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Il trucco sta nell’utilizzare il dolore per vincere

 Abbiamo visto come il dolore da Acuto diventa Cronico, come nella nostra battaglia quotidiana, il nemico, approfittando delle nostre distrazioni, riesce ad occupare sempre più territorio nelle nostre aree cerebrali e nelle funzioni del corpo. Tutti gli strateghi sanno che contrapporsi ad un avversario molto più forte non è una tattica vincente, occorre invece un’altra strategia, e innanzitutto conoscere il nemico.

 Mos Kowitz ha dimostrato che il Dolore Acuto viene elaborato in regioni specifiche delle aree cerebrali ed occupa circa il 5% dei neuroni dedicati alla funzione. “In caso di Dolore Cronico invece, la continua attivazione e connessione porta ad un incremento di questa percentuale dal 15 al 25 %.” Questo vuol dire che aree deputate ad altro vengono “occupate” dal Dolore Cronico esaltando di tre/quattro/cinque volte la percezione del dolore stesso.Cosa fare? Tentare di riappropriarci di queste aree, con calma, senza sterili eroismi. Come?  Di questo si occupa la “Neuroplasticità competitiva” che propone due soluzioni. Uno: “Riportare le aree cerebrali alle loro funzioni originarie”. Due: “Ignorare il dolore nelle sue parti esagerate” attraverso controstimolazioni. Non posso fare a meno di ricordare come il Maestro Guo Ming George Xu mi spiegò la ‘disconnessione neuronale’, quando, dopo avermi sbattuto a terra durante un test, mi disse: “Tu non devi imparare più nulla, devi solo ricordare quando eri bambino, anzi, meglio animale.” Tornare come bambini, anzi come animali, “riportare le funzioni del cervello a quelle originarie”, “Svuotare la tazzina”, liberare la mente da pregiudizi e precondizioni e aprirla alla curiosità tipica dei bimbi. Riguardo il secondo punto, un giorno George Xu prese il Maestro Delio Murru e se lo mise davanti, poi pregò tutti noi allievi di dargli un forte pugno sul petto, ovviamente su quello di Delio. Noi a turno tiravamo il pugno e lui se la rideva a crepapelle esclamando come un bimbo: “Non mi hai fatto nulla! Non mi hai fatto nulla!” Più tardi gli mostrammo la lezione di Totò quando raccontava ad un amico che un energumeno che lo chiamava Pasquale lo aveva riempito di schiaffi e pugni. Lui se la rideva. “Ma che ridi? Tu non gli dicevi niente? “Ma a me che me ne frega,  mica io sò Pasquale!

Un fisico neoplastico direbbe: “Sconnetti la rete, restringi la mappa.” Una volta che ci si è rilassati e aperti alla curiosità possiamo approfittare del dolore per conoscerlo. Quando giunge al picco cerchiamo di visualizzarlo, immaginiamo ad esempio che si accendano dei led che illuminano l’area cerebrale che il dolore  sta occupando, oppure annotiamo come si diverte a farci soffrire, dove si localizza nel corpo, come è foriero di cattivi pensieri e brutte emozioni. Quando arriva un brutto pensiero, prendiamo nota e lasciamolo andare. “Ah. È così?” Se il brutto pensiero si ripresenta più volte allora vuol dire che è un’ossessione. Ma un’ossessione, se la guardiamo in faccia, scompare: “Per piacere, Signora Ossessione, si accomodi due minuti, ora sono occupato dal dolore alla tempia.” Purtroppo sopportare il dolore non ci permette di restare concentrati il tempo sufficiente a liberarci dalla sua morsa. Per modificare i circuiti cerebrali occorre lavorare attivamente, non permettere che il dolore ci prenda sottobraccio e ci conduca dove vuole lui, non dobbiamo permettergli di crescere indisturbato, di far entrare il cervello nel sistema “wind up”, cioè di trasformarsi in un serpente che si morde la coda. Bisogna “interrompere il cerchio, restringere la mappa”. “Inserire una lama di consapevolezza nei nostri automatismi mentali.” Occorre un atteggiamento di “Vigile Attenzione”, come quella del gatto in attesa del topo, oppure “del servo in attesa del padrone.”  Ascoltiamo l’incipit del dolore, come cresce, come conquista spazi, come divampa, come si morde la coda. A quel punto interrompiamo il circuito con una qualsiasi pratica ‘vipassana’, di ‘consapevolezza’. L’importante è non scendere mai dalla Vigile Attenzione, è come quando si sta salendo su un sentiero di montagna, che basta mettere un piede in fallo e si rotola giù a valle, così bisogna ricominciare tutto da capo. In pratica si tratta di una meditazione ‘combattente’, è una guerra tra noi e il Dolore Cronico, o anche di una meditazione ‘tantrica’ giacché il nostro scopo è la ‘piacevolezza’. Trasferire un’azione inconscia in consapevolezza significa trasformare un accidente in opportunità creativa. Questo intende che ogni episodio doloroso è una possibilità in più per riparare i sistemi di allarme difettosi. Paradossalmente è proprio il dolore la chiave di attivazione del motore che Ippocrate chiamava: “Vis Medicatrix Natura” e che noi possiamo tradurre con “Forza di Autoguarigione”.

