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Le statistiche dicono che oggi si vive di più e meglio, ma sarà vero?
C’era un professore a Statistica (1980) che all’inizio di ogni lezione ci faceva ripetere in coro: «Esistono tre tipi di bugie: la frottola, la fandonia e la statistica.”
Il dato relativo alla "Aspettativa di vita”  spesso non considera l’aspetto qualitativo. Se osserviamo nella tabella il dato relativo alla “Aspettativa di vita sana ” fornito dall’Eurostat notiamo che negli ultimi due decenni questa si è abbassata di 10 anni, soprattutto per le donne, da 71 a 61 anni, il sorpasso. In pratica oggi a 60 anni dobbiamo “aspettarci” di convivere con una malattia cronica, degenerativa, invalidante.


La rivista Lancet riporta uno studio del 2012 su dati raccolti in 187 paesi. “In confronto al 1970 viviamo in media 10 anni in più, ma non in buona salute perché dobbiamo affrontare sempre più patologie come il cancro, malattie cardiovascolari o il diabete. Il numero dei casi di tumore è aumentato del 38% tra il 1990 e il 2010, passando da 5,8 milioni a 8 milioni, sono raddoppiati i casi legati al diabete, da 665 mila a 1,28 milioni.18 milioni i casi di morte riconducibili a fattori di rischio metabolico. Le malattie cardio-circolatorie hanno ucciso quasi 13 milioni di persone solo nel 2010. Parkinson e Sclerosi Multipla hanno raddoppiato la mortalità, l’ Alzheimer è triplicato. In alcuni paesi la cirrosi epatica è quarta causa di morte.”

Ma anche ai nostri tempi possiamo trovare ultracentenari. Gli scienziati si sono divertiti a cercare i luoghi dove ce ne sono di più. A Vilcabamba in Equador (https://it.wikipedia.org/wiki/Vilcabamba) gli uomini vivono fino a 120 anni. Le donne infilano l’ago anche a 90 anni. Altra località è Ogimi, nell’isola di Okinawa, in Giappone, e anche la valle degli Hunza nel Caucaso dove si supera abbondantemente i 100 anni. In tutti i casi stupisce la lontananza con la civiltà occidentale. Sembra che la aspettativa di vita sana sia direttamente proporzionale alla lontananza di medici e farmacisti.