Il signor Tang era preoccupato per suo figlio, da bambino era molto intelligente, ma crescendo era stato preso da follia. Quando sentiva un canto pensava fosse un pianto, un profumo lo considerava puzza, il dolce per lui era amaro, il bianco era nero e il nero era bianco. “Andando avanti così – si diceva il povero padre – confonderà l’amore con l’odio.”

Lo portò dal dottore, un dottore molto anziano che era stato amico di suo padre. Lo conosceva sin da piccolo e lo accolse con un largo sorriso. Lo ascoltò. Ascoltò suo figlio. Chiese infine al padre: “Come sai che tuo figlio si confonde?”. L’interrogato restò in silenzio.

Il dottore proseguì: “Quando quelli che hanno identica malattia sono molti, nessuno se ne accorge. Se nel mondo sono tutti un po’ confusi, chi è che detta la norma? Chi può dare la norma del dolore e della gioia, dei suoni e dei colori, degli odori e dei sapori, dell’affermazione e della negazione.”

Il padre restava in silenzio, era perplesso. desiderava la prescrizione di un rimedio o di una medicina, qualcosa che lo aiutasse a sciogliere il bandolo della matassa. “Torna a casa. Ascolta tuo figlio. Fai in modo che non veda tutto nero.” Il padre seppe così che non avrebbe mai più dovuto vedere tutto bianco.