Giusto un anno fa avevo scritto questa lettera ad una mia conoscente che condivide come me la sua vita con la sclerosi multipla.

Alatri, 22 marzo 2014
Ciao, Francesca!
Ieri ho passato il controllo dai miei neurologi di Roma. Sono felice, perché con un bel sorriso mi hanno detto che il mio recupero è superlativo.Io penso che la felicità vada condivisa anche più del dolore. E poi la mia felicità non è né esclusiva né unica. E non credo nei miracoli. 
Premesso tutto questo, che mi è successo?


Ci siamo lasciate con il sorriso e con la speranza che un ricostituente ci potesse ridare la forza e l’energia che la nostra “caratteristica…. autoimmune” si ciuccia come una sanguisuga ogni giorno. Le mie condizioni fisiche e soprattutto psichiche avevano toccato il fondo. Per tre volte un’ambulanza mi ha prelevato dal posto di lavoro, dove ero diventata un saccoccione molle e senza energia, per portarmi a quell’incubo che abbiamo tutti noi, l’ospedale di Frosinone….

I dolori e l’astenia mi hanno accompagnato per tre mesi fino alla mattina della prima domenica di gennaio, dove oltre non credo sarei potuta andare, quando ho telefonato al 118 dicendo:
- Venite, sfondate la porta, perché non mi muovo più dal letto!
Il medico di guardia mi ha fatto una puntura di Toradol (nel dosaggio ospedaliero che è pari, ho letto su internet, a 12 mg di di morfina….) e una seconda me la sono fatta da sola alla sera. Questa bomba mi ha rimesso in piedi e per alcuni giorni non ho avuto più alcun dolore. Ero rinata ma sapevo che l’effetto del farmaco prima o poi sarebbe finito e non volevo più stare di nuovo male.

Ho scritto “non volevo” perché dentro di me volevo a tutti costi fare “pace” con me stessa….. Tutta la mia aggressività era rivolta all’interno e inconsapevolmente ero entrata in un giro vizioso dove carnefice e vittima erano la medesima persona. Ho preso coscienza che se stavo male dipendeva solo da me stessa. E ho capito che se volevo star bene dipendeva da me stessa.
Il ricostituente e le altre medicine ci aiutano, ma non senza un conto in termini di tossicità da pagare a lungo termine. La mia neurologa (sono in cura al centro Sclerosi Multipla di Tor Vergata) a gennaio mi ha illuminato dicendomi: “Daniela, dipende da te uscire fuori dal tunnel vizioso dell’ansia che questa malattia e le vicende della vita che quotidianamente affrontiamo ci procurano. Tu devi lavorare su te stessa, il supporto psicologico potrà esserti di aiuto, i farmaci hanno i loro limiti…”

Nel mio percorso di ricerca di trovare soluzioni possibili al mio stato di disagio fisico e mentale, casualmente ho incontrato Daddo. Chi è Daddo.
È il titolare della Farmacia Olistica Cataldi Carcano di Fiuggi. È un istruttore di “Tai Ji” Nei Dan certificato ASI CONI Daddo mi ha fatto conoscere questa disciplina di arte marziale. Gli ho detto della mia malattia, era titubante negli esiti che questi esercizi potessero avere sulla SM, ma mi ha detto che senza dubbio mi avrebbero aiutato a ritrovare un migliore equilibrio psichico.
La mia neurologa, quando le ho detto che stavo vivendo l’esperienza delle arti marziali e nello specifico della disciplina del Tai Ji si è congratulata con la mia scelta e si è stupita lei stessa dei risultati ottenuti su di me a livello neurologico.

Su wikipedia, spazio dove trovi di tutto e di più, alla voce “Tai Ji o Tai Chi, trovi inserito che questa disciplina è utile per le malattie neurologiche, dalla Sclerosi Multipla alla Fibromialgia. Sono trascorsi meno di tre mesi, una seduta a settimana, tanto entusiasmo e tanto calore umano.
Ieri, scendendo con l’ascensore dell'ospedale ero uscita al piano sbagliato. La velocità e lo scatto per riaprire le porte hanno fatto esclamare all’infermiere che attendeva lì a quel piano: “Grazie al suo balzo, non abbiamo dovuto attendere il prossimo ascensore!” ed io, felicissima: “Lo direbbe che sono una malata di Sclerosi Multipla?”

Questa disciplina di arti marziali mi sta restituendo le energie che pensavo irrimediabilmente perdute, sto tonificando il mio intero corpo, ogni piccolo muscoletto, indifferente se gli arriva o meno un impulso neurologico corretto, funziona e mi sorregge.
È quasi ovvio che un corpo non sofferente migliori anche il mio stato emotivo, rendendomi più tranquilla, più tollerante e alla fine più efficiente.

Sono soddisfatta e felice.
Per me era un dovere metterti a conoscenza della mia felicità. Magari queste cose le conosci già. Forse il mio recupero significa che anche il tuo recupero può essere possibile. Io ho il ricordo di te di una persona solare, intelligente e curiosa.
Se ne hai voglia, ci incontriamo e ne parliamo a voce.
Affettuosamente.”

Oggi, a un anno di distanza, Daddo mi ha mandato questo invito, che giro con gran piacere, affinché il mio non rimanga un caso isolato.

Daniela