I Focei PDF Stampa E-mail
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Elia-Velia, 540 a.c. "I Focei"

di Pino Forntunato Storia di Elea, dranna teatrale

Pino Fortunato è un amico di Elea, o Velia, o meglio Ascea, ed è una rtista specializzato a ricerare le tecnine vasaie dell'antica Elea. E' un mezzo etrusco e mezzo greco, innamorato del suo paese e di Parmenide. Qui pubblichiamo un sua dramma, "i focèi", ma consigliamo di visitare i suoi siti.

Il Sito di Pino, "I Semata dell'Essere", "La velatura"

 


 


di Giuseppe Fortunato " I FOCÈI " - ATTO I - ( Scena prima)

 

- Tra storia e leggenda -

( Elèa 425 a. C)

“YELÈA”

(Parte prima)

“I Focèi”

( e lèa 425 a.C. circa.)

Personaggi

il narratore

galàzio Drammaturgo, nipote di Callìmaco.

janìra Fanciulla innamorata di Galàzio.

lìkos Attore, fratello di Janìra e amico di Galàzio.

lacònio Scultore, amico di Galàzio.

callìmaco Decano del consiglio degli anziani, nonno di Galàzio.

Kàulo Un orefice, padre del piccolo Aktìna, e amico fraterno di Pelìa e Zenòne .

zenòne Filosofo di Elèa, e decano del consiglio degli anziani.

Pelìa Un medico ricercatore, studioso dell'arte terapeutica.

ancìlio Un consigliere anziano.

NeÀrco Il tiranno di Elèa.

consigliere Al servizio di Neàrco.

il capitano delle guardie

la moglie di Pelìa

il piccolo zènore Figlio di Pelìa.

la piccola yelèa Figlia di Pelìa.

il piccolo Aktìna Figlio di Kàulo.

Guardie e sgherri Al servizio di Neàrco.

cittadini e consiglieri anziani

Scena: la città di Elèa del V sec. a. C.

( Elèa 425 a.C. circa )

La traduzione di alcuni nomi greci:

Galàzio = Azzurro.

lìkos = Lupo.

yelèa, derivato da Yèle, nome della ninfa protettrice della fonte sacra, da cui prende il nome la città.

aktìna = Raggio, raggio di luce.

Riferimenti storici:

546 a.C. circa I Focèi fuggono da Focèa

541 a.C. = Si combatte la battaglia di Alàlia

540 a.C. = Viene fondata la città di Elèa

499 a.C. = Sollevazione ionica contro i Persiani

494 a.C. = Riconquista persiana della Ionia

490 a.C. = Nascita di Zenòne.

425 a.C. circa Morte di Zenòne.

 

ATTO I

Scena prima

 

La casa di Galàzio.

Galàzio è in compagnia di Janìra, la sua innamorata.

[ Seduti poco distanti l'uno dall'altra nel peristilio, il cortile interno della casa, sono entrambi intenti a scrivere, ognuno per proprio conto.]

Janìra Ehi, Galàzio, mi ascolti?

Galàzio Sì?!

Janìra Voltati, … che bramo il tuo parere, maestro!

Galàzio Oh, quale onore, uhm, … porgo umilmente orecchio, … suvvia che son curioso!

Janìra Vado?

Galàzio [ Con ironia.] Avviati pure, ma sulla scia della melodiosa Musa voglio sperare, … acciocché le labbra tue, soavi, sappian ben spillare le giuste note!

Janìra Bene, ci provo allora, … e che Calliope mi aiuti!

Galàzio No, non ti ci provare, sii schietta invece, e quanto più te stessa, ché la Musa… ben poco ama il lezioso!

Janìra Che fai, mi prendi in giro?

Galàzio Giammai, … forza, che da te mi attendo il meglio!

Janìra [ Stizzita.] Ancora?!

Galàzio è sol la prima volta che odo sospirar tuoi versi, dunque, …!

Janìra Senti, se continui, … ti giuro che mai più prenderò sul serio codesto comico sbruffone!

Galàzio [ Sorridendo con ironia.]

Oh, perdono! Perdona il mio sarcasmo, hai pur ragione, ma sei fin troppo seria:

giusto volevo distrarti dall'esser troppo presa.

È un trucco degli attori, sai:

 

il Tragico, prima d'andar per mosse, ha da sghignazzare per sviare il blocco del pudore, e di contro il Comico… ha da essere estremamente serio, se vuole strappar sorrisi!

 

È il gioco delle parti: è nell'ambiguo che si cela “il vero”, questo è il segreto.

 

Ma suvvia, fammi sentire, ché più non apro bocca, ti giuro!

 

[ Si schiarisce la voce, gli volta le spalle, e movendo qualche passo, assorta, prende a declamare i suoi versi.]

 


- Più non vede l'occhio di Eleutèria,

Galàzio [ Con meraviglia.] Oh, ben suonano i tuoi versi, brava, … melodiose ben si muovono le note, ma, spiegami, che vuoi dire?

Janìra Eleutèria, la Libertà, più non vede uomini liberi ad Elèa, ché il maleficio fa paura, e tutto oscura. Persino il pensiero libero da corruzione, se esita a ribellarsi, al fine, pur dovrà adattarsi docile alla guerra mossa dal malaffare, ché più passa il tempo e più si radica nel vivere sociale, e, dunque, sempre più difficile sarà domarlo.

Galàzio Fa vedere?! [ Prende a leggere egli stesso il manoscritto, ne scorre i versi, poi: ]

[ Sorpreso.] Altro che discepola, sei tu la maestra, o Janìra!

Janìra Continui a prenderti gioco di me?, bada che se… [ Accenna a dargli un ceffone.]

Galàzio [ Lesto le blocca il braccio.] Non sono stato mai più serio, giuro!

Sono stupefatto: mai mi accorsi del tuo talento, ma neppure… mai nulla facesti per mostrarlo.

Janìra Né tu a scoprirlo, o Galàzio! [ Da lui si scosta.]

Galàzio [ Con enfasi, ed uno sprazzo di ironia, sempre sbirciando tra i versi di Janìra.]

Oh, quale dolce sorpresa non colgo oggi a rimirar mia sposa!

Eppure lo sapevo, lo sapevo che c'era qualcosa che mi attraeva oltre misura, se pure… bene non capivo.

Non posso che complimentar me stesso, per averci avuto un sesto senso, che di sicuro ho proprio scelto la ragazza giusta, e oggi, pure, … ne ho la più piacevole conferma.

Janìra Ma non era al femminile codesto pregio?

Da che mondo è mondo, è peculiarità di donna averci un sesto senso, e pur la Vanità, mi pare: sempre si mostra con le trecce!

Galàzio Perché, son vanitoso?

Janìra No? Non fai che elogiar te stesso, … se pure è nel mio operato l'oggetto della disputa, non trovi?

