L’osservazione della Scienza ci permette quella Contemplazione dell’Universo che può realmente farci sentire parte di esso, appartenenti ad un tutto inesauribile, incommensurabile, incomprensibile, estremamente complesso nella sua semplicità. 

Questo argomento, la scienza, potrebbe anche essere di mia competenza, ma ogni volta che studio l’organismo umano mi sento sempre più piccolo e incapace di comprendere, in più mi chiedo perché cercare mie parole se il professor Luigi Lombardi Vallauri lo ha trattato in ben due lezioni, trasmesse da Radio 3 nel 2004, scaricabili in podcast, in cui la definisce “un balcone aperto sui diecimila infiniti ”.

La nostra scienza ci consente una visione infinitamente più grande e infinitamente più piccola, nello spazio e nel tempo, con una precisione e certezza maggiore di quanto potessero tutte le forme di sapere antiche. L’uomo moderno può entrare in spazi infinitamente remoti dal suo corpo e dalla portata dei suoi sensi, entrare in scenari insospettati e per di più reali.

“Con l’uso contemplativo della Grande Scienza Occidentale l’uomo può restituire il dono ricevuto dall’Universo, ha avuto il dono della vita e della coscienza, ora gli può conferire coscienza di sé.”

La scienza ci offre un tesoro inesauribile di beni altamente soddisfacenti e al tempo stesso non esclusivi, tali cioè che il godimento da parte mia non esclude il godimento da parte degli altri.

I Beni Contemplativi sono infatti a disposizione di tutti, non fanno nascere alcuna competizione, ognuno può viverli senza togliere nulla agli altri.

“La scienza e la tecnologia oggi ci mettono davanti ad una alternativa: O contemplare, o morire”

Le Quattro Piste: Luigi Lombardi Vallauri propone quattro vie di meditazione sulla scienza,
1- L’infinitamente grande,
2- L’infinitamente piccolo,
3- L’infinitamente complesso,
4- L’infinitamente incomprensibile.

Propone quindi l’uso della scienza in attitudine meditativa, in pratica, come diciamo noi, mettendo il filo a piombo, promuovendo così un “decondizionamento dalle proprie storie personali, passate, future, un sentirsi nell’universo come in realtà tutti noi siamo.”

Infinitamente grande è ad esempio la nostra galassia, nel 1922 scoprimmo che faceva parte di altre miliardi di galassie. La nostra galassia è una spirale con diametro lungo 100.000 anni luce, cioé un miliardo di miliardi di chilometri. Ruota su se stessa alla velocità di 800 Km all’ora, così lenta che per fare un giro impiega 240 milioni di anni, vale a dire 24 mila millenni. I nostri 3 millenni di storia sono una bazzecola, ci mancano 23.998 millenni. La nostra mente provi ad immaginare un minuto galattico di 167 millenni, provi ad ascoltare la scansione di questo minuto: ascolti un disco in vinile a 45 giri, lo lasci girare a 33 giri, poi immagini la voce di un disco che per fare un giro impiega 240 milioni di anni. Ecco, quella è la voce dell’Universo.

Infinitamente piccolo è sapere che in 1 centimetro cubo ci possono stare un numero di atomi 10 alla 22esima, cioè 10 miliardi di miliardi di atomi in un solo centimetro. La nostra mente consideri che ogni atomo al suo interno ha un nucleo di diametro 10 mila volte più piccolo dello stesso atomo. La mente lo paragoni al sole che è 100 volte la terra, mentre il nucleo dell’atomo è 10 mila volte l’atomo stesso: la distanza tra elettrone e nucleo è 100 volte maggiore di quella tra la terra e il sole, la vuotità dell’atomo è 125 milioni di volte più vuota della sfera intorno al sole. Così i saggi dissero: “Se guardi la tua mente vedrai il vuoto”. E i poeti commentarono: “...e naufragar mi è dolce in questo mare”.

Infinitamente complesso è il nostro corpo biologico, la vita stessa. Se guardiamo il nostro corpo con gli occhiali della chimica vediamo che la vita non è altro che elettromagnetismo. Nel visibile operano solo due forze, la gravitazione e l’elettromagnetismo. Poche decine di atomi sanno dosare così sapientemente queste due forze che riescono a combinarsi tra loro in innumerevoli posizioni orgiastiche, a due, a tre, in gruppo, in un enorme brulichìo combinatorio che da origine alle diecimila cose. E tutto dipende dalla energia elettromagnetica. Lucrezio parlò di mattoni come le lettere dell’alfabeto: poche decine di lettere riescono a combinarsi per formare frasi infinite. Questo è quel che accade nella chimica: un centinaio di atomi danno origine al tutto. Ma se guardiamo la vita con le lenti della biologia ci troviamo in un salto quantico vertiginoso: “La biologia utilizzando queste due forze infine le eccede per formare qualcosa di infinitamente complesso: il corpo umano.”
Pensiamo quale meraviglia biologica rappresentino ad esempio gli enzimi, proteine programma che accelerano una reazione biologica molecolare fino a 100 milioni di volte. In un centimetro cubo di carne ci sono da 1 a 10 milioni di cellule, ogni cellula elabora 10 alla 22 unità di informazioni enzimatiche, vale a dire che in un chip di un centimetro quadrato si elaborano fino a 10 trilioni di trilioni di informazioni. Solo in un mitocondrio avvengono miliardi di reazioni enzimatiche al secondo. Osservando il DNA il numero di combinazioni dei suoi nucleotidi è di 10 con un milione di zeri. Le cellule del corpo sono 100 mila milardi. Abbiamo di fronte il computer più potente del mondo. Possiamo immaginarlo come un grattacielo di 100 mila miliardi di piani, dove in ogni piano ci sono miliardi di laboratori chimici in piena attività che conducono miliardi di reazioni diverse, e tutto in perfetta armonia.

