Anteprime

“Che tipo Tito Flavio!” si disse con un sorriso.
Ricordò la sua ultima lezione: “Il mito del serpente nell’arte erotica amatoria romana.” Le era piaciuta molto, e la ricordava parola per parola, la sua spiegazione sul significato di “Fare l’Amore”.
“Ora ascoltate ogni parola e conservatela sempre. Io vi dico: per comprendere l’Amore bisogna innanzitutto praticarlo.

Caro amico, ci siamo, oggi pubblichiamo l’ultimo capitolo della "Formula di VinJi", il cinquantaduesimo capitolo.
Io sono stato ai patti, 52 capitoli, uno a settimana per un intero anno.  Ci ho messo un bell’impegno, ma mi sono divertito e in più ho viaggiato in un mondo fantastico. Solo alla fine mi sono accordo che in fondo non ho fatto altro che volare come Peter Pan e immaginare una Città del Sole. Mi sono accorto di aver vissuto in un mondo virtuale, comunque assai più divertente di un videogioco sullo smart.  


Devo riconoscerlo, non riesco più a parlare con nessuno, da nessuna parte, sul lavoro, in famiglia, con gli amici, forse nemmeno più con me stesso. Appena inizio a dire qualcosa, o anche solo a pensarla, subito mi interrompe una domanda: “Dove vuoi arrivare?” o un’affermazione definitiva: “Io so dove vuoi arrivare.”
Sembra che appena uscita dalla bocca la parola segua un percorso predefinito e deve per forza arrivare da qualche parte. Dove vuole arrivare già si sa. Accade  come in un famoso verso popolare: “… era lì che voleva volare l’uccellino della comare”. Abitudini e precondizioni sono come dei vortici che catturano le parole e le fanno precipitare in un abisso di ovvietà unite solo dalla logica del funziona così. “E chi non piscia in compagnia o è un ladro o una spia”.

Caro amico ti scrivo così mi distruggo un po', e visto che hai cancellato il tuo profilo, su wattsapp ti scriverò.
Da quando sei sparito non c'è una sola novità: l'anno vecchio è finito ormai, quello nuovo ancora non si sa.
Si ciatta sempre la sera compreso quando è festa, c'è chi non apre più nemmeno la finestra.
Si sta così a digitare per intere settimane, e chi non ha qualcosa da dire può cliccare sui ‘mi piace’.


C’è un bel gioco che si può fare senza spendere un soldo e con il quale si vince sempre. Ve lo dico gratis perché  fa parte del gioco. Infatti sul #Promemoria c’è scritto: “Fare una cosa inutile”, “Buttare lì qualcosa e andare via “, “Dare le perle ai porci.” La regola fondamentale del gioco #Promemoria è che si possono scrivere solo azioni che non servono a niente. Ad esempio io, in questo preciso istante, penso che non serva a niente raccontarvi questo mio piccolo segreto.


Voi non ci crederete, ma io ho un amico che esercita un mestiere sacro e antico. Si chiama Pedro e fa per lavoro l’incisore della fede. La sua pratica è antica, tramandata da generazioni. Suo padre incideva le medaglie al valore dei morti in guerra. In realtà lui è orafo e gioielliere, ma si è specializzato ad incidere i nomi degli amanti all’interno delle fedi, sia d’oro che d’argento, o sui due cuoricini infilzati che oggi gli amanti mettono a pendaglio. Il suo è un lavoro delicato e prezioso, lui lo compie con la dovuta attenzione e professionalità. Esercita il suo mestiere come se fosse un sacerdote. Io gli dico: “Mi sembri uno stregone.” Lui risponde: “Ti sbagli, la mia è una missione”. Adesso voi mi direte se Pedro è un genio o un mezzo matto.



Questa ve la conto, è una bella storia. E "dai!" Le belle storie a Natale ci stanno.

Ho conosciuto Carmine perché è amico del mio amico Daddo. Frequentavano la stessa palestra. Lui faceva Karate. Poi, circa sei anni fa, in un incidente, ha perso un fratello. Dopo un anno, per un incidente, ha perso le gambe. Paralizzato dal tronco in giù. Ora cammina con l'esoscheletro e ha partecipato alla maratona di Roma. "Sull'esoscheletro, lui dice, occorre essere fluidi, rilassati e lasciarsi andare al movimento". Vi dico: Carmine è un vero Maestro.


Ero in un’isola greca, Ios, ed ogni mattina all’alba salivo su un’aspra collina per tentare di connettermi ad internet. Mi trovavo in un posto magico, tra le rovine di Skarkos, città micenea distrutta dal terremoto di Santorini circa 3500 anni fa. “Prima ancora di Omero”, mi dicevo sentendo forse il respiro del tempo.

Quel giorno un amico mi mandò le foto del suo paese, Arquata, e della sua casa ormai ridotta in macerie dal recente terremoto in Italia nell’Agosto del 2016. “Abbiamo perso la storia!”, diceva intendendo che più del danno economico stava soffrendo un grave danno spirituale.