Galàzio Oh, se mi spinsi a tal punto, perdona la mia incoerenza.

Non fu per vanità, t'assicuro, ma per pudore, ché non so essere diretto nel porgerti lusinga,

e di riflesso… pongo me stesso a rispecchiar la lode.

Perdona l'inesperienza, ché, pure, meglio dovrò imparare… a porgere con dovizia il sentimento che a te ogn'or mi stringe, o mia Janìra.

Janìra Provaci, allora!

Galàzio Non vorrei, però, correre il rischio di sembrarti troppo mieloso, e di scadere nel ridicolo per questo.

Janìra Sta' zitto allora, è meglio! Ché ancor veggo Vanità far capolino!

[ Stizzita gli volta le spalle. Si fa silenzio, … quando a un tratto: ]

Galàzio Quale dolce lusinga, il pensier che a te mi avvolge!

Quando la luna pallida coglie degli innamorati, triste, il sospirar notturno, anch'io sono lì, assorto, a contemplar le stelle.

Superfluo è il dormire, … ché il sogno pur si muove ad occhi aperti, e a te mi porta con docile trasporto, o casta mia Janìra: sei lì tra le mie braccia, ad occhi chiusi, in cedevole abbandono, ed il mio sguardo languido si posa, innamorato, a carezzar la celestiale tua visione.

Tale è l'armonia di pace, che al cor m'infonde quel frangente, che più… non vorrei distoglier da te la mia attenzione!

[ Si prostra ai suoi piedi, in ginocchio, prendendole una mano, e implorante.]

Ma, pure, ora sei qui, o rosea ninfèa, ed il profumo tuo inebriante mi confonde, lascia che io possa riempirti di carezze, allora, e, con le mie, assaporare il tepor delle tue labbra, acciocché esso, bacio casto, si ponga per sempre a suggello del grande amore, che per te, o mia Janìra, muove Galàzio!

[ Entra Lìkos, battendo scherzosamente le mani.]

Lìkos Grande, Galàzio, grande!

Janìra [ Stizzita.] Da quanto sei qua, o impudente d'un fratello?

Lìkos Oh, non temere, sorellina, sono appena giunto.

Janìra Cos'è, nostra madre non ti insegnò a bussare, prima di entrare in casa d'altri?

Lìkos Oh, no! È solo che era aperto, ho sentito Galàzio recitar dei versi, e pensavo stesse provando: non volevo interromperlo, tutto qui.

Ma tu piuttosto, o sorellina, se io ho sbagliato, tu pure sei in errore: non si lascia così lo spasimante, che ha dato prova di cotanta ostentazione, non credi?, … Almeno un bacio!

Janìra [ Ancora più indispettita.] Non sono affari tuoi, o Lìkos!, …

Ma pure, tuttavia, … devo proprio dire che hai ragione!

[ Protende, con gentil movenza, il braccio, ad invitare Galàzio, che si avvicina prendendole la mano: si baciano teneramente, … più non la smettono.]

Lìkos Ehi, ehi, ehi! [ Visibilmente imbarazzato.] Ho detto un bacio, non di consumar la prima notte!

Janìra Cos'è fratello, fors'è che sei geloso, al fine?

Lìkos Non essere pure sfrontata. È che sono venuto per provare le scene dell'Edipo, non ricordi?

Ma, pure, ora mi colgo a reggere la fiamma ad Afrodìte, … e per altro senza volerlo!

Galàzio Dì pure, invece, che te la sei proprio cercata, o Lìkos.

Lìkos Va bene, chiedo venia! Non succederà mai più, ve lo prometto!, vi bastan le mie scuse?

Galàzio Beh, ora va già meglio, che dici, Janìra, lo perdoniamo?

Janìra E sia, brutto invadente, ma la prossima volta… [ Indispettita.] uhm, sai che ti faccio?

Galàzio Orsù, dunque, veniamo a noi, Lìkos, ché abbiamo da lavorare.

Resti con noi, Janìra?

Janìra Certo! C'è da chiederlo?

Galàzio Bene. [ Poi rivolto a Lìkos.]

Sai, ho già messo a punto qualche idea, ma rivediamole insieme, ch'è meglio:

sei pronto?

Lìkos Certamente, vai, … forza che ti ascolto.

Galàzio Bene, proviamo ad immaginare la scena allora.

[ Si schiarisce la voce, poi sbirciando sul suo manoscritto, in piedi, mimando il racconto con gestualità da attore.]

Tu sei là, nelle vesti di Edìpo, con un cappellaccio di cuoio cadente sulla fronte, appoggiato con fare pensieroso ad una verga rinsecchita,

[ Con enfasi.] ma la sfinge ti osserva, famelica:

con piglio severo e la bocca sbavante, già pronta a farti schizzare gli occhi dalla testa, finalmente, ti impone l'arcano dilemma:

- Dimmi, figliolo,

qual è l'animale che al mattino cammina quadrupede,

al pomeriggio, in movenza sicura, issa sé stesso a deambulare su solo due gambe,

e la sera, pur stanco del giorno, usa solo tre delle sue possibili leve?

[ Con maggiore enfasi.]

Esprimiti, dunque, ma solo se sicuro,

ché perigliosa la fretta… è fatale a smembrarti le ossa! -

- La rupe, all'ingresso di Tebe, si mostra scoscesa, male si presta alla corsa in caso d'errore, ché con solo quattro salti la sfinge ti coglie, e di certo è la fine!

Il fremito per l'angoscia, ostile, s'affianca alla calma, che, pure, il meditare t'impone!

Il sudore t'imperla la fronte, ché è rischioso il momento, non riesci a conciliare la pazienza con la fretta , che pure t'assale, perché sanguinaria la belva già alletta il suo sguardo, a rimirar

dell'agognata preda le carni!

Ma pure, nell'insieme, non devi scordare che vesti i panni di Edìpo, perché sicurezza egli ostenta, per essere un saggio.

E tuttavia, malvagia, pur perniciosa la belva si muove e, con impazienza, scalpita, rigirandosi sul posto: quel po' di serenità occorrente, rimasta ad Edìpo, a pensare di fino, pur si distrae,

scossa dalla terribile visione!

[ Poi, rivolto all'amico: ]

Beh, che ti sembra di questa parte, può funzionare?

Lìkos Per la testa di Athéna, mi ha gelato il sangue la tua descrizione: se solo riuscissi… a suscitar, tra gli astanti, una benché minima parte di cotanta emozione, già sarebbe un trionfo!

Galàzio Oh, è solo fantasia la mia, non mi costa poi tanto inventarmi la scena.

Lìkos Io non sarei così bravo!

Galàzio Ed io… non lo sarei a produrre la mimica, ed il giusto tono di voce.

Ben altre emozioni si alzerebbero dalla folla, credi, al punto di prepararmi alla fuga…ancor pria di finire la prima battuta.

Lìkos Ma va', non dire scemate!

