Ma quale razzismo se il genere umano non ha razza? Preferirei parlare di semplice ignoranza, o almeno per poter giustificare di «deficienza visiva», nel senso di non essere in grado di allargare il proprio sguardo. Mi spiace parlare di «razzismo», parola senza senso, preferirei parlare scientificamente di «Malattia mentale».

Da quando è nato l’uomo è una commistione continua e dinamica di culture e DNA, anzi l’uomo nasce grazie ad una condivisione di cellule diverse, altrimenti sarebbe rimasto un batterio. E allora: di cosa stiamo parlando, forse solo di una parola inutile per nascondere violenza, sopraffazione e privilegi per puri interessi personali, o al limite, per giustificare, di incapacità di crescita, di concepire la Salute come Equilibrio per farsi vanto della propria malattia mentale.


Il Razzista, proprio come un matto, si isola dalla realtà, vive in suo mondo, ma pretende di imporlo a tutti gli altri, quindi si auto emargina, e se per caso possiede un minimo di potere deve farlo valere con chi è più debole di lui. Tanto arrogante con i semplici, tanto vigliacco con i forti. Tanto timido se è solo, tanto violento se fa branco. Ha un assoluto bisogno di imporsi come «uomo di razza» perché non riesce nemmeno a sentirsi un «animale di razza». Una parola che ama è appunto «bastardo». Il suo razzismo non si mostra solo nel cliché del bianco e negro, ma ovunque ci sia il diverso, ogni qual volta lui si sente non fortunato, ma eletto. Vive con una lente di ingrandimento sugli occhi, ama il particolare, ama separare, classificare, odiare. Non riesce ad allargare lo sguardo sui tanti disagi, sempre uguali e diversi, che in tanti, ognuno con il proprio dolore ed una sua storia, si trovano a sopportare senza per questo diventare violenti, nei gesti e nelle parole, che poi è molto peggio. Questo suo disagio, non elaborato, non condiviso, diventa presto cronico e si traduce in una vera malattia mentale..

Perché, per contro, lo dicono i sacri testi, lo dicevano Ippocrate e Lao Tzu, lo dichiara la Organizzazione Mondiale della Sanità, «la Salute è Integrazione», ed è «Equilibrio», un «dinamico equilibrio tra opposti», è la ricerca continua di «Armonia, tra Yin e Yang», tra bianco e nero. Ed è proprio la rottura di tale equilibrio che Ippocrate chiamava «Discrasia», cioè per farla più semplice e chiara: «Malattia». Tale disquilibrio è innanzitutto interno, personale, intimo, è una lama dolorosa che separa mente e corpo, pensieri e sentimenti, rimpianti e speranze. Povero razzista quanto soffre! Essere così inutile, dannoso, senza sogni, incapace di amare, perché «Amare» è un verso «Universale» e lui l’universo, che sia naturale, sociale o umano, non può saper che cosa sia. Molte ricerche dicono che il razzista ha avuto qualche trauma da bambino, il non esserne consapevole lo porta ad esprimere il proprio disagio all’esterno diventando pericoloso per se e per gli altri. Non credo che si sia un farmaco adatto se non i soliti succedanei del nulla, ma un coniglio posso darlo: guardate i bambini che giocano, loro non sono razzisti, e prendetevi meno sul serio.

Non riesco ad odiare il razzista, anzi lo amo, perché mi fa sentire sano e importante.

Vostro Oscar Brilli