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Si può parlare di “Medicina Integrata” se l’operatore stesso non è “integrato”?

Accade sovente che chi propone con toni enfatici “medicina integrata” non sia affatto consapevole del significato scientifico (“sistemico”) del termine e che non abbia fatto sua una postura ‘olistica’. Se infatti “La Salute è dinamico Equilibrio” (OMS) e quindi “la terapia è un intervento complementare e sistemico” ne consegue che l’operatore dovrebbe possedere un approccio di condivisione ed essere in grado di lavorare in gruppo.

Ad esempio come i nostri organi (fegato, cuore, milza, polmone, reni) pur avendo competenze diverse lavorano insieme, così più operatori dovrebbero condividere un identico percorso rispettando le regole stesse della natura. Invece, mentre miliardi di cellule lavorano giorno e notte per il benessere di un solo organismo, nella nostra società bastano tre operatori per instaurare un regime egoico di opposizione, lotta, concorrenza.
Un buon trucco per sgamare i ‘finti operatori olistici’ è osservare la loro postura. Va da sé infatti che una postura fisica riflette quella mentale ed etica. Per spiegare meglio questo concetto è il caso che vi racconti una ‘bella figura’ in cui incappai, ormai decenni orsono, alla terza lezione di Medicina Cinese Applicata (Nei Gong).

Il maestro della NeiDan School di Bologna, Flavio Daniele, chiese ad ogni allievo di spiegare l’equilibrio. Quando toccò a me ce la misi tutta per fare bella figura, ricordo che partii dall’equilibrio chimico per finire al Partenone di Atene. Al termine della mia breve ma esaustiva spiegazione, Flavio esclamò “Bravo!”. Il mio Ego si gonfiò sin quasi a scoppiare. Ma il maestro, dopo una pausa ben studiata, continuò: “Bravo coglione!”. Poi si rivolse a tutti gli allievi: “Bene, voi mi avete spiegato cosa è l’Equilibrio, ma io qui dentro non l’ho visto. Facciamo una cosa, voi alzate una gamba, restate così, io vado a prendere un caffè, torno tra una mezz’oretta, mi raccomando, non appoggiate mai la gamba, poi rifarò la mia domanda.”

“Non si insegni mai quel che non si sa” è una regola fondamentale per tutti i dottori e insegnanti. Se veramente si desidera proporre una Medicina Integrata occorre prima di tutto essere integrati di testa e di corpo, e capaci di “integrarsi” con altri operatori che hanno la stessa intenzione etica, ma diverse competenze. In pratica occorre essere consapevoli dei propri limiti, saper condividere i principi, superare il proprio egoismo culturale e rinunciare per sempre al termine “alternativa” per essere efficacemente “complementari”. È, così che deve rivelarsi una terapia se desidera essere realmente efficace.
Se non si acquisisce tale abilità si rischia seriamente di ottenere effetti contrari, spesso deleteri, e di restare ancorati ad una mentalità ‘allopatica’ in più sputtanando l’unica medicina in grado di provocare guarigione.


La grammatica del Mutamento

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