Galàzio Oh, è la verità, ché son goffo ad imitar le movenze.

Ma suvvia, bando alle ciance, completiamo la scena, ché, poi, dovremo provarla.

Dove eravamo rimasti?

Ah, ecco, … Edìpo è nervoso, non riesce a pensare, si spreme il cervello, e i peli del mento continua a spulciare, con ansiosa movenza, quasi che, da essi, volesse mungere il giusto responso!

Assorto accenna a movenza, d'un sol passo si scosta,

ma la belva in risposta, furente, s'erge sulle zampe d'avanti, ed acciglia lo sguardo, ché, attenta,

è già pronta a scattare ad un suo pur minimo accenno.

Edìpo si accorge, trasale, ma è ben deciso a risolver l'arcano, non pensa a scappare e, di rimando, beffardo, abbozza un sorriso!

[ Rumore di passi, dal di fuori. Il cigolio della porta annuncia una visita.]

Galàzio Chi è là!

[ Una voce dall'esterno.] - Sono io, figliolo. -

Galàzio Oh, nonno, sei tu?!

[ Canuto, il vecchio nonno, ma dall'aspetto ancor fiero, entra e, salutando, chiede: ]

nonno Che state provando?

Galàzio Una scena di Edìpo, o nonno, … e del suo travaglio incestuoso!

nonno Oh, ne fai un bel dire, figliolo, …

Ma ben d'onde ne avrete a modellarvi le scene, …

che sono ostiche alquanto e, pure, altrettanto vi faranno sgobbare , vedrete!

Lìkos Oh, lo sappiamo, … ce ne siamo già accorti.

Ma di tempo ce n'è, di sicuro, … siamo solo all'inizio.

nonno Bene, io vado allora, ché così vi lascio lavorare tranquilli!

Galàzio E no, nonno, te ne vuoi già andare?

Non ti scordi qualcosa?

nonno Non avevo nulla con me, ed ora, pure, me ne esco ancor spoglio!

Galàzio [ Deluso e un po' contrariato.] Sì, sì, … vabbe'!

Mi avevi promesso qualcosa, non ricordi?

Ti dissi del nostro desiderio: di voler ricordare in teatro il popolo focèo,

e tu ti impegnasti a farci da guida, che i tuoi ricordi, dicesti, - Son pur sempre vitali! –

nonno Oh, sì, sì, certo, non mi sono scordato.

Galàzio Beh, allora, siediti dunque, e prova a riordinar la memoria, vuoi?

nonno E sia! [Prende posto a sedere.]

Galàzio [ Con l'entusiasmo di un bambino.] Su, su, raccontaci di Ciro, nonno: il Persiano!,

dimmi: fu davvero un grand'uomo?

nonno Oh, lei, di certo, è bellissima: Janìra… è meravigliosa!

Janìra [ Sorpresa.] Oh, grazie! Sei gentilissimo, nonno! [ Si alza a dargli un bacio.]

Galàzio Ehi, ehi, ehi, che son geloso!

[ Riacquistando, poi, una espressione più seria.]

Dimmi, nonno, perché Ciro ce l'aveva tanto con Focèa,

che senso aveva prendersela con uno più debole, che aveva da guadagnarci, insomma?

nonno Non è che ce l'avesse con Focèa, o con le altre città del “ Paniònio “;

e non credo avesse manie di grandezza all'epoca, o chissà qual'altro strano proposito;

forse, invece, voleva solo darci una lezione, perché, in realtà, ai suoi occhi, agimmo da codardi!

Ricorda che… non volemmo affiancarlo, quando fu attaccato dal maestoso esercito di Creso,

il re di Lidia, il quale, pure, dominava noi stessi da invasore, a quei tempi.

Beh, in fondo, non è facile spiegare i motivi dell'una o dell'altra parte.

Le città greche della Iònia, da parte loro, nemmeno sospettavano, ma neanche lontanamente,

quale fosse la statura del loro interlocutore, e poi l'altro, Creso, aveva dimostrato una bravura senza pari in campo militare, che il suo dominio, in terra d'Asia, si estendeva sempre più potente:

faceva paura, insomma.

Per la sua forza distruttrice, era logico pensare che non esistesse avversario alcuno, a quell'epoca, capace di batterlo in campo aperto.

Vedi, a volte, … le cose succedono perché devono succedere.

Non sempre c'è un motivo valido, o un torto da assegnare con estrema sicurezza.

È la vita!

Il “ Corso della Storia “ non sempre si mostra coerente!

La Vita ha una logica tutta sua, … e, per quanto pure ci sforzassimo di capire, a noi resterebbe incomprensibile. Di sicuro, solo gli Dei sanno quel che succederà domani!

Eh, figliolo, … strana è la Vita!, … e pure l'Uomo è molto strano: non so darti torto!

Galàzio Dai, nonno, continua, che successe dopo, quando il generale persiano cinse d'assedio Focèa?

nonno Oh, è presto detto!

Arpàgo, quello che tu chiami il generale persiano, e che, in realtà, era un Mèdo di nascita, era, sì, nobile per investitura, ma pure, e soprattutto, era nobile per il suo comportamento!

Era una persona per bene, insomma: estremamente leale!

Ascolta quel che successe, e comprenderai da solo.

Immagina Focèa, i cui confini sono posti tra terra e mare, e in più difesa da una enorme ed alta cinta muraria, un po' come si presenta, oggi, la nostra stessa Elèa, per capirci, che, pure, molto gli somiglia per l'aspetto.

Bene,

era consuetudine, tra i Persiani, con l'avvento di Ciro, issare dei terrapieni, a ridosso delle mura assediate. Erano così abili, quelli, da spostare quantità enormi di terriccio, o altro materiale, utile a raggiungere la sommità delle mura stesse, tanto che sarebbe stato facile, persino ad un'imberbe, scavalcarle.

Oh, era tanta la fatica! Ma pur bisogna dire che dava degli ottimi risultati.

Nel caso di Focèa, però, Arpàgo, forse mosso a compassione per il troppo sangue che si versava in quei frangenti, cercò un compromesso: La resa, senza spargimento di sangue!

Gli bastava che si abbattesse una delle torri dei bastioni, in segno di accettata capitolazione,

e, poi, si sarebbe trovato un pur soddisfacente accordo, per entrambi!

Focèa era ben conscia del mal partito che gli si sarebbe presentato in campo di battaglia, e accettò, a condizione, però, di poter deliberare in consiglio, e senza sentire il fiato dei Persiani sul collo.

In poche parole, chiese ad Arpàgo… di allontanare le sue truppe, ad una ragionevole distanza, onde potessero deliberare con calma: uno stratagemma, in fondo!

Galàzio E cosa disse Arpago?

nonno Oh, egli non era uno stupido!,

ma pure acconsentì, facendogli capire di avere ben compreso cosa volessero fare, ma che, data la situazione, avrebbe accettato qualsiasi responso venisse dai Focèi, e si allontanò, … in attesa.

