sono particolarmente sedentarie. In questa fase non importa quale attività fare: non è importante quello che si fa ma come lo si fa. 

Quale attività? Si distingue fra esercizi ‘aerobici’ e ‘anaerobici’. L’esercizio aerobico richiede la capacità di mantenere nel tempo un moderato movimento senza andare in sforzo. La regola naturale è minima fatica massima efficacia. L’esercizio aerobico dovrebbe essere continuativo, consapevole, quotidiano: bastano venti minuti al giorno, anche diviso in due ‘tempi’ da dieci minuti. Essenziale è la continuità, la fluidità, il minimo sforzo, la elasticità, il respiro regolare e consapevole. L’esercizio fatto ogni tanto, magari una volta a settimana, serve a poco, anzi! Una buona media può essere un giorno si e uno no, ma mai comunque con una pausa più lunga di 72 ore.

Esercizi pesanti che si rivelano spossanti (al di là di una attività fisica in qualche modo sportiva e agonistica), non sono da considerarsi terapeuticamente validi, anzi generalmente ci si ritrova con dolori muscolari, piedi rovinati, calo di energie, e si ricorre  a pomate, spray, antiinfiammatori, integratori...  La causa più frequente degli abbandoni della pratica sono infatti i fastidi muscolari e le patologie ossee o artropatiche che ne conseguono.

Prima di tutto la postura eretta, "mettere il filo a piombo(1)  Basta una postura sbagliata per tramutare benefici in danni. Il Tai Ji Nei Gong cinese  si rivela assai indicato per i suoi movimenti morbidi e lenti che mirano alla massima efficacia e al minimo sforzo. La lentezza con cui esercitare gli esercizi permette di interrompere il movimento nel momento stesso in cui "si ascolta" un sia pur minimo stress. Il movimento lento permette di giungere al proprio limite (il Limite Maestro) e favorisce la consapevolezza delle proprie abilità (enormi).

Un'obiezione è quasi sempre: “Ma io non ho il tempo per...”. In realtà è un alibi indotto dalla pigrizia. Noi ci muoviamo continuamente,  anche raccogliere una forchetta da terra, o alzare un braccio per prendere un libro, o scendere o salire le scale, sono momenti di attività motoria, quindi occasioni di una pratica preventiva e terapeutica. Basta mettersi in ascolto e cercare consapevolmente il movimento più gradevole e meno faticoso. Una volta appresa la tecnica basta mantenere il focus sull'asse centrale che unisce cielo-terra (mente-corpo). Nelle artiterapie si dice che «ogni movimento 'normale' può diventare 'meditativo' e  'terapeutico'». Prima di tutto quel che occorre sono due elementi fondamentali: 1) disciplina e costanza 2) Intenzione di star bene. Allora basteranno 3 minuti al giorno o 20 minuti di passeggiata tranquilla e attenta. 

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Dott. Gabriele Carcano, farmacista, istruttore Nei Dan Asi Coni. 

Dsp17 Camminare fa bene!

Dispensa 1 - La postura eretta

Dispensa 2 - Il Filo a Piombo

Dispensa 15 - Stiracchiamento con sbadiglio

la Postura dell’uomo libero

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