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 A proposito di Biomeccanica marziale, M.Flavio Daniele 

 PARTE QUINTA

Le arti marziali sono basate sulla teoria dello Yin e dello Yang, che vuol dire coniugare morbidezza e durezza, lentezza e velocità, stabilità e dinamismo, potenza ed elasticità, espansione e contrazione, pieno e vuoto, leggero e pesante. Questi rapporti, opposti e complementari, devono coesistere in percentuale variabile secondo esigenze e circostanze: 50% Yang / 50% Yin (come nel simbolo del Tao perfettamente bilanciato), 70% / 30%, 90% / 10% e così di seguito, in un mutamento continuo e creativo senza sosta.

Questo vuol dire che anche nel massimo dello Yang ci deve essere un minimo di Yin e che nel massimo dello Yin ci deve essere un minimo di Yang: non puoi essere solo morbido o solo duro, ma devi essere contemporaneamente morbido e duro, leggero e pesante, forte ed elastico.

 

Assodata l’enorme importanza del linguaggio, occorre prendere coscienza in maniera chiara che, se da una parte è fonte di crescita e di sviluppo come esseri umani, dall’altra rappresenta uno dei maggiori ostacoli da superare per una reale comprensione di noi stessi, del rapporto con il mondo del sovrasensibile e di altre realtà dimensionali. Il condizionamento comincia molto presto! L'essere umano nei primi mesi di vita non è in grado di comunicare in maniera intelligibile con il mondo degli adulti, egli emette suoni inarticolati, sorride o piange per manifestare i suoi stati di benessere o di disagio e la madre ne interpreta in maniera diretta e naturale il significato. Lentamente col passare dei mesi comincia ad apprendere le prime parole e a metterle in relazione con le cose e gli oggetti.