Il Cervello può accendere o spegnere, ampliare o mitigare,  il dolore cronico.  

Il Dolore Cronico è un’agonia sconosciuta ai più, troppo spesso si è così provati che non si spreca quel poco di energia rimasta per esprimere il proprio disagio. C’è anche il timore  di non essere compresi, di esprimersi con qualcuno che comunque non può far nulla per aiutarti. Quando il dolore è diventato ormai  cronico non c’è farmaco che possa donarti un vero benessere. E’ una condanna.  

Nelle mie frequenti incursioni nelle comunità virtuali seguite da affetti da Sclerosi Multipla, o Cefalea a grappolo,  eccetera,  ho sempre trovato le stesse espressioni: “Nessuno mi capisce.”“Cerco di non farlo trasparire”. “Io non esco più.

Il dolore cronico è anche solitudine, non si vede. A qualcuno dona dignità, altri si sforzano di rimanere sereni, per altri diventa grigiore, si appare tirati, spettrali, perché il dolore cronico ti risucchia l’anima giorno dopo giorno, e non ti lascia alcuna forza per combattere.A questo punto è il momento di chiedersi: “Perché un dolore acuto diventa cronico?”  Il Cavalier Dolore Cronico si impregna dentro di noi fin nelle cellule, poi man mano si allarga, conquista territorio, ruolo e sentimenti. Nella Cefalea a grappolo tenta di strapparti l’occhio dall’orbita,come se avesse un piede di porco.  Si ripresenta a intervalli regolari, pretende il suo tempo, finché non ti lascia più e diventa una costante presenza. I neuroni sono come impazziti, accendono il dolore alla prima occasione, indipendentemente dai messaggi del corpo, quasi fosse un meccanismo automatico.  E infine, quando si perde la pazienza, si diventa ‘pazienti’. 

Il Dolore Acuto è un segnale, il modo con cui il nostro cervello desidera comunicarci uno stato di malessere o di esagerazione. Il suo scopo non è quello di tormentarci, ma di metterci in guardia.  Il sistema del dolore è una forma di difesa del corpo, un sistema di segnalazione.  Il cervello comunica attraverso il corpo, sul canale dei sensi, noi dobbiamo semplicemente sintonizzarci e imparare ad ascoltarlo, accoglierlo, riconoscerlo. Se invece ‘insabbiamo la pratica’, se facciamo come la gru che si nasconde per non vedere, il dolore prima si inquieta come  un bambino che non viene ascoltato, poi si impregna dentro di noi e si cronicizza. “E voilà, so er Cavalier Cronico…  E mò so cazzi tua!”    

Attenzione a Cartesio quando diceva: “Io penso dunque sono”. Ineccepibile. Il problema è che “Io sono anche quando non penso.” Dovremmo prima capire che cosa è il Pensiero. Secondo Cartesio, quando ci procuriamo una ferita i nervi mandano un segnale al cervello, l’intensità del dolore è proporzionale alla ferita. Un cervello a senso unico. In realtà il nostro cervello non si limita affatto a ricevere le informazioni, ma controlla la qualità di dolore percepito. “Quando i messaggi dolorosi vengono inviati dal tessuto danneggiato attraverso il sistema nervoso devono passare parecchi controlli, sin dal midollo spinale, prima di raggiungere il cervello.”  Se Cervello concede il permesso vuol dire che li ritiene importanti. Immaginiamo una lunga serie di contatti “On/Off”. Si dice:  “Un ubriaco che cade non si fa male”. “Gli animali che combattono non sentono dolore”. “Il Morbido vince il Duro”.  Non sono luoghi comuni. Basta osservare un gatto in attesa, è morbido, tranquillamente rilassato, eppure è sempre pronto a scattare al minimo topo. Il ’rilassamento’ libera le connessioni, quando i segnali raggiungono il cervello,  si innescano meccanismi già programmati, si aprono cancelli, arrivano sensazioni, scattano movimenti. Lo stesso accade con il dolore, i neuroni ricevono la sensazione, si attivano e trasmettono l’informazione dolorosa.Ma il cervello può anche chiudere un cancello, bloccare il segnale del dolore, proprio come in un animale che lotta. Per scoprire come funziona la mente e imparare a governarla basta  guardare gli animali. 

 “Il Cervello è un sistema integrato”. Immaginate una MatherBoard di un computer eccezionale, veloce più della luce, con una banca dati talmente infinita che nemmeno tutti i computer del mondo. In un singolo mitocondrio ci sono miliardi e miliardi di bite in un millesimo di millimetro quadrato, la nostra mente è come se fosse un terminale intelligente in un sistema wi-fi potentissimo dove  Il server centrale è nel Cervello Un sistema integrato che coinvolge anche l’alluce destro.Anche se però alcuni ricercatori hanno trovato quarantamila cellule cerebrali nel miocardio, ovvero nel Cuore. Noi non avevamo dubbi: è scontato che Cuore e Cervello, per vivere in pace, dovrebbero andare sempre d’accordo.

