“Il linguaggio artistico dona capacità
 Da tredici anni vengo al Centro, tredici anni che mi hanno cambiato. Sono entrato, operatore volontario, come uno spocchioso musicante di chitarra.  “Si bemolle, fa diesis…”“Che stai a dì… Che so’ ‘sti diesi e ‘sti bomelle?” 

Me lo chiedevano con quegli occhi che dicevano qualcosa che io non ero in grado di capire. Però sentivo una grande facilità di comunicare, ancora non so che cosa.
C’era un filo speciale, un altro modo di dire. Così per me ogni appuntamento settimanale era diventato inevitabile, bramato e atteso, mai saltato un solo giorno, quel che si dice un impegno importante. Pian piano è esploso in me il desiderio di avere a disposizione mezzi per poter comprendere quel che accadeva.

Mi son trovato di nuovo a studiare, stavolta ‘Musicarteterapia’ all’Università di Roma, un bel percorso, da maestro di chitarra a ‘musicateterapeuta’, sembra una parola importante. Gli esercizi li facevamo insieme, ma erano loro, i “malati”, a spiegare a me il gioco dei colori, quello delle note, delle rime, del movimento, tanto che secondo me tutti loro son diventati dei meravigliosi musicarterapeuti. Garantito: sarebbero in grado di farlo.
Stefania dice che utilizzare il linguaggio artistico dona la capacità di mettersi in gioco, di immedesimarsi nel gioco, di essere il gioco, con quella facilità e sensibilità che hanno in comune artisti, bambini e disabili mentali. Loro si mettono in gioco, mettono tutto in gioco, e quel gioco diventa verità, entrano nel personaggio, diventano aria, terra, fuoco, una stella, il fiume… Anzi, loro sono veramente una stella o un fiume. Quando facemmo il gioco dell’acqua, Martina sussurrò di essere “una goccia di pioggia”, Armandone si presentò così: “Piacere, io mi chiamo Oceano Pacifico”.
Questa capacità di mettersi in gioco entra empaticamente nell’altro, in fantastica simbiosi, e l’altro diventa un ‘me stesso’. L’operatore è costretto ad un grande sforzo di adattamento per restare al passo. E il tutto è sempre mediato da un linguaggio artistico.

Una mia professoressa amava ripetere che “la Globalità del linguaggio”, cioè la “Musicarterapia”, non utilizza un solo linguaggio artistico, ma tutti i linguaggi vengono usati come mezzi di comunicazione ed espressione. Il linguaggio è un luogo di comunicazione che sta nel mondo delle emozioni profonde, altrimenti non esprimibili, se non con Arte, per questo utilizza colori, note, parole, movimenti, rime…

Secondo Mario, il dottore psicologo, noi operatori volontari siamo un tramite da ‘interno’ ad ‘esterno’, una sorta di levatrice che accompagna il passaggio dal mondo esclusivo ed autistico del singolo verso l’ambiente ‘fuori’ dell’Altro. Dal contenimento materno al contenitore sociale, dal grembo al volo.

E così…
“Ed infine Airone bianco...“
"Quando ormai sono troppo stanco…”
“Ho spiccato in alto il volo...”
Oppure: “Facciamo di stare muti come pesci.”

O anche: “Ora io sono il seme che spunta”.
Il rito: “La danza dei cinque elementi.”
La filastrocca: “Casca il mondo e tutti giù per terra.”
Disegnare, danzare, cantare, suonare, scrivere versi, combattere…

Che ognuno ci racconti la sua storia,che ognuno vada alla ricerca di una sola emozione ancora inespressa. Ponf... Ponf... Chi è che batte... ‘O còre... il Blues.


Raimondo Pisano

 

 

Tratto da "Via Casilina 3620", interamente scritto e redatto dagli ospiti del Centro Diurno "La Bussola di Ferentino"

Via Casilina 3620