La Formula di VinJi

 L'odierno dibattito sulla Cannabis mi ha ricordato un episodio che chissà come avevo dimenticato. Solo ora, dopo quarant'anni, mi accorgo che è una chicca. Si tratta di Franco Basaglia, il più grande psicoanalista del secolo. Lo incontrai ad un convegno sulla Cannabis nel 1979, quando aperto e aspro era il dibattito sulla Marihuana.

Arrivò tardi, sorridente, alto, simpatico, possente, un tipo alla mano (e aveva mani come palanche). Quel giorno era totalmente 'fatto'. Il suo intervento 'ufficiale', in difesa della legge 180 (quella che avrebbe dovuto chiudere i manicomi senza semplicemente cambiarne il nome) fu molto semplice: lui proponeva di guardare i problemi della 'droga' alla luce del giorno, "sulla strada".

l mio primo maestro di farmacia, in quel lontano 1973, fu un certo Claudio Galeno. Ero al secondo anno di università, lo conobbi per caso in biblioteca. Abitavo da mia nonna, su a Monteverde, dalla città universitaria 20 minuti a piedi fino a Termini e 45 con il 27, troppo lontano per tornare a casa, così dopo la pausa mensa, in attesa della lezione delle ore 17, andavo a passare il tempo su alla Biblioteca Alessandrina. Lì conobbi tanti amici, pensatori e perditempo, altri come me che non sapevano dove andare a digerire. Si sostava sul balconcino-corridoio che faceva d’accesso alla biblioteca, si beveva caffè e si fumava sigarette. Venivano da ogni dove, erano di tanti colori. Si parlava, per perdere tempo, di tutto, soprattutto di rivoluzione e di pace. Queste due cose, secondo Claudio, erano propedeutiche.


Tra 'Favola' e 'fandonia' c'è una leggera ma sostanziale differenza: la 'Favola' è una metafora della realtà (oggi la chiamano 'finction'); la 'fandonia' è lo sconvolgimento della realtà (oggi la chiamano 'fake news'). È accaduto anche alla povera Canapa Sativa. La 'Favola-Fake' fu che dallo spinello si passi inevitabilmente al buco nero dell'Eroina. Perché?

C'era un mio prozio, un bell'uomo di mezza età, si dice che fosse un gran donnaiolo, si chiamava Siro ed era famoso a Napoli per i suoi vestiti di canapa bianca e i suoi cappelli di paglia. Almeno così giurava mia nonna. Lei mi descriveva tristemente le estese coltivazioni di grandi arbusti che onoravano gli occhi e facevano ricca la regione, poi, d'improvviso fu deforestazione. «Perché?» le chiesi, perché era Canapa (cioè "Cannabis"): una parola tabù: «E i tabù finiscono sempre a far di tutte le erbe un fascio e di tutti i fuochi cenere.»



“Vi siete distratti?” chiede il professor Giorgio Villa. “Bravi! Distraetevi” afferma il Professor Villa, “Perché solo così si mette in moto il cervello diversificato e potete entrare nel mondo delle analogie”.
Ha ragione, nel mondo della logica uno più uno fa sempre due, nel mondo del sogno e del Tao uno più uno è uguale a tre.

Così stamattina mi sono distratto. È un ottimo gioco la mattina appena svegli, magari in attesa del caffè, visualizzare ciò che di “bello” può accadere nella giornata, o anche una danza, un paesaggio, un movimento.

Ma quale razzismo se il genere umano non ha razza? Preferirei parlare di semplice ignoranza, o almeno per poter giustificare di «deficienza visiva», nel senso di non essere in grado di allargare il proprio sguardo. Mi spiace parlare di «razzismo», parola senza senso, preferirei parlare scientificamente di «Malattia mentale».

Da quando è nato l’uomo è una commistione continua e dinamica di culture e DNA, anzi l’uomo nasce grazie ad una condivisione di cellule diverse, altrimenti sarebbe rimasto un batterio. E allora: di cosa stiamo parlando, forse solo di una parola inutile per nascondere violenza, sopraffazione e privilegi per puri interessi personali, o al limite, per giustificare, di incapacità di crescita, di concepire la Salute come Equilibrio per farsi vanto della propria malattia mentale.

 di Oscar Brilli l’Intollerante.

A FIUGGI VIENE CHIUSA LA BIBLIOTECA
E SUBITO SI SCATENA LA BAGARRE DELLA POLITICA IN UNA GARA DI FAZIOSiTÁ.

Leggo nei commenti FB una GUERRA TRA POVERI. Tutti contro Tutti = Cultura come merce di scambio.
Ed ecco allora L'INDIGNAZIONE CREATIVA

Premetto: "SOLO CHI NULLA FA, NIENTE SBAGLIA".
Ho sempre dubitato degli Angeli con la cacca che non puzza.

Non dire ai bimbi che
ORA VIENE IL DOTTORE
E TI FA LA PUNTURA
perché non è l'Orco cattivo

Non nascondere ai bimbi
I PROBLEMI LA MALATTIA
IL DOLORE LA MORTE
ma trasformalI in leggerezza


E invece non è incredibile: «Gli scrittori sono tutti mezzi matti».
Lo hanno di nuovo dimostrato gli ospiti del Centro Diurno la Bussola di Ferentino che al 7° Concorso Letterario Altipiani di Arcinazzo hanno vinto 3 primi premio su 5.

È andata così: da ben sette anni, a cura dell’infaticabile Giovanna Grecco, presso il Ristorante Silvana, si svolge il Concorso Letterario Altipiani di Arcinazzo, che sempre più ha acquisito importanza e autorevolezza. Quest’anno il tema era la magia: «Non è vero, ma (forse) ci credo.»

Gli ospiti del Centro Diurno “La Bussola”, già “Autori Vari e Mezi Matti”, hanno deciso di partecipare. Lo scopo dichiarato, in seno al progetto di Arteterapia Globale di CantiereSalute e GlobalArt, era quello di veder pubblicati i racconti di cosiddetti “malati di mente” insieme ad altri “autori normali” senza alcuna distinzione: un esempio pratico di corretta inclusione psico-socio-relazionale.


La magia è bella già di per sé e lo è ancora di più se è vista da chi pensa al cielo e alla terra come bellezza del mondo. Può essere un amore tra una ragazza e un ragazzo, Erica e Giovanni, della Sicilia, insieme per andare al mare da soli per tre mesi. Tre mesi da soli con l’amore che li lega è come una magia, un sogno che immagina una farfalla e una coccinella.
Questa è la magia che vogliono vivere al mare due ragazzi, bella come il loro amore, la pioggia che scende dal cielo. Il luogo era bello, la spiaggia di Napoli era stupenda, se stavano sotto l’ombrellone il mare era cristallino e azzurro. Non avevano bambini perché erano giovani e volevano rilassarsi, per le vacanza speravano di incontrare più di qualche persona e chiamavano gli amici di scuola per salutarli.