“C’è solo da mettersi in ginocchio ed onorarsi.”

Infinitamente incomprensibile, secondo Luigi Lombardi Vallauri è il rapporto tra materia e mente, tra cervello e concetti intellegibili. È questo il mistero in cui tutti noi siamo immersi: in questo preciso istante il mio cervello, guidando sofisticatissimi meccanismi, riesce a trasformare pensieri in suoni e segni che appartengono al mondo fisico, poi in vibrazioni che percuotono il timpano e la retina, percorrono il nervo e raggiungono il cervello, quel cavolfiore intriso di carne custodito nella teca del cranio, dove “entra biochimica ed escono concetti coscienti”. Il cervello fa da interfaccia tra fenomeni fisici materiali e concetti immateriali. Nessuno neuroscienziato sa neppure minimamente come avviene questa trasformazione super-alchemica, non il banale trasformare metallo in oro, ma la magica trasmutazione di materia in concetti del tutto immateriali, in significati comprensibili. Ecco il mistero del nostro corpo: “In questa Cattedrale biologica c’è una parte diversa, l’oggetto più misterioso del mondo conosciuto, un cavolfiore intriso di sangue capace di cento mila miliardi di connessioni, interfaccia suprema tra la materia e la mente”. La materia ha estensione, forma, composizione chimica, la mente cosciente non ha estensione, forma, nessuna composizione chimica.

“Qual’è la composizione chimica di un ricordo?”

Sono due mondi diversi. “Se guardi la mente vedrai il vuoto”, diceva il saggio Vilarepa. La materia è nota ai sensi e agli strumenti, la mente cosciente è del tutto ignota ai sensi e agli strumenti. “Gli strumenti guardano il cervello e vedono solo cervello. La mente cosciente è nota solamente alla Mente Cosciente.

"Solo la mente può conoscere la Mente.”

Ed è solo nel cervello che avviene la supertrasformazione, ed io sono questa trasformazione. Io sono questa meraviglia, ‘Io’ sono questo mistero: “Io sono il gioiello della mente che risplende del fiore di loto del corpo cosmico.”

Non Abbiamo Scuse

Se noi non si riesce a contemplare la natura, il nostro animo umano, nemmeno per tre minuti al giorno che sia almeno una scelta consapevole. Potrebbe trattarsi di pigrizia. Ma questa con un pò di volontà si riesce a combattere. Peggiore è l’inerzia, perché può essere incipit di malattia. L’inerzia è pericolosa: mentre la pigrizia si fa vedere, lei si nasconde, infame. Ma già sapere che c’è, anche se lei si nasconde, vigliacca, è un bel passo avanti. Al di là di queste due ragioni non ci sono altre possibili scuse.

“O contemplare o morire”

Il terzo millennio dell’era cristiana ci riserva questa scelta darwiniana, è capitata a noi, che ci volete fare, ogni era ha avuto i suoi bei grattacapi. Pensate che nell’epoca del bronzo si stesse meglio? Che lottare contro draghi e dinosauri fosse facile? Che imparare a mettersi dritti e scagliare pietre per sopravvivere non avesse avuto le sue belle difficoltà? Ci conforta il fatto che abbiamo sempre risposto con intelligenza: quando l’ossigeno, milioni di anni fa, minacciò di ossidare il nostro DNA, noi costruimmo la membrana cellulare per proteggerci. diventammo pluricellulari perchè l’unione fa la forza. “L’ossigeno ci uccide? Ci ossida? Bene! Noi consumeremo ossigeno per crescere”. Siamo sempre stati furbi e intelligenti. Finora abbiamo vinto. Perché non dovremmo farlo anche oggi?


La sola cosa da fare è vivere in salute


Non è un diritto, è un dovere. Siamo nati per vivere e morire, il nostro compito è imparare a farlo. Per questo si può fare a meno della sapienza, la conoscenza, indispensabile verso la saggezza, la consapevolezza . Possiamo farcela, abbiamo a disposizione la Grande Scienza Occidentale e 3 millenni di Storia e di Filosofia, e Simboli antichi come il Caduceo.