Anteprime

Ho trovato su google play una App molto interessante, basta spingere un bottone rosso quando si ha voglia di coccole e immediatamente appare la olografia della donna amata. Non è un vero teletrasporto, io sono qui e lei resta là dove è, ma l’olografia si riproduce e si materializza con la stessa delicatezza di pelle, con lo stesso odore di fiori, con lo stesso sguardo di fuoco. Optional: “Partner disponibile a tutto”. Ed è tutto gratuito. Ovviamente occorre una connessione wifi.


Che geni i nostri avi! Gli antichi greci già avevano capito tutto. Ascoltate che cosa si erano inventati I medici dell’antica Grecia, il nocciolo di ogni terapia. Si narra che dopo il rituale sacrificio sacro, con canti, balli, lazzi e sollazzi, con l’arrosto sacrificale e il vino di resina diluito con acqua, il malato dovesse smaltire la sbornia dormendo e sudando nel vello dello stesso animale di cui si era cibato. In quel profetico sacco a pelo di pelle, l’incubo era la norma.

A proposito di acqua e aria

Questa ve la racconto volentieri. A Fiuggi erano i tempi in cui si nominava sempre “Quello dell’Acqua”. Non c’era partito o cittadino che non dicesse almeno dieci volte al giorno la formula magica: “Quello dell’Acqua”. Al secolo quello dell’acqua era Giuseppe Ciarrapico, super andreottiano di ferro e pistola, che governava la città. I ciarrapichiani si distinguevano perché portavano i calzini lunghi. Il classico saluto “Ciao. Come stai” era diventato “Ciao. Mi fai vedere i tuoi calzini?” Fiuggi era diviso a metà, in mezzo c’era “Quello dell’Acqua”.

Annamaria Testa dice che “quando il messaggio non arriva, o arriva distorto, la colpa è sempre del comunicatore”. Ha ragione, comunicare è arte complessa, bisogna tener conto di mille dettagli, parlare a tanta gente, avere chiaro cosa si vuol comunicare, a chi ci vogliamo rivolgere. Non è facile. Diventa un lavoro assurdo quando si desidera ‘ComunicareAltro’, comunicare altri approcci, altri modi di vedere le cose. A volte è impossibile. Si dice che gli indiani americani non videro le vele di Colombo soltanto perché non le conoscevano. 

Un medico di Giulianova, dottore di bambini, ha cambiato per protesta la sua targa fuori dalla porta. Invece di “Pediatra” ha scritto: “Pediatro”. Secondo me ha fatto bene, è una bella provocazione, tanto che ho consigliato ad un mio caro amico dottore in farmacia di scrivere sul suo biglietto da visita “Farmacisto”.
“Cisto? Ci stò!” Ha esclamato il mio amico entusiasto. Anzi, dice lui, farà la stessa proposta a un suo amico “Oculisto”. Questa storia del maschile e femminile ha ormai raggiunto il paradossale. Cerchiamo un poco di chiarezza.


Dopo tre anni son voluto tornare a visitare Fiuggi per vedere come era cambiato. Me lo aspettavo abbandonato come gran parte dei paesi d’Italia che vendono salute e bellezza. Tre anni fa, ricordo, in tutta la popolazione vinceva lo sconforto, nei loro occhi si leggeva quella vaga sensazione che non ci fosse più nulla da fare. Avevo sentito con le mie orecchie un genitore dire a suo figlio: “Va! Cerca lavoro fuori che Fiuggi ormai è un paese morto.”



Va a capire che cosa mi ha fatto male. Ora posso mangiare solo riso e pomodori del mio orto. Niente altro. Agnello si, mi hanno detto perché è un animale che deve per forza pascolare in libertà. E’ sicuro che la cioccolata mi fa venire la cefalea entro venti minuti, il grano invece dopo due ore, il latte mi fa subito starnutire e si ingrossa la lingua. La verdura, spesso e volentieri, mi provoca diarrea, una diarrea 'liberatoria'. Mi dico: “Va bene così, tanto oggi va tutto in cacca.” La diarrea mi fa bene, mi lascia spossato, tremante, ma soddisfatto. Con la diarrea, ci sono diarree di vario tipo, ci si sente liberati, di questi tempi non è un sentimento tanto male. Il bello di questa storia è che quando io sto male sto veramente male, ma quando sto bene, vi dico che sto bene 'veramente'. Vorrei quindi capire quel che mi ha fatto male, così almeno lo ringrazio.


Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci raccontavano un sogno che non era una favola. Dicevano che con la democrazia e con il progresso tecnologico ci sarebbe stato da mangiare per tutti, che tutte le famiglie avrebbero potuto vivere con un solo stipendio, che noi avremmo lavorato solo dieci ore a settimana.
Noi ci chiedevano cosa avremmo fatto con tutto quel tempo libero ed eravamo contenti perché di sicuro lo avremmo dedicato a giocare coi nostri figli. La tecnica ci avrebbe reso tutti liberi e tutti uguali, niente più povertà, scarsità di cibo e di mezzi, sofferenze finanziarie, niente più guerre.
Che cosa ne è stato di quel sogno, che non era una favola, ma una reale verità scientifica?