Anteprime


Voi non ci crederete, ma io ho un amico che esercita un mestiere sacro e antico. Si chiama Pedro e fa per lavoro l’incisore della fede. La sua pratica è antica, tramandata da generazioni. Suo padre incideva le medaglie al valore dei morti in guerra. In realtà lui è orafo e gioielliere, ma si è specializzato ad incidere i nomi degli amanti all’interno delle fedi, sia d’oro che d’argento, o sui due cuoricini infilzati che oggi gli amanti mettono a pendaglio. Il suo è un lavoro delicato e prezioso, lui lo compie con la dovuta attenzione e professionalità. Esercita il suo mestiere come se fosse un sacerdote. Io gli dico: “Mi sembri uno stregone.” Lui risponde: “Ti sbagli, la mia è una missione”. Adesso voi mi direte se Pedro è un genio o un mezzo matto.



Questa ve la conto, è una bella storia. E "dai!" Le belle storie a Natale ci stanno.

Ho conosciuto Carmine perché è amico del mio amico Daddo. Frequentavano la stessa palestra. Lui faceva Karate. Poi, circa sei anni fa, in un incidente, ha perso un fratello. Dopo un anno, per un incidente, ha perso le gambe. Paralizzato dal tronco in giù. Ora cammina con l'esoscheletro e ha partecipato alla maratona di Roma. "Sull'esoscheletro, lui dice, occorre essere fluidi, rilassati e lasciarsi andare al movimento". Vi dico: Carmine è un vero Maestro.


Ero in un’isola greca, Ios, ed ogni mattina all’alba salivo su un’aspra collina per tentare di connettermi ad internet. Mi trovavo in un posto magico, tra le rovine di Skarkos, città micenea distrutta dal terremoto di Santorini circa 3500 anni fa. “Prima ancora di Omero”, mi dicevo sentendo forse il respiro del tempo.

Quel giorno un amico mi mandò le foto del suo paese, Arquata, e della sua casa ormai ridotta in macerie dal recente terremoto in Italia nell’Agosto del 2016. “Abbiamo perso la storia!”, diceva intendendo che più del danno economico stava soffrendo un grave danno spirituale.



Per la prima volta nella mia vita
IO NON VOTO
Non so che cosa mi è successo, proprio a me,
a me, che ritenevo sacra la scheda elettorale con la matita,
a me, che quando papà mi fece visitare un seggio mi ordinò di togliere il cappello,
a me, che giocavo con manico di scopa e spada di legno a far il paladino della costituzione,
a me, che raccontavo di un mio avo carbonaro e piangevo un bisnonno partigiano.


Dio solo sa se amo i gatti. Semplicemente non li sopporto. Se sono chiuso qui dentro con la camicia è solo per amore. Sin da bambino ho sofferto di “miaofobia”. Hai presente quel miiiiiiaaaaaao che parte piano e poi ti entra nell’orecchio come una stilettata? A te non disturba il rumore del gesso sulla lavagna?”
Enzo parla piano, con calma, con frasi corte tra i suoi silenzi, sonnecchioso come un gatto. Poi improvvisamente prende fiato e butta giù parole senza mai mettere punto: “Da bambino la vista di un gatto mi creava un sentimento felino, andavo a quattro zampe, saltavo sulle poltrone, mi facevo le unghie sulla gamba della sedia di paglia di papà, che forse era come la sua sedia, un uomo di paglia, perché quando scriveva a studio per lavoro e gli dava fastidio che la sua sedia si muovesse, faceva un grugnito, ma mi lasciava fare. Forse lo faceva per amore, solo per amore. Sono convinto ci sia una tara d’amore nel dna di famiglia.”


“Che trumpata ragazzi”. Stamattina, quando sono uscito per le strade del paese, non ho fatto altro che sentire questa parola in tutti i modi “Trump”, Tramp”, “Che tranvata”, “Che trombata” , “Che trumpata”, “Strumpazzata” “Strumpalata!!”. Ed io non riuscivo a capire, sentivo solo aria di estrema preoccupazione. Devo ammettere che ultimamente mi sono un po’ distratto, mi son chiuso in casa per lavoro e non ho acceso né internet, né radio, né televisione. Stamattina quindi ero assai curioso di sapere cosa era successo.

Mi illumino di immenso
Mi imbroglio se ci penso
Non comprendo il senso
Mi fumo un po’ d’incenso
L’odore è alquanto intenso
Ma calma lo scompenso
L’ho chiesto a zio Vincenzo


Ringrazio Dio di essere miope e pure astigmatico, ci ho persino il cheratocono all’occhio destro, e quando stasera sono uscito in giardino e mi sono affacciato al balcone, complice anche mezzo bicchiere di vino rosso, con coniglio e patatine al forno, condite con l’olio vergine di oliva del mio giardino e il rosmarino del mio orto, che insomma stavo bene come una pasqua e avevo pure lasciato gli occhiali sul tavolo in cucina, ecco che mi sono affacciato e ho visto giù nella valle un paesaggio prodigioso, strapieno di fuochi e con un castello incantato in fondo dove una fata chiedeva il mio aiuto dalla torre.