Ecco, ragazzi! Volete sentire, adesso, come i nostri cantori descrissero quel frangente? Ascoltate:


Funesta agli occhi suoi paréa la resa,

e onde il vanto di sé stessa

serbar perenne ella potesse,

audace,

quale ultimo natio sussulto,

Focèa, in fuga,

a tenebra notturna affidò la sorte sua!

Al mare die' le sue Pentacontère*,

e all'antico Ingegno, altrove, acconsentì di andare:

libero dal giogo,

su pei flutti a cercar dimora!

* ( le sue navi )


[ Il giovane si alza sconsolato, non nasconde la sua delusione.]


Galàzio Oh, ma, dunque, al fine fuggirono?!

[ Muove pochi passi, pensieroso, allorché il nonno in risposta: ]

nonno Ehi, ehi!, cos'è, non ti piace Elèa?

[ Col sorriso sulle labbra.] Non vivi bene da queste parti?

In fondo, somiglia molto a Focèa, sai?!

Anche qui il sole tramonta ad Occidente, davanti ai nostri occhi, e si leva a Levante, alle nostre spalle, senza accecarci nel contemplare di buon'ora la mattutina, meravigliosa distesa salmastra!

E poi … anche la gente è la stessa.

Qui, ad Elèa, … ci è più facile il commercio: ci troviamo a dominare nel bel mezzo delle rotte di sempre, quasi fossimo al centro dell'Universo!

E, ancora, … pur minore si presenta il rischio di essere attaccati, sai?

Sono tanti gli Stati a noi affini, qui, lungo la costa, per cultura, per lingua, e per costumi, che,

per altro, per la civiltà raggiunta, ormai, sono tutti certamente più propensi a fare della pace un comune privilegio.

E ti sembra poca cosa la Pace, o Galàzio?

[ Con grande enfasi.] La Pace!, Uhm, altro recondito dominio degli Dei!

Che, pure, sembra… loro stessi non sappiano apprezzare, … per niente!

La guerra, ragazzi, ti costringe ai lutti, all'ansioso ribollir del sangue, che non sa se troverà risveglio l'indomani!

La Pace, invece, infervora le menti: ché quando più sano è il vivere sociale più si presta a stimolare le Arti, certo più consona espressione che la guerra… all'intelletto umano.

Proprio tu, o Galàzio, non potresti essere quel che sei, e fare quel che fai, se ci fosse la guerra.

La Natura ci ha fatto ben diversi dagli animali, dunque ci sarà un motivo, non trovi?

[ Con disprezzo.] La guerra… è la morte dell'intelletto!

Galàzio [ Visibilmente imbarazzato.] Scusa, nonno, che tu sia nel giusto è cosa vera e, alla fine, il tuo ragionamento… pure mi ha convinto.

Perdono!

Perdona l'imbarazzo, ché, sicuramente, non avendo vissuto di persona il sacrificio dell'esule, il mio sentire si muove ignaro a valutare tale condizione, … perdonami!

nonno Oh, neanch'io ho vissuto da esule, essendo nato ad Elèa settant'anni or sono.

Mio padre ben seppe farmi capire, però, ciò che vi racconto, che, invero, impiegò tutto il tempo di una intera traversata in mare, da Elèa a Focèa, per narrarmi la sua storia!

Lìkos Sei stato a Focèa? Ma non era pericoloso?

nonno Oh, no, le acque s'erano piuttosto calmate, all'epoca: erano già passati almeno sette anni dalla riconquista della Iònia da parte dei Persiani, e poi mio padre andava lì per commerciare, non per altro. C'è da dire, però, che i Focèi rimasti, seppure assoggettati all'invasore, mai più seppero riportare all'antico splendore la nostra “beneamata”.

Galàzio Oh, nonno, si fa sempre più interessante il tuo racconto.

Ti prego, va' avanti, e perdonami, ché ora meglio valuterò, e con più attenzione.

Dimmi, che successe dopo ai fuggitivi?

Perché, poi, si scelse Elèa per l'approdo decisivo?

nonno Oh, aspetta, aspetta, non correre!

I Focèi, raccolte le poche cose che potevano trasportare, presero il largo e, per dirtela in breve, diressero la loro prua verso Chìo, convinti di potere acquisire le isole Eunùsse, che per altro non gli furono concesse.

A questo punto, ancor delusi, decisero di salpare per l'isola di Cìrno * , finalmente:

* ( L'attuale Corsica)

per Alàlia, una nostra antica colonia, a ridosso del mar Tirreno, proprio là, di fronte alle coste etrusche.

Ma, ancor prima di dirigere gli scafi verso codesta destinazione, alcuni di loro, mossi da Vendetta, salparono per Focèa, per annientare la guarnigione persiana rimasta a presidio della città.

Eh, ma la sorte fu beffarda!

Lìkos Perché, che successe?

nonno [ Con gli occhi sbarrati.] Oh, la sortita a Focèa non ci doveva essere, ché si mostrò di molto cattivo auspicio!

Tornarono vittoriosi dall'intento, e, poi, riunite tutte le navi al largo, qualcuno propose un giuramento, e, gettata in mare una massa di ferro, tutti promisero solennemente di non fare più ritorno a Focèa, se prima quella ferraglia non fosse riemersa dai flutti, pensate!

Ma, non più tardi di un giorno e di una notte, alcuni mossero a nostalgia e, pur spergiuri, tornarono al suolo natio.

Furono più della metà di loro a compiere quella scelta!

Gli altri, però, erano ben decisi, e raggiunsero Alàlia, dove restarono per ben cinque anni, allorché, Etruschi e Cartaginesi insieme, per il dominio commerciale su quel braccio di mare, ma pure indispettiti dalla nostra presenza forte, e per niente accondiscendente, ci mossero battaglia:

erano il doppio delle nostre forze, ma noi pure sapevamo andar per mare, e li sconfiggemmo!

Ben poco, però, rimase delle nostre navi, ormai inutilizzabili a contrar difesa, e tutti d'accordo,

ancora una volta, abbandonarono la città, che restò deserta, spoglia di vita e di ricchezza, e ripararono tra gli amici calcìdi di Reghion. **

** ( L'attuale Reggio Calabria.)

Ma la sorte non finì di accanirsi:

quelli di noi fatti prigionieri… ebbero a pagare un più aspro tributo!

Galàzio Aspetta, nonno, lascia che questo lo racconti io, vuoi, … ché m'hai già detto, ricordi?

Correggimi, però, se di troppo altero la scena, Posso?

nonno Forza, sì, … continua pure!

Galàzio [ Con trasporto.] Etruschi e Cartaginesi si contesero la preda, e quelli, tra i prigionieri, che in numero maggiore toccarono in bottino agli Agillèi, furono condotti in una radura deserta, e, circondati, furono bersaglio delle pietre, che gli Etruschi, maledetti, scagliarono sulla torma!

