Un aneddoto racconta che le arti marziali furono inventate in Cina da monaci taoisti per studiare il rapporto tra corpo, mente, energia, cosa non possibile se ci si limita a sezionare cadaveri. Dicevano:  “L’uomo è tale grazie alla sua energia vitale”  Senza di essa è corpo morto. Se si desidera curare una persona è necessario intervenire sulla sua 'energia vitale0, un concettto condiviso anche dal nostro Ippocrate di Coos.

 

Per conoscerla dovevano sperimentare su corpi vivi, occorreva un Contatto. Ad un certo punto si accorsero che quelle stesse pratiche erano assai utili a difendersi dai predoni e metterli in fuga, compresero cioè che “Tutto quel che può servire a difendersi può diventare un potente attacco”.

Il “Tui Shou” è l’anima della pratica, significa “mani che spingono”, anche se in realtà si spinge con i piedi, con la pancia, con tutto il corpo. Sono esercizi basati sul contatto tra due contendenti dove è fondamentale “capire la forza dell’avversario per poterla rivolgere contro di lui”. La base di questi esercizi sono il mutamento continuo e la cedevolezza.
Si dice: “Cedere senza cedere, resistere senza opporre resistenza”, il segreto è tutto quì: “Usare 4 once per deviare 1000 libre.” Per comprendere i segreti di una pratica, per verificare i propri progressi, serve la tecnica del Tui Shou.

“Afferrare la coda del passero”
Il Tai Ji da origine ad una forma stupenda, una sequenza che unisce fluidamente i quattro elementi, aria, terra, acqua e fuoco. La base del gesto marziale si realizza rinnovando il ciclo continuo degli elementi. Ci si estende come si fosse cielo, parare, “ti ascolto, ti sgamo”. Si assorbe così la forza dell’avversario, proprio come fa la terra, tirare indietro. Poi si penetra nella sfera avversaria come acqua, girando intorno a ciò che è pieno e duro, premere. Ed infine esplodere con fiamme di drago, fuoco, spingere via.

“Gli elementi sono quattro, non cinque.” Il quinto è rappresentato dallo Yi, dall’intenzione, anzi, per dirla tutta precisa com’è: dalla buona intenzione.
Questo stupendo concetto è presente anche nella nostra tradizione, come quando invochiamo al Padre il “pane quotidiano”. Per fare il pane, pratica quotidiana, occorre il giallo del grano, Terra, per impastare serve Acqua, e l’Aria per farlo lievitare, il Fuoco per cuocerlo. Ma a nulla serve se non c’è il gesto d’amore di una massaia.

Nel Tai Ji Quan, precisamente nello stile Yang, c’è una sequenza di movimenti che tende a mettere in armonia, come in un piatto da grande chef, gli elementi fondamentali. Questa sequenza viene chiamata “Afferrare la coda del passero”, un titolo stupendo perché per gli antichi saggi significava afferrare la realtà, cosa che si può fare solo afferrandola per la coda, quando purtroppo è già passata.

 

 

Tratto da La Spilla del Farmacista, libro quarto: La Pratica di Salute

 

Il viaggio del signor Ernesto

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