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Arte deriva da una matrice indo-europea, are o re, che significa adattare, aggiustare. In Grecia diventa Artuo, che significa articolare. Nell’antica Roma la parola è ars - artis, che significa modo di fare o modo di essere. L’Arte è Pratica e Intenzione. A dimostrazione di ciò basta guardare la parola latina che ad Arte si oppone: iners -inertis, che significa senz’arte, inabile, inerte. L’inerzia è infatti il male peggiore per la nostra creatività.

L’Arte, per realizzarsi, ha sempre avuto bisogno di pratica, di tecnica, di scienza. I Greci la chiamavano Techné. I nostri nonni greci praticavano la techné to biou, la tecnologia della vita, così come i cinesi praticavano il Tai Ji Qi Cong e gli indiani lo Yoga. Tutti parlavano di pratica terapeutica, ovvero di Arte della Guarigione. C’era l’Arte del medico come c’era l’Arte della guerra, ora c’è la scienza medica e la scienza militare,

Arte e Scienza hanno sempre camminato insieme, finché la tecnica non ha pensato di poter fare tutto da sola, avvolgendosi in se stessa come un serpente che si morde la coda. L’aspetto empirico e intuitivo, ha ceduto il passo allo sperimentale, al marketing, alla produzione. L’Uomo è visto come una sommatoria di organi. L’arte è diventata una mera produzione estetica. Scienza e Arte si sono allontanate l’una dall’altra, come se fossero due modi di conoscenza diversi. Non complementari, diversi.