[ Con grande enfasi.] I sassi sibilavano minacciosi, sferzando l'aria di bruma già pesante!

Sordi, i colpi, s'ammassavano con bramosia di morte!

Quegli occhi spalancati dal terrore, increduli, mai videro cotanto bestiale impegno accanirsi in macabra missione!

Le grida laceravano il silenzio, il sangue si gelava ad udir quell'urla, che persino i cani mossero alla fuga!

[ Ancora con grande astio.] Orrendo turpiloquio di Natura, che, mostruoso, inermi vite mietesti

al desco della Morte, qual perversa istigazione mai ti mosse?

Quale fu l'ingegno che ordì cotanto male? Razza maledetta!


E il maleficio calò su quella terra, che, rossa di sangue intrisa, levò agli Dei il suo spasmodico lamento, e l'ignominia di quell'atto… tutta si mostrò, in avvenire, in un incantesimo dannoso

per chiunque, sia pure ignaro, calpestasse quelle pietre, perché in storpi ed impotenti trasformava, fossero animali, o bestie rare, o umani, per tutti era di egual tormento!

[ Mostra di placarsi, e con voce più tranquilla: ]

Solo il sacrificio a quei defunti, in regalìa splendente a loro, mitigò la sorte di quell'infausto giorno, che ancor oggi si perpetua ad abbonir quel maleficio, con gare ginniche ed equestri in loro nome, a ricordar funesto il dramma!

Lìkos [ Contenendo l'euforia del momento, pur si alza in piedi, e ritma, con battito pacato delle mani, il suo consenso .] Superbo, Galàzio, superbo, pure mi hai commosso, e penso che, a recitar di meglio, io stesso non sarei all'altezza!

nonno Bravo figliolo, ché, nondimeno, assai veritiero si mostra il tuo racconto. Bravo!

Gaàzio Oh, sei tu, o nonno, il mio maestro, … a te l'onore,

anche se pur di poco mi mossi ad avvicinarmi al vero!

[ Janìra lo abbraccia commossa, poi si scosta.]

Ma su, nonno, a te la parola ora, continua, ché tale entusiasmo meglio si presta a memorizzare con enfasi le gesta andate. Certo, c'è un bel lavoro da fare, per ricordare il valore della nostra gente!

Lìkos Hai detto che Reghion ci fu amica, ma per quanto tempo si approfittò dell'ospitalità calcìde?

nonno Bah, non per molto, che subito si trovò l'accordo a rimodellar dimora stabile, in quel territorio che, oggi, chiamiamo orgogliosi col nome di Elèa!

Non fu difficoltoso, ché già qui vantavamo dei possedimenti allora, in amichevole accordo con la gente enòtra che popolava la zona.

Già da tempo, una nostra piccolissima colonia commerciale s'era qui insediata.

Un semplice emporio, insomma, per snellire il viaggio delle navi che da Focèa trafficavano con l'Occidente.

Fu così anche per Alàlia, alle sue origini, e per Massàlia * , l'altra nostra colonia più a ponente.

* ( L'attuale Marsiglia, in Francia.)

Il nome del piccolo borgo marinaro, allora esistente, era Yèle, dal nome della Ninfa che i popolani veneravano quale patrona della fonte sacra. È tutt'ora esistente, sapete? È la stessa sorgente… che ancora alimenta le nostre terme.

Poi, chissà perché, … forse per il nostro linguaggio un po' più deciso, … o per la cattiva abitudine dei nostri a mutar gli accenti deboli, … il nome, pian piano, si trasformò in Yelè, a cui , spontaneamente, nel linguaggio parlato, si aggiunse una più consona finale.

Del dittongo iniziale, poi, rimase solo il suono più forte, … e da Yelèa , quasi senza accorgersene,

si passò a sillabare “ Elèa!”

Galàzio Uhm, è interessante, nonno, … che strana metamorfosi!

Ah, ma, … tornando a prima, … all'atto dell'insediamento, non hai, forse, pronunciato la parola accordo?

nonno Certo, perché, considerate le mire del bellicoso popolo lucano, a Poseidònia faceva comodo la presenza di gente greca: già questo sarebbe bastato a trattenere i barbari dall'offesa;

gli stessi amici di Reggio trovavano man forte ai loro commerci lungo la costa, e gli Enòtri, da par loro, avrebbero rinforzata la difesa del territorio: ti pare niente?

Almeno, quella volta, la sorte ci aveva teso una mano benevola, finalmente.


Beh, cos'altro potrei aggiungere, a questo punto…

forse, … ma no, rischierei di cadere nel privato, in cose del tutto personali, che alcun pregio avrebbero per ciò che mi chiedete.

Però!, …Una cosa, però, ve la voglio dire, … ché mi è rimasta alquanto cara l'emozione: ascoltate!

[ Con voce narrante, quasi sussurrando.]

L'altra mattina, … sì, due o tre giorni or sono, … il mio amico Èfesto, il pescatore, mi condusse seco ad issar le reti, ché il suo figliolo fu preso da un brutto mal di gola, mi disse, e non poteva uscire in mare.

Quando fummo al largo, a ridosso delle reti, il sole ancora non era apparso!

Èfesto, ricordo, mi chiese di controllare i remi, e così cambiai di posto:

fu allora che mi accorsi di quanto mare avessimo percorso, ché la città tutta si vedeva, con un sol colpo d'occhio, dal promontorio del tempio all'insenatura dello scoglio!

Gli occhi, però, ancora assonnati, mal coglievano l'insieme, complice, sicuramente, la spessa aria mattutina, e il sole che ancor non si mostrava.

Èfesto, ad ogni pesce colto, ne esaltava rumorosamente la bellezza, ché gli occhi gli brillavano entusiasti, come ad un imberbe!

- Ehi, Callìmaco – disse – dovresti venire in mare un po' più spesso, che, oggi, sembra… mi porti un gran bene la tua presenza! Guarda, guarda che bestione, e come si dimena, … tieni ferma la barca, usa i remi: saldo, ché rischia di scappare! -

A quelle parole, fui colto dall'entusiasmo io stesso, … e anch'io mi mossi ad avvistare i pesci, che, ancor sott'acqua, si dimenavano tra le maglie infìde.

Che spettacolo, ragazzi!

[ Sussurrando, ma con ancor più enfasi.]

D'un tratto, però, la luce si fece abbagliante, il sole finalmente...

aveva fatto capolino, al di là delle colline!

Presi a stropicciarmi gli occhi, e con lo sguardo rivolto alla città, … in un'apparizione quasi irreale, indovinate:

[ Con grande enfasi, e la voce tremula dall'emozione:]

c'era Focèa, innanzi a me!

Il cuore mi batteva come un tamburo!, il fremito mi attraversava le budella!,

le lacrime insidiose molestavano la vista!

