L’ultima pagina è, di solito, la pagina conclusiva di un percorso narrativo che, al lettore, offre una pausa di riflessione. Nella rilettura del libro, nello scorrere le pagine ho rivissuto emozioni diverse: frammenti d’immagini degli autori, ricordi di storie, vissuti di sofferenza e speranza per cui non ho avvertito la fine di un romanzo ma l’affievolirsi di un’emozione.

Il libro raccoglie pensieri e non un racconto, è testimonianza di uno stato d’animo e assenza di un epilogo, racconta il protagonismo dell’individuo e non il protagonista e l’eroe, raccoglie la storia di un attimo e non una trama. Gli Autori che hanno contribuito alla stesura del libro sono diversi: non c’è distinzione tra operatore, paziente, volontario. La libera fantasia (o la libera follia) azzera i ruoli clinici e sociali. Anche il Centro Diurno viene descritto attraverso il vissuto personale, andando oltre una definizione da manuale.

La prima pagina è uguale all’ultima: ma sono pagine diverse, d’immagini e parole; non si ha la sensazione di un tempo immobile; sono fogli di carta che trasmettono suoni, colori, suscitano fantasie ed episodi mai dimenticati; si avverte il linguaggio di qualcuno o qualcosa, che ci parla…basta saper ascoltare.

Ecco!!! Il libro ci mette in condizione di saper ascoltare. Tutti noi sappiamo distinguere fonemi esterni, più difficile è sentire suoni interni. L’orecchio è il senso dell’udito. L’emozione dà un senso all’ascolto. Mi sento vivo perché mi emoziono. Grazie a voi.

 

 

Tratto da "Via Casilina 3620", interamente scritto e redatto dagli ospiti del Centro Diurno "La Bussola di Ferentino"

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