Condoni e Indulgenze

La storia dei condoni in Italia è antica. E’ infatti un sistema collaudato nei secoli. Molti papi ne avevano fatto ricorso, finché un giorno Leone X, il figlio del grande Lorenzo il Magnifico, ci sbatté il grugno. Non era meno magnifico del padre, cresciuto nelle raffinatezze di Firenze era una brava persona, colto, tollerante, mecenate, sorridente. Da Giulio II, quello che alla tonaca preferiva l’armatura, ed è divertente immaginare un papa a capo di un esercito, Leone aveva ereditato una cassa piena di soldi. Non aveva esitato ad attingervi per fare grande e bella Roma Caput Mundi.
E gli dobbiamo dire "Grazie!" perché a Roma affluirono i migliori artisti , letterati e poeti che noi abbiamo la fortuna di poter ancora ammirare. Purtroppo in breve le casse furono vuote.
Ecco allora che anche Leone X ricorse al solito trucco di vendere indulgenze, una sorta di condono dei peccati. Così il 15 marzo 1517 invitò tutti i fedeli a riscattare i propri peccati con un’offerta di denaro. Nessuno della Curia tentò di dissuaderlo. Al solito nei palazzi del potere non ci si rende mai conto come gira la realtà. Ma in fondo è così che da secoli in Italia si risolvono i problemi finanziari dello Stato.
Eppure qualcosa non quadrò, l’Europa viveva al solito la sua bella crisi. Anche in questo nessuna novità. Enrico VIII in Inghilterra, Francesco I in Francia, Carlo I in Spagna, Massimiliano in Germania avevano tutti le loro gatte da pelare, per non parlare di quei mezzi eretici di Wycliff, Huss, Erasmo che straparlavano ed erano pure difesi dai loro re, tanto che il Vaticano non riuscì a bruciarli.
Il fatto è che pure il popolo stava un tantino nervoso tra privilegi e sacrifici. Inutile bruciari i libri e fare in modo che il tuto fosse scritto in latino così da lasciali nell'ignoranza! Capitava oure che, obbrobio!, il figlio di un minatore entrasse in seminario e studiasse greco e latino. Diciamo pure che all'epoca c’era la famiglia Fugger, banchieri ricchissimi che avevano monopolizzato tutto il mercato e facevano quel che volevano, in barba a tutti, perché erano comunque più forti di ogni Stato, possessori dei loro debiti, un Superstato, germoglio di multinazionale.
Tutto procedeva a meraviglia, il mercato delle indulgenze avanzava a pieno ritmo. Leone X aveva contrattato una percentuale ad ogni re, istituendo un sistema di 'collaborazione' che perdura in secula seculorum.
La campagna pubblicitaria era delegata a migliaia di frati, che abdavano di paese in paese, da piazza in piazza, a promuovere e vendere. Il più bravo era un certo monaco di nome Tetzel. Questi però non fu fatto entrare in Sassonia, perchè il suo re Federico, grande devoto, e che non solo si era indebittato per acquistare migliaia di reliquie, ma aveva dato un sacco di soldi alla Chiesa per la crociata contro i turchi che poi non si era fatta, disse "Abbiamo già dato." Tetzell allora si appostò ai confini del reame di Federico per fare la sua vendita esentasse. La gente accorreva a comprare. Questo non andava bene, concorrenza sleale, ci si rivolse ad un povero teologo locale per averne il parere. Quest’ultimo, per non incorrere nel rogo, non volle pronunciarsi. Tetzel allora lo denunciò. Il monaco si incavolò e il 31 ottobre 1517 sulla porta del Castello affisse 95 tesi contro condoni e indulgenze. Quel monaco si chiamava Martin Lutero.
In realtà il povero monaco non immaginava affatto il 'casino' che stava per provocare, ma la situazione, tra indulgenze e mondanità, era ormai esplosiva. Già tempo prima in Boemia c'erano state brutte avvisaglie. E così il Nord si ribellò al grido tedesco di "Roma Latrona". Eh Eh Eh.
Tutto bene? Macchè, c'è sempre in agguato una controriforma di fuoco, lacrime e sangue. Ma nessun problema, poi c'è sempre un condono. La nostra cultura 'indulgente'.
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