Caddi a sedere di botto!

Dèi dell'universo, fu la stessa immagine che ancor serbavo nei miei occhi di bambino:

ero poco più di un lattante allora, nei ricordi di quell'unico viaggio!

No, ragazzi, … non è stato un sogno!

Se non era per Èfesto, in tutti questi anni vissuti qui ad Elèa, mai mi sarei accorto di quanto l'una ricalcasse dell'altra le sembianze, e che Athèna mi sia testimone:

son proprio come due sorelle, nate dalla stessa madre, e nello stesso giorno, tanto si somigliano!

Non scorderò mai quel giorno, ed Èfesto, già mio amico, oggi, mi è ancor più caro per l'inaspettato regalo!

[ Due lacrime nostalgiche gli solcano le guance.]

Galàzio [ Si avvicina al vecchio, accarezzandogli la testa.] Su, su, nonno, ti sei commosso?

Anch'io mi sento turbato, sai?

Lìkos Ed io non sono da meno: mi ha preso la pelle d'oca, ad ascoltar cotanto dire!

[ Janìra osserva teneramente compiaciuta, scrutando con stupore le lacrime del vecchio.]

[ Dun tratto, Lìkos scatta in piedi.]

Su, su , nonno, bando alla tristezza, … andiamo!

Sì, andiamo tutti in spiaggia, ché imbarchiamo un po' di buon umore:

usciamo a rimirar “ l'orgasmo di Natura “, ché il sole ormai è sulla via del mare, fra un po' si posa!

Forza, forza, ché lo spettacolo incomincia, andiamo!

[ Sia pure a sorpresa, il suo invito coinvolge tutti, e tutti si muovono, pronti per uscire.]

Janìra Orsù, ché il tramonto non aspetta, Galàzio, [ Lo prende per mano.] forza, forza!

ESCONO.

- Più non vede l'occhio di Eleutèria,

Galàzio [ Con meraviglia.] Oh, ben suonano i tuoi versi, brava, … melodiose ben si muovono le note, ma, spiegami, che vuoi dire?

Janìra Eleutèria, la Libertà, più non vede uomini liberi ad Elèa, ché il maleficio fa paura, e tutto oscura. Persino il pensiero libero da corruzione, se esita a ribellarsi, al fine, pur dovrà adattarsi docile alla guerra mossa dal malaffare, ché più passa il tempo e più si radica nel vivere sociale, e, dunque, sempre più difficile sarà domarlo.

Galàzio Fa vedere?! [ Prende a leggere egli stesso il manoscritto, ne scorre i versi, poi: ]

[ Sorpreso.] Altro che discepola, sei tu la maestra, o Janìra!

Janìra Continui a prenderti gioco di me?, bada che se… [ Accenna a dargli un ceffone.]

Galàzio [ Lesto le blocca il braccio.] Non sono stato mai più serio, giuro!

Sono stupefatto: mai mi accorsi del tuo talento, ma neppure… mai nulla facesti per mostrarlo.

Janìra Né tu a scoprirlo, o Galàzio! [ Da lui si scosta.]

Galàzio [ Con enfasi, ed uno sprazzo di ironia, sempre sbirciando tra i versi di Janìra.]

Oh, quale dolce sorpresa non colgo oggi a rimirar mia sposa!

Eppure lo sapevo, lo sapevo che c'era qualcosa che mi attraeva oltre misura, se pure… bene non capivo.

Non posso che complimentar me stesso, per averci avuto un sesto senso, che di sicuro ho proprio scelto la ragazza giusta, e oggi, pure, … ne ho la più piacevole conferma.

Janìra Ma non era al femminile codesto pregio?

Da che mondo è mondo, è peculiarità di donna averci un sesto senso, e pur la Vanità, mi pare: sempre si mostra con le trecce!

Galàzio Perché, son vanitoso?

Janìra No? Non fai che elogiar te stesso, … se pure è nel mio operato l'oggetto della disputa, non trovi?

Galàzio Oh, se mi spinsi a tal punto, perdona la mia incoerenza.

Non fu per vanità, t'assicuro, ma per pudore, ché non so essere diretto nel porgerti lusinga, e di riflesso… pongo me stesso a rispecchiar la lode.

Perdona l'inesperienza, ché, pure, meglio dovrò imparare… a porgere con dovizia il sentimento che a te ogn'or mi stringe, o mia Janìra.

Janìra Provaci, allora!

Galàzio Non vorrei, però, correre il rischio di sembrarti troppo mieloso, e di scadere nel ridicolo per questo.

Janìra Sta' zitto allora, è meglio! Ché ancor veggo Vanità far capolino!

[ Stizzita gli volta le spalle. Si fa silenzio, … quando a un tratto: ]

Galàzio Quale dolce lusinga, il pensier che a te mi avvolge!

Quando la luna pallida coglie degli innamorati, triste, il sospirar notturno, anch'io sono lì, assorto, a contemplar le stelle.

Superfluo è il dormire, … ché il sogno pur si muove ad occhi aperti, e a te mi porta con docile trasporto, o casta mia Janìra: sei lì tra le mie braccia, ad occhi chiusi, in cedevole abbandono, ed il mio sguardo languido si posa, innamorato, a carezzar la celestiale tua visione.

Tale è l'armonia di pace, che al cor m'infonde quel frangente, che più… non vorrei distoglier da te la mia attenzione!

[ Si prostra ai suoi piedi, in ginocchio, prendendole una mano, e implorante.]

Ma, pure, ora sei qui, o rosea ninfèa, ed il profumo tuo inebriante mi confonde, lascia che io possa riempirti di carezze, allora, e, con le mie, assaporare il tepor delle tue labbra, acciocché esso, bacio casto, si ponga per sempre a suggello del grande amore, che per te, o mia Janìra, muove Galàzio!

[ Entra Lìkos, battendo scherzosamente le mani.]

Lìkos Grande, Galàzio, grande!

Janìra [ Stizzita.] Da quanto sei qua, o impudente d'un fratello?

 

Lìkos Oh, non temere, sorellina, sono appena giunto.

Janìra Cos'è, nostra madre non ti insegnò a bussare, prima di entrare in casa d'altri?

Lìkos Oh, no! È solo che era aperto, ho sentito Galàzio recitar dei versi, e pensavo stesse provando: non volevo interromperlo, tutto qui.

Ma tu piuttosto, o sorellina, se io ho sbagliato, tu pure sei in errore: non si lascia così lo spasimante, che ha dato prova di cotanta ostentazione, non credi?, … Almeno un bacio!

Janìra [ Ancora più indispettita.] Non sono affari tuoi, o Lìkos!, …

Ma pure, tuttavia, … devo proprio dire che hai ragione!

[ Protende, con gentil movenza, il braccio, ad invitare Galàzio, che si avvicina prendendole la mano: si baciano teneramente, … più non la smettono.]

