Mente e movimento creativo: "Da dove nasce la parola e da dove il gesto?"

Eva Incocciati, insegnante di Educazione Artistica e istruttrice di Tai Ji Quan, nel 2006 svolse la sua tesi per la laurea di Grafica Classico su un argomento integrante. Il titolo era; L’Uomo primitivo, l’Artista e il Bambino. Nel terzo capitolo sembra cerchi una risposta alla domanda: E’ l’Io che produce il movimento creativo o è il movimento creativo a produrre l’Io? In pratica è la nostra domanda: “E’ il Pensiero che produce il Movimento o è il Movimento che produce il Pensiero?”

Per la sua tesi coinvolse un poeta, Daniele Pieroni, e tentammo di seguire il percorso ‘energetico’ di un ‘fonema’, che è come “un’onda che si genera, a guisa di ‘fosfema’ o di ‘scarabocchio’ nella ‘pancia’ della mamma.” La stessa onda che si genera, dirigendosi poi dal centro alla periferia, per diventare ‘gesto’. Daniele scrisse una poesia “Trumpete Trumpete”, ed Eva, seguendo il suo percorso fonetico, giunse ad incidere otto lastre con bulino su rame. Quel che a noi interessa ora è seguire il percorso di “uno scarabocchio nella pancia”, di quella vibrazione che sale come vapore e può manifestarsi come fonema o come gesto.

Eva parte da una citazione di 26, professore di Psicobiologia dell’Università La Sapienza di Roma: “Un altro aspetto della motricità è che essa non è soltanto un prodotto del cervello, controllato dalla mente, ma anche un meccanismo che da forma alla mente e alla stessa coscienza. I movimenti, infatti, non sono un puro congegno, un mezzo per ottenere qualcosa: essi sviluppano la logica della mente, fanno si che cogliamo nessi temporali come il prima e il dopo, nessi di causa ed effetto.” … “La motricità non ha quindi soltanto aspetti motori, ma ha conseguenze più generali, poiché coinvolge altri sistemi, come quello percettivo.”(26)

Ciò rappresenta il dilemma in cui si trova ogni volta l’artista quando, con matita o pennello, inizia con il suo primo gesto. Nel segno artistico ci si ritrova a capovolgere continuamente il percorso “Mente-Corpo” e “Corpo-Mente”. “Da una parte il movimento e la parola come concezione motoria viene dettata dall’alto, dall’altra c’è una concezione in cui il gesto e il fonema occupano un ruolo centrale e costituiscono il punto di partenza per lo sviluppo delle funzioni mentali”.

Il primo gesto pittorico, che è come l’incipit di un’opera letteraria, determina il futuro susseguirsi di segni o fonemi, quasi come se l’opera artistica ‘prendesse corpo’ da sola, utilizzando l’artista come semplice tecnico. Ma non è un movimento ‘stupido’ (se con il termine ‘stupido’ non si intende il suo significato letterale: “Colui che si stupisce”, e “lo stupore è il primo indizio dell’arte”), è invece un ‘movimento intelligente’, dove il corpo attua istantaneamente tutto ciò che ha appreso nel corso di una vita e di precedenti generazioni.

Nelle Arti Marziali Interne, quali il Tai Ji Quan, si trova una perfetta dimostrazione pratica di quanto si sta dicendo, laddove ‘lo scarabocchio nella pancia’ diventa un pugno intelligente e inesorabile. “Il movimento viene prima della cognizione, prima della vita, in quanto costituisce la precondizione perché vita e cognizione possano manifestarsi e dispiegarsi.” Il maestro Flavio Daniele, fondatore della NeiDanSchool, sottolinea come il movimento giunga prima della cognizione dello stesso, se così non fosse non sapremmo rispondere istantaneamente ad un attacco, il tempo di elaborare ‘cerebralmente’ la figura dell’avversario che già lui ci ha messo a terra.

L’intelligenza del corpo è determinante, soprattutto per un combattente. Infatti con il Tai Ji Quan ci si allena a rendere ‘intelligente’ ogni tendine ed ogni articolazione, in modo da poter ‘gestire in economia’ la manifestazione del movimento. Ma per ‘dispiegarsi’, sottolinea Flavio Daniele, il movimento deve ‘manifestarsi con arte’.

