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44.2 - L’intuito di padre George

Padre George seguiva tutto quell’andirivieni con apprensione. […] Quando ormai l’abate era sull’orlo dell’agitazione volumetrica, gli aveva consigliato di usare un passo del Vangelo di Luca (8:17) “Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.” […]
Però tutto quel trambusto lo aveva distratto dalla sua ricerca. […] (Quando) finalmente tornò nella calma della sua biblioteca […] sentì irresistibile il richiamo di internet. […]

Ora davanti allo schermo aveva gli occhi sbarrati su un bassorilievo di roccia con una scritta in aramaico, datata circa il 69 dopo Cristo, rinvenuta sulla falesia di Kong-Wang, vicina all’antica città di Lianyugang, nella provincia di Xuzhou, amministrata dal principe Ying, fratello dell’imperatore Ming-Di.

Nel primo quadro è rappresentato il sogno dell’imperatore Ming-Di, un’apparizione di cui parlano gli archivi reali: “Un uomo biondo, grande, alto quasi due metri, la cui testa era aureolata dalla luce.” Siamo nel 64 d.C. All’altro capo del fregio è segnata una ‘X’ (o ‘croce’ o ‘tau’) e vicino sono ritratti un discepolo, con il braccio alzato in segno di giuramento, e una donna con un bambino in braccio.
Padre George lesse la didascalia “Segno visibile in aramaico che starebbe per ‘qof’, tipico segno giudeo-cristiano per indicare il bastone di Mosé, prima lettera della parola aramaica ‘qyamtha’, che significa ‘resurrezione’.”
Padre George era perplesso: “Così sarebbe stato Tommaso, alto, riccio e rossiccio, a evangelizzare l’Impero Celeste, lo stesso apostolo che portò il cristianesimo in India, lo stesso Didimo dell’omonimo Vangelo gnostico. Sarebbe arrivato in Cina nel 65 d.C., non dalla via della seta, ma per mare. In Cina restano varie tracce della lingua e della liturgia assiro-orientale. Caspita! Tra tutti noi e l'Oriente, c’è un filo sempre più evidente, purtroppo taciuto alla gente, perché nessuno ne sa niente .”

 

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