 Per “Inserire una sequenza di consapevolezza”  si può utilizzare la stessa regola delle filastrocche, quella delle “Quattro R”: “Ritmo, Ripetizione, Rito, Respiro”. Noi ne abbiamo aggiunto una quinta: “Ridere”, cioè divertirsi, fare qualcosa che ci faccia star bene. In questo modo ho affrontato i miei attacchi notturni di Cefalea a Grappolo, che ormai si ripetevano ogni notte da mesi, alternandosi con periodi di calma. Purtroppo mi stava togliendo ogni energia per resistere, stava conquistando tutto lo spazio, era diventata costante presenza. Ad un certo punto, durante vacanze di natale disastrose, vuoi per il freddo, vuoi per la dieta affatto regolare, mi ero pure messo, per guardarla in faccia, a scrivere un testo alla Achille Campanile ed Eugéne Ionesco: “La Signora Lea, che di cognome fa Cefà”. Raccontavo come mi perseguitava, giorno e notte, e il motivo per cui volevo denunciarla per stalking. Vabbè, questo romanzo l’ho postato su www.farmalibri.it., io dovevo andare oltre.  La “Signora Lea” mi aiutava a conoscere il nemico, la malattia, a me serviva anche qualcosa che sostituisse al “wind up” del dolore una sequenza salutare. Dovevo semplicementecercare un rito positivo.. I miei attacchi notturni di Cefalea a Grappolo  sono ormai diventati un rito quasi piacevole. Ora conosco passo passo quel che accade nel mio corpo comandato da un cervello dalle connessioni indicibili. Dopo una o due ore che ho preso sonno mi sveglia un pizzico doloroso nella tempia, sembra che voglia togliermi l’occhio dall’orbita, devo far presto ad alzarmi altrimenti esplode imponente. Scendo in cucina, metto a riscaldare l’acqua per la tisana e intanto il dolore si irradia sul capo,  sul “meridiano vescica biliare”, un frizzico che vorrebbe diventare lancinante dolore. Io mi massaggio il capo leggermente con le unghie sulla nuca. Allora l’occhio inizia a lacrimare e vengo preso da un prurito diffuso in tutto il corpo, soprattutto sulla schiena. E finalmente posso, nel cuore della notte, in tutta solitudine, liberare il più antico desiderio di bimbo: grattarsi la schiena con un qualsiasi attrezzo trovato in cucina.Il grattamento è una liberazione globale, produce una forte rinite, il naso si ottura ed io comincio a starnutire, quattro, cinque volte, finché non riempio uno scottex intero. La tisana è pronta, aggiungo un cucchiaio di zucchero grezzo, mi siedo, sorseggio, e mi concentro sul dolore che intanto sta scemando. Lo riduco al piccolo punto nella tempia, dove nasce, lo coccolo, lo premo, lo massaggio, lo disperdo. A volte si gonfia la gengiva superiore, ed io son contento perché è un segnale che se ne sta andando. Fo dato al dolore il suo spazio, ora non ci penso più, cerco invece di sostituire al pensiero del dolore una qualsiasi altra attività che in quel momento mi diverta e mi rilassi. Per me è il momento della “forma dei quattro elementi, 8 Yang.”  Tre minuti sono sufficienti per sentire il bisogno di tornare a letto per il meritato riposo del combattente.

