“In fondo al dolore voglia di ricominciare” .
Questa pagina è scritta da una educatrice del Centro Diurno "La Bussola di Ferentino". Descrive perfettamente le difficoltà in cui ogni operatore sanitario si trova dovendo ogni giorno rinnovare il rapporto con il dolore, la malattia, la morte. 

Quanti anni di lavoro… Quante speranze… Quanti sforzi… E quanti dubbi. Si esce da questo tunnel solo quando, dopo aver vissuto esperienze personali terribili, si riesce a pensare, a dire, a trasmettere, che in fondo, in fondo al dolore, alla tristezza, al senso di inutilità, impotenza, e ai sensi di colpa, brilla una piccola luce che appena si intravede… Occorre solo impegnarsi a darle spazio. Che diventi sempre più luminosa. Che da speranza, gioia, voglia di ricominciare.

Maria Gioia era resistente a tutti i farmaci. Nulla che funzionasse. Fece anche una terapia sperimentale. Da sempre, da quando l’ho conosciuta, più di vent’anni, sente sempre la stessa voce. “Oggi non posso venire a maglieria perché la voce mi dice che devo essere portata in ospedale. Dice che mi devono operare. Io allora decido di restare a letto. Mi disturba la mamma che vuole farmi alzare per nutrirmi. Ma una voce dentro mi dice che mi devono operare. Voci… voci… una voce al di là della casa”. Una volta abbiamo scritto una favola : “Il filo magico.” Tutto intorno alla casa abbiamo steso un filo perché nessuno potesse entrare per portarci all’ospedale. “Ma una voce dentro mi dice che mi devono operare.” A Francesca la Signora Gialla rompeva le pip e lei chiudeva gli occhi per non riaprirli possibilmente mai. Se li teneva aperti le palpebre sbattevano senza pausa e senza meta. “Aiuto, aiuto, oggi mi sento depressa, la Signora Gialla dice che oggi non devo aprire gli occhi… però tu hai bei capelli… che belli gli anelli che porti sulle tue piccole dita… hai una bella manina…” Un giorno nel piazzale del Centro abbiamo urlato insieme. parole sconnesse, ripetute, amplificate. Quando Rita giunse al primo liceo classico decise di non parlare. Tra noi si scriveva, frasi anche banali. Rita faceva anche teatro, viveva in una bella fattoria, con molti animali. Mister X la distrusse, la seguiva, la tormentava. “Mister X mi distrugge, sembra voglia controllare i miei pensieri, i miei passi, la mia vita…. non voglio… non posso… sono depressa… nessuno può aiutarmi… nemmeno tu che mi chiedi di uscire… di frequentare un ambiente nuovo… di conoscere nuove persone…” A volte usciva nuda, di giorno ma anche a notte fonda, e vagava per il paese, senza meta. Ancora adesso continua a vagare.

Agnese ha due figli, il primo è caduto nel giro della droga, il marito alcolizzato, lei si è ammalata, la prima figlia fa il capofamiglia. “Per me esiste solo il numero tre. Uno, due e tre, poi basta. Non posso fare quattro passi. Non posso mangiare più di tre bocconi. Non posso stare con più di tre persone. Non posso, non posso, non posso.” Un giorno suo figlio è caduto dall’impalcatura mentre lavorava a nero, lei non è andata neppure in ospedale, erano più di tre passi.

Allora solo allora la piccola luce diventa più forte e da il coraggio di continuare. Più forte, più libera, più fiduciosa. Ancor più convinta che ad una azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Affetto, amore, rispetto, bisogno di dare sempre di più. Questo il mio lavoro, questa la mia esperienza, questo è il mio grazie all’arte di Daddo e Raimondo, al loro Tai Ji e Musicarterapia, che hanno contribuito a far si che la mia vita professionale, e non solo, si autoalimentasse.

Dario: “Non posso far l’orto perché già mi chiamano ‘salsiccia’ per quanto sono grasso. Penso come starei sul pulman, sporco, tutto sudato, e così… non posso… non voglio… io non faccio l’orto.”

Angela Battisti

 

 

Tratto da "Via Casilina 3620", interamente scritto e redatto dagli ospiti del Centro Diurno "La Bussola di Ferentino"

Via Casilina 3620