Sono nodi che tutti noi portiamo nel corpo, son quelli che ci fanno alzare le spalle per timore che qualcuno possa darci una bastonata, son quei crampi allo stomaco che si associano a qualche cattiva idea, è la classica cacarella quando si ha paura. Li conosciamo tutti, ma a volte diventano dolorosi, sia nel corpo , sia nella mente, sia nello spirito. Allora occorre dipanare la matassa, con pazienza attraverso l’utilizzo di linguaggi artistici, verbali e non verbali.

L’Arte, in quanto Globalità del Linguaggio, è un farmaco assai potente. La sua efficacia quale strumento per veicolare le emozioni profonde, quelle emozioni che ristagnando provocano danni e blocchi, è da tempo ben dimostrata. Il colore, il tratto grafico, i suoni, la manipolazione, la teatralizzazione, il movimento, vengono utilizzati per creare ‘opere d’arte’, tracce visibili dell’espressione del sé, capaci di suscitare auto-analisi e quindi ‘trans-formazione’.

 La pratica costante rende ‘consapevoli’, il corpo riesce ad esprimere i suoi stati d’animo, anche se inconsciamente, mentre la mente riesce per un momento a staccare. Nel cielo non ci sono solo le nubi nere che vanno e vengono, che a volte ristagnano, nere più di un corvo, ma si riesce a vedere, tra le nubi, un pizzico di celeste, sereno e infinito: “Corpo che pensa. Mente che danza.” Quindi occorre conoscere i codici della comunicazione artistica. Qualsiasi mezzo allora è buono, dalla musica al movimento, dalla scrittura al disegno, dal canto alla danza. Dalla Musicarterapia al Tai Ji ‘Nei Dan’.

Quando a fiorire è un cavolfiore o una zucchina, quando anche nel canto ci sono gli alti e i bassi, quando un gesto può diventare un pugno o una carezza, si riesce a comprendere in quale equilibrio siamo meravigliosamente immersi. “Aria, terra, acqua, fuoco… e tutte insieme in armonia, prendo in mano il mondo e…” Oltre che salutare, il linguaggio artistico è un messaggio di pace, anche se proviene dai più cattivi pensieri. Ad esempio: se uccido tre persone rischio sicuramente l’ergastolo, se ci scrivo un thriller rischio di vincere il Premio Strega. Questi ‘ragazzi’ meritano un premio.

 

 

Tratto da "Via Casilina 3620", interamente scritto e redatto dagli ospiti del Centro Diurno "La Bussola di Ferentino"