A proposito di Biomeccanica marziale, M.Flavio Daniele 

 Parte Sesta

La Forza Marziale

Tutte queste nozioni su quella che io ho chiamato “biomeccanica marziale” e che ho illustrato con termini scientifici fanno parte di specifici allenamenti, che anticamente erano parte del bagaglio di tutte le discipline fisiche, ma che purtroppo, anche in Oriente, sono stati in parte dimenticati e sostituiti con le metodologie occidentali; le quali funzionano egregiamente per creare stupendi atleti da record, che però, dopo pochi anni, vengono messi da parte come tante vecchie macchine.


MA L'ARTE MARZIALE, CHE VA OLTRE L'ASPETTO SPORTIVO, HA LO SCOPO DI ELEVARE AL MASSIMO LE POTENZIALITÀ INDIVIDUALI, BEN OLTRE LE SOGLIE DELLA GIOVINEZZA, LUNGO TUTTA LA VITA.

Per fare un paragone automobilistico, una cosa è preparare una macchina che deve correre in pista in condizioni ideali; un'altra è prepararla per un rally, dove le situazioni che portano la sua struttura al limite di tensione estrema sono continue e varie.
Così come una macchina da rally richiede una preparazione "fuori serie" che potenzi al massimo le sue caratteristiche di base, analogamente un vero artista marziale richiede specifici allenamenti "fuori serie", che né il potenziamento muscolare, né lo ‘stretching’ comunemente intesi possono dare.

Un buon artista marziale, sia esso un praticante di Karate, di Taiji, di altri stili di Kung Fu, prima di tutto deve avere un corpo in armonia e in buona salute, forte e flessibile, in grado di esprimere il massimo della potenza, con il minimo sforzo.
Quindi, per elevare al massimo qualità come potenza, elasticità, stabilità e dinamismo, dobbiamo giovarci di un sistema di esercizi ben strutturati, in grado di agire non solo a livello fisico (muscoli, tendini, articolazioni, ossa ecc.), ma anche a livello energetico (circolazione del Qi nei canali) e mentale (un migliore equilibrio psicofisico).
Questi esercizi per lo sviluppo della forza, chiamati in Occidente Power Stretching, che non sono altro che delle specifiche tecniche di Qigong marziale, sono scientificamente, nel senso più moderno del termine, perfetti, perché sono stati testati per centinaia di anni e si basano su una conoscenza del funzionamento del nostro corpo accumulata nel corso dei secoli da intere generazioni di maestri e di praticanti.

Lo stretching comunemente conosciuto, esplica un'azione di allungamento passivo sui muscoli. Il Power Stretching, invece, coniuga l'allungamento "attivo" con lo sviluppo della potenza e della forza elastica-esplosiva.

Questa distensione "attiva", in cui le fibre muscolari sono stimolate uniformemente in tutte le direzioni, simile a quella di un pallone quando viene gonfiato, si ha quando si prolunga lo stiramento con una azione finalizzata. Si ottiene così un lavoro per “forze contrapposte”, come quando si cerca di allungarsi verso qualcosa difficile da raggiungere e nello stesso tempo ci si ancora al terreno per non perdere l'equilibrio.

Per ottenere il massimo da noi stessi, dobbiamo fare diventare intelligente il nostro corpo addestrandolo in maniera ottimale: i muscoli profondi per la forza e la stabilità, quelli superficiali per la velocità e lo scatto.

Sintetizziamo i vantaggi del Power Stretching.
Nella dimensione fisica:
- potenziamento strutturale: tendini, legamenti, articolazioni, ossa e muscoli potenziati al massimo
- allineamento strutturale: in ogni posizione il migliore allineamento osteo-articolare che consente la massima efficienza statico-dinamica della struttura scheletrica con il minimo sforzo muscolare
- coordinazione neuromuscolare: ogni muscolo, legamento, tendine, articolazione che lavora al massimo ed in perfetta armonia funzionale con il resto del corpo. Nella dimensione energetica:
- libero fluire, incremento e potenziamento dell’energia interna. Nella dimensione mentale:
- aumento della consapevolezza corporea e presa di coscienza delle relazioni tra corpo, mente ed energia.

In ogni esercizio di Power Stretching è la mente a guidare in maniera calma e attenta ogni minimo movimento, permettendoci di scoprire noi stessi dall’interno: muscoli che non sapevamo neanche di avere si sveglieranno, articolazioni bloccate si apriranno, ampie zone della schiena o dell’addome, di cui non avevamo assolutamente contezza, si attiveranno.
Sarà un po’ come comporre un grande puzzle: lentamente e in maniera sempre più precisa, l’immagine e la percezione che abbiamo del nostro corpo comincerà a prendere forma e sostanza, e l’intento della mente (lo Yi), simile a un fiammifero, potrà accendere la caldaia interna (il Tanden/Dantian inferiore) e trasformare l’energia interna (il Qi/Ki) in forza fisica (Nei Jin) che muoverà il corpo.

