“Dimmi quanto ti fa male da uno a cinque”

Ci capita sempre più spesso di incontrare, in palestra e in farmacia,  persone malate che professionalmente potremmo definire ‘esagerate’ se non sapessimo come funziona. Si soffre davvero e non è esagerazione. Si soffre in silenzio e pian piano ci si chiude in un mondo personale. Si soffre soprattutto quando il dolore continua per giorni e giorni, che non lascia il tempo di riprendere respiro. Ma non ci sono alternative: “Tocca sopportà!” Ecco, esiste un grado di sopportazione del dolore.

Un animale che lotta non sente dolore, un ubriaco che cade non si fa male, il pianista Ezio Bosso a Sanremo ha dimostrato la sua reazione alla SLA che, sicuramente, è sofferenza vera. La neuro-plastica ha calcolato che la percezione del dolore può essere valutato su una scala che va da uno a cinque. Il Qi Cong, come un termometro, ci può aiutare nella misura, e quindi a poter stabile con più consapevolezza una terapia adeguata. Il Qi Cong può anche indicare trucchi per abbassare il livello di percezione del dolore cronico.

Ma qui arriva il problema vero. Ricordo che nel lontano 1984 disegnai una vignetta per un manifesto poi esposto in vetrina, c’ero io in camice bianco e un povero vecchietto, cappello e bastone, che diceva: “Dottò. Non riesco ad andare al bagno.” Ed io, appoggiato al bancone, con un sorriso beffardo. chiedevo: “Ha provato ad aprire la porta?”
Evidentemente è un problema professionale a cui non abbiamo ancora trovato risposta. Pochi giorni fa una paziente affetta da Sclerosi Multipla, che stava trovando evidenti benefici dalla pratica del Qi Cong, quando il suo neurologo le ha detto che potrà sospendere la terapia perché clinicamente guarita, ha immediatamente cambiato neurologo. “Perchè? Si gode così tanto a soffrire?”

Fino ad ora, durante le nostre lezioni in Cantiere, abbiamo parlato di ‘immedesimazione’ nel dolore, ma c’è qualcosa di più, prima ancora. E’ indubbio che immedesimarsi nel dolore, essere il dolore stesso, ne aumenta la percezione in modo esponenziale, ma probabilmente questa è solo una fase del meccanismo algico, non l’origine. A noi, in questo contesto, non interessa l’eziologia medica, di quale malattia si soffre: che sia una stitichezza o un tumore noi ora non stiamo guardando la malattia, ma il malato. E ogni malato ha una propria scala di dolore. Sembra che nella maggior parte dei casi si preferisca salirla più che scenderla.

Quindi l’immedesimazione fa gioco, crea un ruolo, introduce in uno status di appartenenza ad una community, in qualche modo deresponsabilizza. Contemporaneamente l’immedesimazione in qualcosa di positivo aiuta, e questa è la funzione della favola e dell’arte.
Quindi il problema vero è a monte. Forse è in quello che nel Tai Ji Quan si chiama ‘Yi’, “Intenzione”, che noi adesso potremmo tradurre, citando Ippocrate, con “Intenzione di guarigione.” E pensare che basterebbe fare una cosa sola:  “Provare ad aprire la porta"