Il Grido

Quel che mi capita, e non più solo negli incubi notturni, è il ricordo improvviso di un famoso quadro di Munch che occupa tutto lo spazio visivo e lascia senza fiato. L’incubo è precipitare nel vuoto e non potersi fermare, restare incatenato, tentare un grido ma l’urlo si blocca nel gozzo.
Mi capita sempre più spesso, anche di giorno. Ma non mi fermo, continuo a camminare nel terrore dell’abisso. Pensavo fosse una mia malattia di depressione e stress, poi l’ho rivisto per strada nello sguardo di tanti, nel loro incedere indifferente, nel vuoto dei loro occhi senza orizzonti, nelle voci senza più parole.

Mi son detto: non è cosa preoccupante, il grido è il primo atto del bimbo per connettersi al giorno, la prima parola che da senso alla vita. Perché allora dovrebbe preoccupare questo mio continuo bisogno di urlare?
Ho visto un film in cui si attende inutilmente l’apparire del nuovo Papa sul balcone di San Pietro, l’attesa resta vana, il balcone rimane vuoto, il Papa non parla, la parola non gli esce. Il vero incubo non è l’urlo, ma il silenzio, l’afasia.
Inutile gridare, tanto nessuno ascolta. Il grido è già conforto, il pianto è liberazione. Il gemito è soltanto solitudine.
L’urlo è un grido prolungato, una richiesta di condivisione, esprime un appello. Solo se il grido viene raccolto allora ha un senso. Non chiede una risposta, ma una presenza. Si grida affinchè qualcuno ascolti, per un sottaciuto desiderio di un altro che sappia donare il proprio silenzio.
Mi dico, in fondo, che sono un uomo fortunato, ho casa, lavoro, famiglia, e non posso, non oso gridarlo forte. Il grido mi resta tra i denti, diventa sussurro, oppure si tramuta in una ambigua risata. Ma tanto fa lo stesso, nessuno ascolta.
Nel quadro di Munch c’è solo silenzio.
Stanotte ho fatto una vera pazzia, sono salito a piedi sul monte, la luna mi ha indicato il percorso. Giunto in cima, a mezzanotte, ho iniziato ad ululare alle stelle. In verità credevo di essere solo. Poi da tutte le valli, da sud, da nord, da est, da ovest, con mia gioia, sorpresa e gratitudine, ho ricevuto in risposta l’ululato di mille lupi solitari.




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