In questo sistema integrato neuronale, in questa fitta rete di connessioni,  il Dolore ha le sue aree centrali. “Le aree esterne del corpo sono rappresentate nel cervello in regioni specifiche chiamate mappe cerebrali. Se toccate un punto sulle superficie corporea, si attiva una parte specifica della mappa cerebrale a esso corrispondente. Quando i neuroni nelle mappe del dolore vengono danneggiati, si attivano inviando in continuazione falsi allarmi, facendoci credere che il problema sia nel corpo, quando invece riguarda il cervello.”Viene facile pensare a quei poveretti a cui hanno amputato una gamba che continuano a sentire dolore all’arto che non hanno più.Si è attivato un sistema di difesa che poi è rimasto aperto. E non lo abbiamo più spento. Così il Dolore Acuto continua a sopravvivere e diventa Dolore Cronico. Nello  stesso momento si accendono anche altri sistemi, che connettendosi diventano meccanismo automatico. Una cosa normale, che ci capita da sempre, si chiama ‘apprendimento propriocettivo’. “La ripetizione  di schemi mentali induce a consolidare le connessioni sinaptiche fra i neuroni”.  

In pratica quando un bimbo impara una cosa nuova la inserisce in un contesto: ad esempio la lettera A la collega al suono “A”. Quando il bimbo vede la lettera e pronuncia il suono “AAAA”, i neuroni interessati  si attivano insieme, “si connettono.”L’immagine che mi viene per questo tipo di apprendimento è come segnare un sentiero nel bosco, la prima è un percorso lento, difficoltoso, avanzo a forza di machete, già la seconda riconosco dove ero passato, la terza è già un sentiero, la settima vado di corsa. Ogni volta che viene ripetuta una sequenza che collega fra loro i neuroni, “questi inviano insieme segnali più rapidi, più intensi e più precisi, e il circuito diventa più efficiente nella esecuzione del compito”.“Ma è anche vero il contrario.” Quando smettiamo di fare un’attività per un lungo periodo, le connessioni si indeboliscono, e col tempo possono andare perdute. Ma nel frattempo apprendiamo nuove sequenze, molte non salutari, come ad esempio il rito della sigaretta o del maiale a colazione. Si tende a sostituire sequenza con sequenza, in un continuo via vai di connessioni. Alcune producono rilassamento, vigilanza e attenzione, altre inerzia, pigrizia, stress.

Quando impariamo una sequenza sostituiamo altre funzioni in una determinata area della nostra mappa cerebrale. Possiamo farlo con una sequenza di TaiJi-QiCong, o con qualsiasi altra pratica artistica, o come con la sigaretta, o con birra e patatine fritte stravaccati davanti alla tv. La stessa identica cosa ci accade con il dolore: il Cervello autorizza un meccanismo che può ‘spegnere il dolore’, limitandolo e confinandolo nella sua area nella mappa, oppure dilatarlo in aree sempre più estese conquistando connessioni e cronicizzando. Finisce che basta un dito, un odore, un pensiero che si salta gridando di dolore.

Il Professore Luigi Lombardi Vallauri di Firenze racconta di essere ritenuto un mago dai suoi nipotini semplicemente perché quando questi arrivano gridando di dolore lui con calma chiede loro: “Poveretto. Dimmi dove ti fa male. Indicamelo con un dito.” Così  generalmente il dolore svanisce. “Nonno. Sei un mago!” Il trucco è semplice:  “Localizzare il dolore nel corpo”, separare le varie parti del corpo e delle emozioni, cercare di comprendere come è fatta la nostra mappa cerebrale.La Medicina Tradizionale Cinese propone analogie tra emozioni, sapori, stagioni, organi… Ad esempio quella esistente tra il fegato e la rabbia. Tanto è vero che anche da noi si dice: “Mi rode il fegato”, “Diventa verde di bile”. Oppure c’è la gioia che fa battere forte il cuore e la paura fa fare pipì addosso. La scienza di oggi dice che “Il 95% della nostra intelligenza risiede nel corpo”.  I vecchi saggi invece dicevano: “Corpo che pensa, Mente che danza”.