 La “forma 8 Yang” è una sequenza codificata che tenta di sintetizzare in otto movimenti quanto descritto e insegnato nella “forma classica Yang 108”. Ovviamente si concentra sulla struttura (ossa, tendini, articolazioni – Nei Cong) e sul movimento fluido e circolare (lavoro sull’energia – Qi Cong). In più aggiunge l’Intenzione (Yi Cong), che può essere marziale o, come nel nostro caso, semplicemente terapeutica, cioè ‘meditativa’. (Ricordiamo agli esoterici che il termine ‘Meditazione’, da mélete, vuol dire “Avere Cura” e che è quindi sinonimo di “Medicazione”.) A questa sequenza, che secondo i maestri riesce a mettere in moto ogni singolo muscolo ed ogni articolazione, in ogni sua abilità e direzione, noi, per dare ritmo e respiro, abbiamo aggiunto un pezzo musicale, rubato un cult: “Dust in the wind” dei Kansas, “Siamo solo polvere nel vento”. Il terzo elemento, che è geniale, è stato elaborato in un Centro di Salute Mentale, dove per forza di cose si cerca sempre di trasformare tutto in un gioco, in una storia, una poesia, una filastrocca, in modo dare movimento alla parola.

E’ quindi grazie agli “Autori Vari e Mezzi Matti” del Centro “La Bussola” di Ferentino che la forma 8 stile Yang  si è trasformata in una danza marziale e in una storia che sembra una preghiera.

 

“Come un contadino

affondo i piedi nel fango,

come una vecchia ciociara

porto una cesta sulla testa,

è come la corona di un re.

Io ora governo il mondo.

 

C’è l’Aria, c’è la Terra,

c’è l’Acqua, c’è il Fuoco,

e tutto insieme in Armonia

prendo in mano il mondo,

mi giro verso l’orizzonte

e cammino in allegria,

 

ad Est e ad Ovest.

Poi respingo la scimmia

e i cattivi pensieri,

spazzolo il ginocchio,

a sinistra e a destra,

“Via la polvere!”

 E allora…

 

Mani come nuvole

Testa tra le nuvole

E sono un gallo dorato

con artigli aguzzi e cimiero rosso

E dò un calcio al mondo

un calcio ai cattivi pensieri.

 

E cosi io ora

Io sono Aria, io son Terra,

sono Acqua e sono Fuoco,

E tutti insieme in Armonia…

Noi siamo Aria, noi siamo Terra,

noi siamo Acqua, noi siamo Fuoco,

tutti insieme parte dello stesso Universo.”

 

