Lo portò dal dottore, un dottore molto anziano che era stato amico di suo padre. Lo conosceva sin da piccolo e lo accolse con un largo sorriso. Lo ascoltò. Ascoltò suo figlio. Chiese infine al padre: “Come sai che tuo figlio si confonde?”. L’interrogato restò in silenzio.

Il dottore proseguì: “Quando quelli che hanno identica malattia sono molti, nessuno se ne accorge. Se nel mondo sono tutti un po’ confusi, chi è che detta la norma? Chi può dare la norma del dolore e della gioia, dei suoni e dei colori, degli odori e dei sapori, dell’affermazione e della negazione.”

Il padre restava in silenzio, era perplesso. desiderava la prescrizione di un rimedio o di una medicina, qualcosa che lo aiutasse a sciogliere il bandolo della matassa. “Torna a casa. Ascolta tuo figlio. Fai in modo che non veda tutto nero.” Il padre seppe così che non avrebbe mai più dovuto vedere tutto bianco.