Il nostro Corpo-Cervello non è stupido, tende a ripetere ciò che è piacevole e ad acquisirne le connessioni. Ed è questo il segreto: “contrapporre al dolore la piacevolezza”. Sostituire il meccanismo automatico del dolore cronico con un meccanismo ‘divertente’. Se ad esempio per un malato di Sclerosi Multipla il “raccogliere una forchetta da terra” può causare timore e dolore, è possibile sostituire la mappa con informazioni che rendano quel movimento rilassato, esatto, equilibrato, in una parola piacevole e ricostituente. Si porta cioè il cervello a connettere determinati terminali nervosi e renderli rapidi e funzionali.Se noi riusciamo a trans-formare un movimento complesso che crea disquilibrio in una sequenza di gesti armonici e ‘connessi’, non soro ripariamo i ‘contatti difettosi’ ma il meccanismo stesso ci regala la capacità di apprezzare sempre più le sensazioni piacevoli, a coglierne i particolari, a gustarne l’essenza, come quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte, e attenzione alla sindrome di Stendal.Quindi, se il cervello comunica all’esterno attraverso il canale dei sensi, noi possiamo inviare messaggi al cervello tramite gli stessi canali, come con una sorta di sms quantico in un sistema wireless.

Ora, visto che un suono, un colore, un odore, un sapore sono comunque  onde elettromagnetiche, ovvero ‘vibrazione’, possiamo analogicamente riflettere sul profondo significato della frase “In principio fu il verbo”. Anche nella fisica è una ‘vibra-azione’ che da origine al ‘movimento’.Nella pratica non possiamo fare altro che iniziare da un “movimento consapevole”, da un gesto fluido, cosciente, circolare, coerente, naturale, fatto di estensione e di rilassamento, di ispirazione ed espirazione, di sistole e  diastole, di battere e levare…  Occorre ascoltare il nostro mare interno con le sue onde, di varia ampiezza ed estensione, a seconda della frequenza, nella bonaccia e nella tempesta. Se ascoltiamo le nostre “frequenze interne” notiamo la differenza tra quando si sta seduti e sereni in cima ad una montagna, in un giorno di vacanza, oppure quando si sta incasinati in mezzo al traffico di città, tra smog, clacson e rock&roll.

La ripetizione di una qualsiasi ‘sana’ sequenza per soli 3 minuti al giorno, “3MinAlDì’”, che comporta la spesa solo dello 0.20 % del tempo quotidiano, può rendere ‘pratica’ la teoria sinora esposta. Quando il nostro computer va in tilt noi lo spegniamo per venti secondi e lui si resetta. Non esiste motivo perché lo stesso meccanismo non debba essere valido per il nostro computer-cervello. Apprendere una sequenza che riesca a rilassare, a coordinare il movimento e attivare le aree deputate al benessere può far ripartire i nostri programmi in maniera corretta.L’antica pratica del Tai Ji Quan Qi Cong, raffinata in tre millenni e tramandata da padre in figlio, ha prodotto una serie di ‘sequenze’ coerenti. Il “Cantiere della Salute”, grazie all’esperienza in un Centro Salute Mentale, ha elaborato il “Metodo La Bussola” che unisce agli esercizi forme, storie, giochi e filastrocche, in modo da renderli ‘divertenti’. In questo modo la ripetizione quotidiana di un ‘esercizio di consapevolezza’ per soli tre minuti al giorno, come fosse un rito, può inviare quelle informazioni al cervello in grado di riconnettere il sistema di auto-guarigione o almeno rendere innocuo il dolore cronico. “Ogni volta che viene ripetuta un’attività che collega fra loro i neuroni, questi inviano insieme segnali più rapidi, più intensi e più precisi, e il circuito diventa più efficiente nella esecuzione del compito”.

 

 

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INTRO Le guarigioni del cervello

1 Spegnere il Dolore

2 Il Sistema Wind Up

3 L’Episodio Doloroso

 

 

 Norman Doidge: “La guarigioni del Cervello”, La Fonte delle Grazie. - Umberto Galimberti: “Il Corpo”, Feltrinelli. - A.Fuks: “ Moskowitz “Central Influence on Pean” Interventional Spire An Algorithmic Approach Philadelfia, 2008. – “The Military Metaphors of modern medicine”, Interdiscilplinary Press, 2010. Gabriele Carcano: “La spilla del farmacista”, i farmalibri, 2014. – Flavio Daniele: “Scienza, Tao, Arte del Combattimento”, 2008. Luni ed. – Gabriele Carcano, Eva Incocciati: “Le filastrocche di fata ricotta”, , i farmalibri,2001. – Eva Incocciati : “L’uomo primitivo, l’artista, il bambino”, il farmalibri, 2011. Gabriele Carcano, “Palomar e l’Onda, omaggio a Italo Calvino”, Appendice a “Il Viaggio del Signor Ernesto”, i farmalibri, 2009.