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La depressione è di più di sentirsi tristi, una mania maniacale che non ti lascia mai, per mesi per anni ti fa trascurare la vita e ti fa pensare al suicidio. Tutti hanno una giornata storta e si sentono depressi, ma per tutta la giornata per più giorni per mesi per anni senza interesse e senza piacere, sempre giù, ci si sente stanchi, il senso di tristezza opprime, non sei capace di sentirti felice.

coi pensieri brutti, senza speranza, impotenti di fronte alla vita e tutto appare un fallimento, ti arrabbi con tutti. terra bruciata intorno, la vita dolorosa e senza senso. L’isolamento è cercato perché inevitabile.

La mente si separa dalla realtà, cioè quella tutti che chiamano realtà, che non è vera, altrimenti colpisce il cervello e fa sentire voci che gli altri non sentono, ma gli altri sanno leggere i pensieri e complottano per far male, allora dicono che “si fanno discorsi senza senso”, ma loro non capiscono con chi stanno a parlare, che invece è una persona importante, che sa restare seduta, anche per ore, senza muoversi e senza parlare, senza dover dipendere dagli altri, che invece cospirano sottovoce e dicono: “manie di persecuzione”, “prendi la compresa”, però le gocce sono amare e i pensieri si bloccano, e la mente si agita, cerca di spiegare, ma gli altri sono idioti, perché annuiscono come gli idioti, loro non sentono le voci, però leggono i pensieri, e il corpo si agita, si muove, fa gesti per spiegare, gli altri non capiscono, hanno timore, allora i gesti si ripetono, molte e mille volte, e gli altri non sentono, e i pensieri si bloccano.

 Situarsi in qualche modo nel mondo per costruirsi una vera realtà, in un eterno dondolìo avanti e indietro nell’assenza di ogni linguaggio, o magari impegnati in un lungo soliloquio alla ricerca della insensibilità al dolore, dell’assenza di ogni sensazione di pericolo, quell’isolamento che tende a bastare a sé stessi. Ad ogni livello, della voce, del corpo, dello sguardo, una totale assenza di parole, un chiacchiericcio continuo, incomprensibile, di nuovo ancora soliloquio. Inutili rituali in movimenti ritmati con le mani o con il tronco, con il viso o con il capo. Le mani sono come torte, strofinate, o battute l’una sull’altra, oppure sventolate in aria come mani nelle nuvole, o davanti agli occhi come per fare lo scanner ad un oggetto, o come un gatto che si lava la faccia. Il tronco è un dondolamento continuo avanti e indietro, oppure da un lato all’altro, in un gioco che è sempre lo stesso, per un tempo infinito, trottolina che gira, pezzetto di carta che cade. E poi disegnare sempre lo stesso elemento, tante finestre uguali sulla solita casetta con il tetto rosso, una serie notevole di pali uno dopo l’altro, il cielo sempre con tanti soli e tante lune: le cose devono sempre svolgersi in maniera ben conosciuta e collaudata. Per questo si fanno sempre le stesse domande, anche cooscendo bene le risposte, per questo si scrivono lunghi elenchi con le stesse parole, e si odiano i quadri storti, e si rivede sempre lo stesso film, e si batte la testa al muro, sempre in quel punto. Non è autolesionismo, è un rito.

Le Stereotipie sono un fatto naturale, la ritualità è un elemento della Salute. In tutte le pratiche religiose è presente l’elemento ripetitivo. Si prenda ad esempio il Rosario, dove le stesse strofe sono ripetute più volte, interrotte ogni tanto da una serie di ‘ora pro nobis’. La preghiera rituale provoca l’effetto di dare serenità, pace, distensione, consapevolezza. Questa ritualità, la ripetizione di determinati gesti e parole, è presente nella vita di tutti i giorni, quando ci si alza, prima di andare a letto, prima e dopo aver fatto all’amore... I bambini in questo sono artisti. Tutti noi ricorriamo, più o meno consapevolente, a qualche forma di rito, perché tutti noi abbiamo timore del cambiamento, che significa rottura di un equilibrio, il dover entrare in un mondo sconosciuto e carico di incognite. Ecco allora che la ripetizione ci porta sicurezza. Si assegna al rito il compito di proteggerci in tutte le fasi di passaggio, dall’adolescenza all’età adulta, dal celibato al matrimonio, così come in tanti momenti nel quotidiano. E’ al rito che ricorriamo quando la psiche è sottoposta a un notevole e perdurante stato di tensione. Se la pratica è consapevole diventa una forma di autoanalisi e dona la forza di superare ogni tipo di difficoltà.

 

 

da "Via Casilina 3620" Autori Vari e Mezzi Matti