La Formula di VinJi


«Questa è l’Apocalisse», titolano i giornali di sinistra. «Non è l’apocalisse», rispondono quelli di destra. Gli uomini della maggioranza sono ottimisti, l’opposizione è pessimista. «Non c’è più la mezza ragione». Siamo tutti vaccinati alle false notizie. «Fake or Not Fake this is the question». Scolla Lancia è un troll italo-inglese diventato virale, scrive: «A forza di gridare Al Lupo Al Lupo…» Paradossalmente comprendiamo di essere soltanto personaggi di un videogioco, tutto è finto, anche l’Apocalisse. E fa caldo, troppo caldo, quando è caldo. Troppo freddo quando è freddo. Il maggioritario funziona così.

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19 Agosto. Leggo un giornale. La solita giornata di ordinaria follia. Cronaca di una fine del mondo annunciata.

Barcellona, le vittime sono 14: due italiani. “Tutti i terroristi ricercati uccisi dalla polizia” (3 su 4, sembra)

Madrid 80mila fazzoletti bianchi allo stadio Bernabéu contro la squalifica di Ronaldo.

Milano, 73enne trovata morta nel bagno di casa sua con gola tagliata

Nizza, a fuoco lo yacht dell’imprenditrice Diana Bracco

Italia Incendi Carabinieri o vigili del fuoco solo 8 aeromobili su 32 sono operativi

Venezia, omicidio-suicidio a Mira: poliziotto spara alla moglie e poi si uccide

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Occorre cambiare il nome delle malattie in difesa di intere generazioni di giovani

Gesuino Nemus è pure venuto a Fiuggi, peccato che quel giorno io ero da ricovero. Mi dispiace, il caso ha voluto così, ma tra me e lui c’è affinità elettiva, entrambi partiamo da un manicomio e anch’io sono un nessuno. A dire il vero adesso lui lo è un po’ meno, Nemus è bravo, è giustamente famoso, un vero scrittore (e di questi tempi…) ed anche se noi dei farmalibri/farmacia olistica ci occupiamo da anni di malattie, ADERIAMO TOTALMENTE ALLA SUA PROPOSTA di cambiare il nome delle malattie in difesa di intere generazioni di poveri bambini condannati alla esclusione sociale.


Oggi, quando sono entrato, era stracontento. Vorrei dire ‘felice’ se non fosse una parola grossa. Eppure quel volto sereno, quel largo sorriso, la brillantezza del suo sguardo, dovrebbero essere descritti proprio con quella parola ormai irrimediabilmente spot-tanata.
Arturo mi accoglie facendo un balzo dalla sedia e predisponendosi all’abbraccio. Mi assalta con un fuggevole bacio di lato, come suo solito, ma stavolta scivola con le labbra verso il mio orecchio. Poi con un lieve sussurro, allargando la lettera ‘a’ come un vento fugace: “Ci siamo!”

Che cosa é una malattia mentale. Marco, prima di rinunciare ad ogni cura, era ospite del centro. Ci ja regalato due racconti che meglio di ogni esperto può farci comprendere la sua sofferenza, tale che a 46 anni gliela ha data vinta. Grazie Marco.

La Storia del Sonnambulo
“Se tu accechi un leone, lui ti si mangia”

Sono stanco. Sono rimbambito dal sonno. Ho bisogno di dormire, molto. Di fare quel che voglio. Libero di mente, fresca. E di non pensare a niente, magari fumare una sigaretta al bar.

«L’Arte è l’arma migliore contro ogni disintegrazione»

 Un’ottima dimostrazione di questo assunto ci è stata offerta da Francesco, Luca e tutti i componenti del gruppo ScuolaTeatro con la rappresentazione di Medea, tragedia di Euripide, in seno ad un progetto del Liceo Dante Alighieri. Il MIUR, ministero dell’istruzione, in concerto con la UE, stanno oggi proponendo il tema della “integrazione” e della “inclusione” per favorire progetti a breve e lungo termine.


Marco era malato. Sentiva voci. Era stanco e ha rinunciato ad ogni cura. Se ne è andato a 46 anni. Lo ricordo con due racconti che ci fece quando al Centro decidemmo di fare un libro per venderlo e acquistare così uno specchio per la nostra piccola palestra. Per comprendere cosa sia una malattia mentale non c’è di meglio che farsela raccontare da chi la vive. Grazie Marco.

Il Signore e la Sigaretta
“Me ne chiede una ma Lui non fuma” 

Quella mattina decisi di andare a trovare i bambini all’ospedale. Mi avevano detto che c’erano tanti bambini con la leucemia. Avevo quindi deciso di andarli a trovare per dare loro aiuto e compagnia. Appena mi hanno visto sono stati tutti contenti, mi aspettavano, ed io ho giocato con loro e ho raccontato storie.


Cammina lento e dritto, è grosso e basso, trasandato, lo si incontra spesso in piazza, che lui chiama agorà, o lo si trova sull’ultima panchina in fondo al parco, dove sembra che viva, ma non è un clochard. Cammina piano, contando i passi, ha i capelli lunghi, bianchi, tagliati male, mangia pasti frugali e chiede ai passanti un euro per comprare una birra, ma non è un barbone. Sorride sempre, ha gli occhi vispi di un bimbo e la battuta pronta, lo cercano in tanti, perché lui parla con tutti, anzi chiede e attende risposte, ascolta in silenzio e sorride, ma non è il matto del villaggio.


Io ho un amico (di cui per ovvie ragioni di privacy non posso fare il nome) che ho conosciuto tempo fa in un centro di igiene mentale dove offro la mia opera di mentitore. Roberto (ancora più ovvio che si tratta di un nome di comodo letterario) era finito al centro diurno per una storia di ordinaria follia che lo aveva fatto letteralmente uscire di testa. In pratica si era trovato, nel bel mezzo del cammino della sua vita, in una selva avvocatizia, tra cause e controcause da cui sperava di ottenere giustizia. Invece lo avevano gettato giorno dopo giorno nella più nera depressione. Intolleranza alla prevaricazione a alla iniquità, questa fu la diagnosi quando fu ricoverato d’urgenza in psichiatria. Roberto sorrise: “Oltre il danno la beffa”, o meglio, si disse tra sé, “Col culo rotto e senza cerase”.