La scienza ha disegnato quel personaggio che tanto somiglia a Eta Beta di Walt Disney, l’ha chiamato ‘omuncolus’. In realtà non è uno, sono due: l’omuncolo motorio e l’omuncolo sensoriale. Essi sono i gestori di due sistemi fondamentali che ci permettono di interagire con il mondo: il neuromuscolare e il neurosensoriale. Il tutto porta a che il movimento si sviluppi secondo una sequenza precisa: si attiva la corteccia prefrontale, pquella pre-motoria, quella motoria.
Sappiamo anche che nel cervello è presente un meccanismo ‘imitativo’, in grado di reagire ai movimenti degli altri e di copiarli, incamerandone lo schema, senza l’intervento cosciente della volontà. Questa capacità imitativa, che sappiamo essere elemento determinante nella concezione e nella creazione di una qualsiasi opera d’arte, si svolge nella corteccia premotoria, spesso senza coinvolgere la parte razionale, è come avere ad esempio la capacità di fotocopiare i segni degli altri, e di riprodurli con lo stesso schema. Questa capacità è automatica, ed è opera di un particolare tipo di neurone che viene appunto chiamato “mirror neuron”. Sono i famosi Neuroni Specchio.

Il gruppo del Professor Rizzolati dell’università di Parma ha dimostrato sperimentalmente che i ‘mirror neurons’ si attivano quando guardiamo su uno schermo di computer un braccio virtuale compiere i movimenti di un essere umano. Questo stimolo alla imitazione non è uno scimmiottare, ma un potente mezzo di crescita e di sviluppo. Pensate ad un bambino che vede fare una capriola: nel suo cervello, automaticamente, scattano una serie di processi neurali che elaborano lo schema del movimento, ciò lo porta a fare i primi tentativi. Immaginate per un attimo di provare a spiegargli a parole come si fa una capriola, infine gliela fareste vedere.

“Imitazione”, “Immedesimazione”, “Acquisizione propriocettiva”… sono anche questi elementi che l’artista mette in moto nel cercare una profonda comunicazione con l’utente, lettore o spettatore che sia. Un segno, un gesto, un fonema, una parola possono anch’essi stimolare la capacità dei ‘mirror neurons’, e magari rimanere per l’utente ‘razionalmente’ incomprese.

“L’arte genera arte”, un’opera è tale quando il moto che l’ha prodotta può provocando un rimbalzo bidirezionale. Da studi fatti, che hanno dimostrato l’azione dei neuroni specchio durante l’apprendimento per imitazione, sono emerse ipotesi che attribuiscono a questi neuroni un ruolo più complesso e raffinato come, per esempio, nel rispecchiamento di stati emotivi, nella lettura e nella rappresentazione della mente degli altri, del loro mondo e del loro modo di essere. Quindi non solo imitazione, ma qualcosa di più articolato, una capacità di calarsi, di immedesimarsi nella vita mentale ed emotiva dei nostri simili. Annotando le grandi difficoltà che la ‘cultura’ occidentale post-capitalista incontra dinanzi alla lettura della mente di uomini d’altra cultura, la sua quasi totale incapacità di immedesimarsi nel diverso, nell’Altro, dobbiamo riconoscere quanto il ‘nostro’ mondo ‘immaginato’ abbia oggi un assoluto bisogno di Arte, di ritorno cioè all’essenza di ‘imitazione propriocettiva’ e non di mera descrizione di realtà ‘creduta’.

“Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero di automobili arrugginite.”  (Italo Calvino, Lezioni Americane)

Tutto questo è molto interessante se facciamo attenzione a non incorrere nell’errore ‘cartesiano’ di limitare la nostra indagine, riguardo la natura della mente e del movimento creativo, all’esperienza scientifica ‘oggettiva’. Con le moderne tecniche possiamo ormai sapere quasi tutto sui meccanismi della percezione, della memoria, del sonno; tutto può essere descritto nei dettagli, persino il desiderio sessuale viene già descritto in termini di meccanismi nervosi e ormonali coinvolti nelle motivazioni e nell’emotività, di centri nervosi responsabili del piacere, ma cosa si può dire dei turbamenti, delle emozioni, dei sogni, delle reazioni istintive?
Si può oggi spiegare tutto sui meccanismi mentali e organici del dolore, ma probabilmente ben poco potremo mai sapere su cosa significa per chi lo vive. Un conto sono i meccanismi, un conto i suoi significati. Un conto il ‘significante’, un conto il ‘significato’. Una stessa parola, o uno stesso colore, o una stessa melodia, o uno stesso segno, possono provocare, sia nell’artista che nel fruitore, meccanismi propriocettivi e mentali essenzialmente diversi.

“Le parole sono come le monete: fanno suoni diversi secondo dove cadono”.

Un segno è come una nota, vibra diversamente a seconda dello strumento che lo emette. Un ‘la’ di una chitarra può entrare in risonanza con una corda di violino, senza che quest’ultima venga percossa. Poi un ‘la’ di trombone ruba il suono e lo espande, il tutto in armonia con qualcos’altro che è anche tuo. L’arte è anche magia, ma non si pensi assolutamente che tutto ciò non sia ‘scientifico’ solo perché sfugg

Che lumeggia l’atro porto
 Pieno d’argani in disuso
Mal supposto capolinea
 D’un’epoca radiosa...”

‘Atro porto’, tutto è in questa espressione. Abbiamo fatto un gioco, abbiamo letto a venti persone questa poesia, molto lentamente. Nessuno aveva idea del significato di ‘atro’ , ma in tanti avevano avuto un’impressione strana. all’inizio “atro” era come un fonema aperto, luminoso, che lumeggia, poi con il nuovo verso, “pieno d’argani in disuso”, giungeva sensazione di buio, di affaticamento, di paura. Così “atro” diventa nero, sudicio, atroce.
E’ questo un esempio di come il significato a volte sia estraneo al significante. Atro, nel contesto della poesia di Daniele Pieroni, ritorna ad essere quello che, non più solo parola, ma fonema, quel che agisce è la sua ‘energia’ e non il suo ‘significato’.

Questa capacità formante, tras-formante e de-formante, della parola si attenua e si esalta nella poesia proprio nel momento in cui riesce ad operare una decontestualizzazione fonetica. La stessa è possibile riferirla al segno e al gesto. Le ricerche scientifiche dello studio degli scimpanzè hanno portato all’ipotesi che il linguaggio, la parola, abbia trovato origine dall’abilità di gesticolare. Non è qualcosa di nuovo, un bimbo inizia a gesticolare prima ancora di parlare, il problema è tentare di capire come la parola si sia fisicamente evoluta partendo dalla gesto.

Doreen Rimura ha scoperto che “sia la parola sia i precisi movimenti della mano sembrano essere controllati dalla stessa parte del cervello.” Roger Fouts, studioso della comunicazione, dice che il linguaggio dei segni e quello parlato sono due differenti modi di gesticolare. “Il linguaggio dei segni si serve delle mani, quello parlato del movimento della lingua.” Insomma, che sia di lingua o di braccia, che si parli di fonema poetico o di gesto artistico, a monte di tutto il nostro discorso c’è il cercare di comprendere come possono nasco e interagiscono in quanto espressioni diverse della stessa vibrazione.                                                                                                                                                                     

 “l’esercizio creativo fa crescere le mente"

(Leonardo da Vinci)

 

 

Il Dolore Cronico

1 Spegnere il Dolore

2 Il Sistema Wind Up

3 L’Episodio Doloroso



Wassily Kandinsky Lo spirituale nell'arte SE Milano 1989
Alberto Olivieri Prima lezione di neuroscienze Laterza Bari 2002
Giangiorgio Pasqualotto Estetica del Vuoto Marsiolio Editori Venezia 1992
Plinio Perilli Storia dell'arte italiana in poesia Sansoni Firenze 1990
Lamberto Pignotti Sinae aesthetica Sinestetica Empirìa Roma 1990