Lìkos Ehi, ehi, ehi! [ Visibilmente imbarazzato.] Ho detto un bacio, non di consumar la prima notte!

Janìra Cos'è fratello, fors'è che sei geloso, al fine?

Lìkos Non essere pure sfrontata. È che sono venuto per provare le scene dell'Edipo, non ricordi?

Ma, pure, ora mi colgo a reggere la fiamma ad Afrodìte, … e per altro senza volerlo!

Galàzio Dì pure, invece, che te la sei proprio cercata, o Lìkos.

Lìkos Va bene, chiedo venia! Non succederà mai più, ve lo prometto!, vi bastan le mie scuse?

Galàzio Beh, ora va già meglio, che dici, Janìra, lo perdoniamo?

Janìra E sia, brutto invadente, ma la prossima volta… [ Indispettita.] uhm, sai che ti faccio?

Galàzio Orsù, dunque, veniamo a noi, Lìkos, ché abbiamo da lavorare.

Resti con noi, Janìra?

Janìra Certo! C'è da chiederlo?

Galàzio Bene. [ Poi rivolto a Lìkos.]

Sai, ho già messo a punto qualche idea, ma rivediamole insieme, ch'è meglio: sei pronto?

Lìkos Certamente, vai, … forza che ti ascolto.

Galàzio Bene, proviamo ad immaginare la scena allora.

[ Si schiarisce la voce, poi sbirciando sul suo manoscritto, in piedi, mimando il racconto con gestualità da attore.]