Ho deciso di scriverla tutta perché a molti di voi può venire in mente di aggiungere un “Amen”, un “E così sia”, “Ah, è così?”. C’è invero uno strettissimo rapporto tra la poesia, la filastrocca e la preghiera. Noi scienziati non possiamo far altro che approcciarci alla “forma terapeutica” con un’ottica laica, ben conoscendo i confini delle nostre competenze, desideriamo lasciare l’esoterismo e la religione a chi, per cultura e autorevolezza, ci indica strade spirituali per la sopravvivenza eterna. Dobbiamo rimanere nel nostro campo e lasciare liberi i nostri discenti-pazienti di seguire ognuno la propria via. Un educatore può agire sull’Atteggiamento e non sul “Comportamento”. Ma non per questo dobbiamo rinunciare a parlare di ‘mistica’, ovviamente di ‘mistica laica’, che non è altro che “immaginare un mondo che sia coerente con la mente e il corpo.” Il nostro approccio è una “Meditazione sulla Scienza”, partendo da quell’antico “Gnosi Teauton” inciso sul tempio di Deli. Cominciamo dal conoscere il nostro corpo, come è fatto, come funziona, come gioiscono i mitocondri. Iniziamo allora ad ascoltare il nostro Dolore Cronico, come nasce, come cresce, come esplode. E sostituiamo le connessioni difettose con una sequenza che di fatto è una preghiera. Ammettiamolo, ormai i nostri figli sono ‘Orfani di Preghiera”. Ma se il dovere dei padri è insegnarla occorre che i padri sappiano pregare, o fare ‘medicazione’, ogni giorno, almeno per tre minuti, che è il tempo di una sigaretta. Occorre semplicemente imparare a connettere le nostre tre nature essenziali: il Corpo, la Mente, il Respiro, tentare un contatto con la “Salute”.

Tra queste tre parti, c’è ne è una che non ci appartiene completamente, che condividiamo da sempre con l’esterno, il “Respiro”. Gli antichi romani lo traducevano con “Spiritus”. Maestro Gesù aggiunse che “lo Spirito deve essere Santo”, fornendoci il principio base per tutto il nostro lavoro contro il Dolore Cronico: “Voluntas Pulchretudinis”,  “Intenzione di Bellezza”.

Elemento fondamentale di qualsiasi farmaco. Se non c’è intenzione di guarire, se non c’è quindi Volontà e Attenzione noi stiamo parlando di nulla. Che sia quindi una preghiera, una danza, una pittura, una storia, una poesia, una forma o la ripetizione di un solo movimento, una sinestesia, l’importante è che sia connessa, consapevole, codificata, rituale. “Spegnere le sinapsi del dolore e accendere quelle del benessere”  Il lavoro che dobbiamo fare in pratica non è altro che resettare un ‘software’ soffocato da cockies, routine, virus, temp, fare una pulizia dei file in modo che il nostro lavoro sia sempre più rapido, esatto, defaticante.

Noi del ‘CantiereSalute’  abbiamo quindi miscelato nel mortaio di un farmacista le migliori sostanze e tecniche per aiutare l’Equilibrio tra il nostro Corpo, la nostra Mente e il nostro Respiro, sintetizzando un medicamento che può essere definito “farmaco neuro-quantistico”: “3MinAlDì”. Si basa sui principi inscritti nella “Spilla del Farmacista” (edito da farmalibri) e realizzato grazie agli amici “Autori Vari e Mezzi Matti” del Centro Salute Mentale “La Bussola” e al gruppo TaiJi/Sclerosi. Abbiamo così elaborato una danza marziale, con tutti i criteri del training olistico, unendo parola a movimento. Un buon farmaco.  “Seguire attentamente le avvertenze e le modalità d’uso.”

 

 

INTRO Le guarigioni del cervello

1 Spegnere il Dolore

2 Il Sistema Wind Up

3 L’Episodio Doloroso

 

 

 Norman Doidge: “La guarigioni del Cervello”, La Fonte delle Grazie. - Umberto Galimberti: “Il Corpo”, Feltrinelli. - A.Fuks: “ Moskowitz “Central Influence on Pean” Interventional Spire An Algorithmic Approach Philadelfia, 2008. – “The Military Metaphors of modern medicine”, Interdiscilplinary Press, 2010. Gabriele Carcano: “La spilla del farmacista”, i farmalibri, 2014. – Flavio Daniele: “Scienza, Tao, Arte del Combattimento”, 2008. Luni ed. – Gabriele Carcano, Eva Incocciati: “Le filastrocche di fata ricotta”, , i farmalibri,2001. – Eva Incocciati : “L’uomo primitivo, l’artista, il bambino”, il farmalibri, 2011. Gabriele Carcano, “Palomar e l’Onda, omaggio a Italo Calvino”, Appendice a “Il Viaggio del Signor Ernesto”, i farmalibri, 2009.