“ Lo Yi (mente) comanda, il Qi segue, il corpo (Li) esegue ”

Questi antichi esercizi non solo hanno diversi piani di azione sulle componenti fondamentali dell’essere umano, ma essendo stati creati quando anche una leggera sfasatura tra pensiero ed azione poteva fare la differenza tra vivere e morire, hanno una precisa applicazione marziale: non solo attivano il potere nascosto del corpo, ma sviluppano la coscienza combattiva. Ogni esercizio deve essere globale, motivato ed efficace, per questo deve avere fondamentalmente tre specificità.

La prima è quella che potremmo definire "globalità gestuale”, la seconda "motivazione gestuale", la terza, ma non ultima, "efficacia gestuale".


GLOBALITÀ GESTUALE

Un corpo "vivo" in movimento in una situazione reale è qualcosa di fondamentalmente diverso da una situazione sperimentale in pista o in un laboratorio. Il gesto marziale è sempre un gesto globale, non è mai un braccio o una gamba che si muovono per colpire o parare, ma è tutto il corpo che agisce.
L'arte marziale richiede uno sviluppo globale ed armonico del corpo, sia dal punto di vista strutturale (muscoli, tendini, legamenti, ossa e articolazioni), sia funzionale (agilità, destrezza, ritmo, ottimizzazione dell'uso della forza ecc.).

Solo delle metodiche che nascono dall'osservazione del movimento naturale e che pongono l'adeguata attenzione ai significati funzionali che scaturiscono dalla relazione e interdipendenza delle varie parti strutturali del corpo visto come "unità", possono essere veramente adatte alle arti marziali; non ciò che nasce da una visione permeata da processi di artificiosa segmentazione del corpo e da convenzioni che, sebbene utili, danno una immagine molto parziale del movimento reale e vivo di un corpo in azione.


MOTIVAZIONE GESTUALE

Senza entrare nei rapporti tra corpo e mente, troppo complessi da trattare, facciamo un esempio: un danzatore e un artista marziale hanno bisogno di una scioltezza articolare che è simile, ma i meccanismi mentali (motivazioni) che guidano i loro gesti sono di natura profondamente diversa. Il primo compie un gesto artistico e, pur essendo in grado di alzare una gamba, non lo finalizzerà mai per dare un calcio al viso; molto spesso succede, invece, che alcuni praticanti marziali, avendo passato troppo tempo a fare "stretching da ballerini" senza l'appropriata motivazione gestuale, al momento del bisogno si comportino alla stessa maniera.

Ma un vero artista marziale è tale nella misura in cui è capace di trasformare un gesto qualsiasi in un gesto marziale. Questa capacità, in grado di trasformare un esecutore di tecniche in un combattente istintivo, è basata sulla motivazione gestuale che può trasformare qualsiasi tecnica di allenamento per lo sviluppo delle caratteristiche di base (elasticità, potenza, forza esplosiva ecc.) in una tecnica marziale.

Gli antichi allenamenti di base per lo sviluppo e il potenziamento delle abilità del corpo possiedono intrinsecamente la giusta motivazione gestuale, che opera una specie di programmazione neuromuscolare e sensoriale che al momento del bisogno fanno scattare le opportune strategie comportamentali, che permettono di rispondere in maniera appropriata ed efficace alle varie situazioni


EFFICACIA GESTUALE

Una azione efficace è frutto della giusta rappresentazione mentale che ci facciamo dell'obiettivo da conseguire e delle appropriate strategie comportamentali messe in atto.

Per questo se vi "riscaldate" o fate dello stretching, senza la giusta finalizzazione del gesto, al momento del bisogno i vostri muscoli potrebbero restare freddi come ghiaccio e duri come legno secco e la vostra azione risultare completamente inefficace.

"Una tigre non fa stretching e non si riscalda prima dell'attacco" dice il mio M° Guo Ming Xu.

Di base l'essere umano non è diverso strutturalmente da una tigre: è fatto di ossa, muscoli, tendini, legamenti e organi interni, allora perché ha bisogno di riscaldarsi e la tigre no? Anche gli antichi maestri si sono posti lo stesso interrogativo e hanno capito che l'imitazione degli animali sviluppava le stesse qualità; l'attenta osservazione del loro comportamento e una profonda conoscenza dei principi della natura ha permesso di creare nel corso dei secoli delle tecniche di allenamento veramente insuperabili, che nessuna metodologia di laboratorio può eguagliare, perché sono basate sui principi del "movimento naturale" del corpo e delle interrelazioni con la mente; per movimento naturale si intende il movimento vero e reale che possiamo osservare in un corpo in azione, non quello frutto di artifici e convenzioni da laboratorio.

Parte Prima Il sistema mobile umano

Parte Seconda La visione della tartaruga

Parte Terza   Le linee di forza

Parte Quarta La Visione Sistemica

Parte Quinta Lo Yin e lo Yang nell'Arte Marziale