Una Testa tra le nuvole

Sono d’accordo con voi, sono un distratto, ho sempre la testa tra le nuvole.
A me fantasticare è sempre piaciuto, sin da ragazzino, quando nonna mi raccontava le storie davanti al camino. Un giorno mi disse che “non è peccato avere la testa tra le nuvole, l’importante è stare coi piedi per terra. Vedi quell’albero? Più le radici sono in terra, più i suoi rami vanno in cielo.” Aveva ragione, da allora non ho più avuto problemi ad avere la testa in aria, purtroppo ho spesso dimenticato di restare coi piedi a terra.


A forza di frequentare le alte atmosfere, di stare cioè con la testa tra le nuvole, che sono umide, mi è venuto come un reumatismo sulla fronte, tra l’occhio e l’orecchio, dove il dolore si vede e si sente meglio. Insomma, sono diventato un metereopatico. Io mi accorgo un’ora prima se scoppia un temporale, come i miei cani. Se sto dormendo mi sveglio e mi alzo subito, altrimenti scoppia il dolore a vortice. Nei giorni di pioggia vago ubriaco tra una stanza e l’altra, però quando il cielo è sereno, levito in aria come un uccello, mi godo il sole di giorno e di notte ci sono le stelle.
A questo punto la diagnosi è fatta: stando ormai da decenni con la testa tra le nuvole, spesso gonfie di lacrime e pioggia, è ovvio che l’umidità mi abbia reso sensibile ad ogni cambio di clima e di temperatura. Se le nubi son nere io divento di umore nero. Se ci sono tuoni e fulmini io mi elettrizzo e mi eccito tutto. Se scende la pioggia, inizio a versare lacrime metaforiche per quanto è triste la vita.
Però resto sempre sereno, perché mi piace sapere che oltre le nubi, anche le più nere, il cielo è infinito.
In pratica, quando in alto è pieno di nuvole, che vanno e vengono, io non le guardo più, ma cerco di trovare quel pizzico di cielo che c’è, sempre, tra le nubi.

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