Cosa è un Errore?

Si dice che l’Errore sia l’orgasmo dei matematici. «La vera Verità – dicono – non potrò mai averla, ma se trovo un Errore, vuol dire che c’è, che ci son più vicino». Forse hanno ragione: non c’è nulla di più erotico che la luce della perfezione.

Punti di vista? Non tanto. Il buon maestro di TaiJi ti permette di capire l’Errore prima di sbatterti a terra. Se per caso ti dice: «Bravo! Tutto bene, sei proprio in gamba» , dal momento che nemmeno lui si ritiene perfetto, vuol dire che «sei una capra, inutile che te lo spieghi, tanto non distinguerai mai un fico da una fica.»


Lo stesso Gesù, universalmente ritenuto il migliore di tutti i Maestri, non ha mai parlato di peccato, né di inferno e paradiso, ma sempre e solo di perdono. Quel che non sopportava era la “non consapevolezza dell’Errore”: «Padre, perdona loro che non sanno…»

Quindi, se qualcuno ci dice cosa e dove si sbaglia, ci si dovrebbe prostrare a suoi piedi perché in qualche modo ci sta indicando la Via per una vita eterna, cioè una comune felicità.
Purtroppo in una cultura essenzialmente “egoica”, tipicamente ‘anglosassone’, il pronome ‘io’ si scrive con la lettera maiuscola: «I» e invece i pronomi ‘tu’ e ‘noi’ sono un indefinito «you ». È questa una cultura in cui c’è un Ego fatto di nulla, dove l’apparenza si fa corpo e suddito di un indimostrabile “funziona così”.

Ci sono uomini fatti di fumo che si realizzano solo nel dire «IO so», ovvero, per dirla con parole famose: «Io sono io e voi non siete un cazzo!» Eppure il matematico, come il maestro di TaiJi, dice che nemmeno Dio sa come finisce il PiGreco, che persino lui può conoscere solo il 5% della materia. In effetti nessuno, forse nemmeno Lui, può vedere dove non c’è luce, quindi sapere che cosa mai ci sia nella cosiddetta “Materia Oscura”.
Eppure c’è un tipo di “uomo”, detto di ‘potere’, che crede di essere meglio di Dio, «di poter distinguere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto, che gioca a distinguere, a separare, che si permette di fare la quadratura del cerchio, che esprime giudizi, emette sentenze, dispone condanne, tortura, bombarda dall’alto dei cieli e amen.»

Se questo è un uomo, Oddio mio, meglio essere bestia. Colui che ‘Erra’ veramente è colui che non sa dire «Non lo so», che devia e impone a tutti gli altri le sue deviazioni da una strada che dovrebbe essere semplicemente di «ricerca ognuno dei propri errori aiutando così gli altri a cercare i propri». Se si vuole cambiare il mondo si inizi a cambiare se stessi trovando i propri errori «Il cambiamento è nella quiete». Così dice anche Gesù nel Vangelo di Maria, secondo capoverso.

Il momento più felice nella mia personale esperienza di praticante TaiJi, ormai quasi ventennale, in gran parte con la Scuola Nei Dan, fu quando il Maestro George prese a spingermi e a sbattermi per terra. Significava che avevo imparato ad accogliere i suoi pugni, a capire dove erano i miei errori, prima di allora non mi aveva mai nemmeno toccato, evidentemente ero una capra.

Il momento più disperante della stessa mia esperienza fu quando il Maestro Flavio mi disse «Bravo!» ad una mia perfetta relazione sul concetto di ‘Equilibrio’, ma poi aggiunse un «Bravo Coglione.», e mi obbligò a restare trenta minuti su una sola gamba come una gru. Il mio errore è che avevo belle parole, ma queste non avevano corpo.

Il momento più edificante me lo ha regalato il Maestro Delio, quando un giorno era nervoso con se stesso perché secondo lui sbagliava qualcosa in una sequenza, ed io gli dissi « Delio, stai calmo, tu sei indubbiamente uno dei migliori maestri del mondo, che cosa dovrei dire io?» E lui, sorridendo come sempre: «Quelli son cavoli tuoi, ognuno pensi ai propri Errori non a quelli degli altri.»

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NOTA personale dell'AUTORE:

Costui, l’uomo di potere, anche se minimo, inutile, quasi inesistente, magari che si rifà su qualche povero dipendente, o negro, o cliente, o handicappato, o donna, o gay, costui che non sa dire «Non lo so», che dice anzi «IO non sbaglio mai», che se solo gli si fa notare un piccolo errore reagisce come si fosse messa in discussione tutta la sua più profonda essenza, «Ma c’è? C’è veramente in quel tanto di fumo un poco di essenza?» Costui è come un castello di carte a rischio di ogni minimo soffio di vento, allora si richiude nel suo castello e pretende che il mondo sia come lui lo pensa in uno sterile «funziona così» che nemmeno Dio… «Perdona loro che non sanno…» Perdonali tu che io proprio non ci riesco.

Quando il Vostro Capo è senza capo, per via di un mal di capo che non concede il punto e a capo, e vi indica a capo chino un errore o qualcosa che non va, non dipende solo dal WinUp, ma dal pensiero che “se io sono il capo quà, che cosa ci sto a fa?”. Io so che se c’è dolore è evidente ci sia un errore, e se all’altro gli vuoi bene è bene dirgli cosa gli conviene. Dirgli solo «Bravo» è una follia, o è meglio dire ipocrisia, rinunciare alla gran magia di andare insieme sulla Via. Con solo il bravo non si cresce, non sarai mai carne e nemmeno pesce. Nessuno al mondo è così perfetto, a meno che non costi un tanto all’etto. Ma se dici ad un altro dove erra solo per restare nella tua serra, allora sei proprio un fesso, ricomincia da te stesso.

PER OPPORTUNA CONOSCENZA Questo piccolo “racconto” di Oscar Brilli, stilisticamente provocatorio, nasce per un grave problema interno di un’azienda e di politica amministrativa locale, ma è anche una reale testimonianza di quanto io sia grato all’insegnamento della Scuola NeiDan, a cui tuttora appartengo malgrado la strada mi abbia temporaneamente portato su una via parallela. Un caro saluto a tutti gli amici di Montese. E grazie. Gabriele