Tu sei là, nelle vesti di Edìpo, con un cappellaccio di cuoio cadente sulla fronte, appoggiato con fare pensieroso ad una verga rinsecchita, [ Con enfasi.] ma la sfinge ti osserva, famelica: con piglio severo e la bocca sbavante, già pronta a farti schizzare gli occhi dalla testa, finalmente, ti impone l'arcano dilemma: - Dimmi, figliolo, qual è l'animale che al mattino cammina quadrupede, al pomeriggio, in movenza sicura, issa sé stesso a deambulare su solo due gambe, e la sera, pur stanco del giorno, usa solo tre delle sue possibili leve? [ Con maggiore enfasi.] Esprimiti, dunque, ma solo se sicuro, ché perigliosa la fretta… è fatale a smembrarti le ossa! - - La rupe, all'ingresso di Tebe, si mostra scoscesa, male si presta alla corsa in caso d'errore, ché con solo quattro salti la sfinge ti coglie, e di certo è la fine! Il fremito per l'angoscia, ostile, s'affianca alla calma, che, pure, il meditare t'impone! Il sudore t'imperla la fronte, ché è rischioso il momento, non riesci a conciliare la pazienza con la fretta , che pure t'assale, perché sanguinaria la belva già alletta il suo sguardo, a rimirar dell'agognata preda le carni! Ma pure, nell'insieme, non devi scordare che vesti i panni di Edìpo, perché sicurezza egli ostenta, per essere un saggio. E tuttavia, malvagia, pur perniciosa la belva si muove e, con impazienza, scalpita, rigirandosi sul posto: quel po' di serenità occorrente, rimasta ad Edìpo, a pensare di fino, pur si distrae, scossa dalla terribile visione! [ Poi, rivolto all'amico: ] Beh, che ti sembra di questa parte, può funzionare? Lìkos Per la testa di Athéna, mi ha gelato il sangue la tua descrizione: se solo riuscissi… a suscitar, tra gli astanti, una benché minima parte di cotanta emozione, già sarebbe un trionfo! Galàzio Oh, è solo fantasia la mia, non mi costa poi tanto inventarmi la scena. Lìkos Io non sarei così bravo! Galàzio Ed io… non lo sarei a produrre la mimica, ed il giusto tono di voce. Ben altre emozioni si alzerebbero dalla folla, credi, al punto di prepararmi alla fuga…ancor pria di finire la prima battuta. Lìkos Ma va', non dire scemate! Galàzio Oh, è la verità, ché son goffo ad imitar le movenze. Ma suvvia, bando alle ciance, completiamo la scena, ché, poi, dovremo provarla. Dove eravamo rimasti? Ah, ecco, … Edìpo è nervoso, non riesce a pensare, si spreme il cervello, e i peli del mento continua a spulciare, con ansiosa movenza, quasi che, da essi, volesse mungere il giusto responso! Assorto accenna a movenza, d'un sol passo si scosta, ma la belva in risposta, furente, s'erge sulle zampe d'avanti, ed acciglia lo sguardo, ché, attenta, è già pronta a scattare ad un suo pur minimo accenno. Edìpo si accorge, trasale, ma è ben deciso a risolver l'arcano, non pensa a scappare e, di rimando, beffardo, abbozza un sorriso! [ Rumore di passi, dal di fuori. Il cigolio della porta annuncia una visita.] Galàzio Chi è là! [ Una voce dall'esterno.] - Sono io, figliolo. - Galàzio Oh, nonno, sei tu?! [ Canuto, il vecchio nonno, ma dall'aspetto ancor fiero, entra e, salutando, chiede: ] nonno Che state provando? Galàzio Una scena di Edìpo, o nonno, … e del suo travaglio incestuoso! nonno Oh, ne fai un bel dire, figliolo, … Ma ben d'onde ne avrete a modellarvi le scene, … che sono ostiche alquanto e, pure, altrettanto vi faranno sgobbare , vedrete! Lìkos Oh, lo sappiamo, … ce ne siamo già accorti. Ma di tempo ce n'è, di sicuro, … siamo solo all'inizio. nonno Bene, io vado allora, ché così vi lascio lavorare tranquilli! Galàzio E no, nonno, te ne vuoi già andare? Non ti scordi qualcosa? nonno Non avevo nulla con me, ed ora, pure, me ne esco ancor spoglio! Galàzio [ Deluso e un po' contrariato.] Sì, sì, … vabbe'! Mi avevi promesso qualcosa, non ricordi? Ti dissi del nostro desiderio: di voler ricordare in teatro il popolo focèo, e tu ti impegnasti a farci da guida, che i tuoi ricordi, dicesti, - Son pur sempre vitali! – nonno Oh, sì, sì, certo, non mi sono scordato. Galàzio Beh, allora, siediti dunque, e prova a riordinar la memoria, vuoi? nonno E sia! [Prende posto a sedere.] Galàzio [ Con l'entusiasmo di un bambino.] Su, su, raccontaci di Ciro, nonno: il Persiano!, dimmi: fu davvero un grand'uomo? nonno Oh, lei, di certo, è bellissima: Janìra… è meravigliosa! Janìra [ Sorpresa.] Oh, grazie! Sei gentilissimo, nonno! [ Si alza a dargli un bacio.] Galàzio Ehi, ehi, ehi, che son geloso! [ Riacquistando, poi, una espressione più seria.] Dimmi, nonno, perché Ciro ce l'aveva tanto con Focèa, che senso aveva prendersela con uno più debole, che aveva da guadagnarci, insomma? nonno Non è che ce l'avesse con Focèa, o con le altre città del “ Paniònio “; e non credo avesse manie di grandezza all'epoca, o chissà qual'altro strano proposito; forse, invece, voleva solo darci una lezione, perché, in realtà, ai suoi occhi, agimmo da codardi! Ricorda che… non volemmo affiancarlo, quando fu attaccato dal maestoso esercito di Creso, il re di Lidia, il quale, pure, dominava noi stessi da invasore, a quei tempi. Beh, in fondo, non è facile spiegare i motivi dell'una o dell'altra parte. Le città greche della Iònia, da parte loro, nemmeno sospettavano, ma neanche lontanamente, quale fosse la statura del loro interlocutore, e poi l'altro, Creso, aveva dimostrato una bravura senza pari in campo militare, che il suo dominio, in terra d'Asia, si estendeva sempre più potente: faceva paura, insomma. Per la sua forza distruttrice, era logico pensare che non esistesse avversario alcuno, a quell'epoca, capace di batterlo in campo aperto. Vedi, a volte, … le cose succedono perché devono succedere. Non sempre c'è un motivo valido, o un torto da assegnare con estrema sicurezza. È la vita! Il “ Corso della Storia “ non sempre si mostra coerente! La Vita ha una logica tutta sua, … e, per quanto pure ci sforzassimo di capire, a noi resterebbe incomprensibile. Di sicuro, solo gli Dei sanno quel che succederà domani! Eh, figliolo, … strana è la Vita!, … e pure l'Uomo è molto strano: non so darti torto! Galàzio Dai, nonno, continua, che successe dopo, quando il generale persiano cinse d'assedio Focèa? nonno Oh, è presto detto! Arpàgo, quello che tu chiami il generale persiano, e che, in realtà, era un Mèdo di nascita, era, sì, nobile per investitura, ma pure, e soprattutto, era nobile per il suo comportamento! Era una persona per bene, insomma: estremamente leale! Ascolta quel che successe, e comprenderai da solo. Immagina Focèa, i cui confini sono posti tra terra e mare, e in più difesa da una enorme ed alta cinta muraria, un po' come si presenta, oggi, la nostra stessa Elèa, per capirci, che, pure, molto gli somiglia per l'aspetto. Bene, era consuetudine, tra i Persiani, con l'avvento di Ciro, issare dei terrapieni, a ridosso delle mura assediate. Erano così abili, quelli, da spostare quantità enormi di terriccio, o altro materiale, utile a raggiungere la sommità delle mura stesse, tanto che sarebbe stato facile, persino ad un'imberbe, scavalcarle. Oh, era tanta la fatica! Ma pur bisogna dire che dava degli ottimi risultati. Nel caso di Focèa, però, Arpàgo, forse mosso a compassione per il troppo sangue che si versava in quei frangenti, cercò un compromesso: La resa, senza spargimento di sangue! Gli bastava che si abbattesse una delle torri dei bastioni, in segno di accettata capitolazione, e, poi, si sarebbe trovato un pur soddisfacente accordo, per entrambi! Focèa era ben conscia del mal partito che gli si sarebbe presentato in campo di battaglia, e accettò, a condizione, però, di poter deliberare in consiglio, e senza sentire il fiato dei Persiani sul collo. In poche parole, chiese ad Arpàgo… di allontanare le sue truppe, ad una ragionevole distanza, onde potessero deliberare con calma: uno stratagemma, in fondo! Galàzio E cosa disse Arpago? nonno Oh, egli non era uno stupido!, ma pure acconsentì, facendogli capire di avere ben compreso cosa volessero fare, ma che, data la situazione, avrebbe accettato qualsiasi responso venisse dai Focèi, e si allontanò, … in attesa. Ecco, ragazzi! Volete sentire, adesso, come i nostri cantori descrissero quel frangente? Ascoltate: Funesta agli occhi suoi paréa la resa, e onde il vanto di sé stessa serbar perenne ella potesse, audace, quale ultimo natio sussulto, Focèa, in fuga, a tenebra notturna affidò la sorte sua! Al mare die' le sue Pentacontère*, e all'antico Ingegno, altrove, acconsentì di andare: libero dal giogo, su pei flutti a cercar dimora! * ( le sue navi ) [ Il giovane si alza sconsolato, non nasconde la sua delusione.] Galàzio Oh, ma, dunque, al fine fuggirono?! [ Muove pochi passi, pensieroso, allorché il nonno in risposta: ] nonno Ehi, ehi!, cos'è, non ti piace Elèa? [ Col sorriso sulle labbra.] Non vivi bene da queste parti? In fondo, somiglia molto a Focèa, sai?! Anche qui il sole tramonta ad Occidente, davanti ai nostri occhi, e si leva a Levante, alle nostre spalle, senza accecarci nel contemplare di buon'ora la mattutina, meravigliosa distesa salmastra! E poi … anche la gente è la stessa. Qui, ad Elèa, … ci è più facile il commercio: ci troviamo a dominare nel bel mezzo delle rotte di sempre, quasi fossimo al centro dell'Universo! E, ancora, … pur minore si presenta il rischio di essere attaccati, sai? Sono tanti gli Stati a noi affini, qui, lungo la costa, per cultura, per lingua, e per costumi, che, per altro, per la civiltà raggiunta, ormai, sono tutti certamente più propensi a fare della pace un comune privilegio. E ti sembra poca cosa la Pace, o Galàzio? [ Con grande enfasi.] La Pace!, Uhm, altro recondito dominio degli Dei! Che, pure, sembra… loro stessi non sappiano apprezzare, … per niente! La guerra, ragazzi, ti costringe ai lutti, all'ansioso ribollir del sangue, che non sa se troverà risveglio l'indomani! La Pace, invece, infervora le menti: ché quando più sano è il vivere sociale più si presta a stimolare le Arti, certo più consona espressione che la guerra… all'intelletto umano. Proprio tu, o Galàzio, non potresti essere quel che sei, e fare quel che fai, se ci fosse la guerra. La Natura ci ha fatto ben diversi dagli animali, dunque ci sarà un motivo, non trovi? [ Con disprezzo.] La guerra… è la morte dell'intelletto! Galàzio [ Visibilmente imbarazzato.] Scusa, nonno, che tu sia nel giusto è cosa vera e, alla fine, il tuo ragionamento… pure mi ha convinto. Perdono! Perdona l'imbarazzo, ché, sicuramente, non avendo vissuto di persona il sacrificio dell'esule, il mio sentire si muove ignaro a valutare tale condizione, … perdonami! nonno Oh, neanch'io ho vissuto da esule, essendo nato ad Elèa settant'anni or sono. Mio padre ben seppe farmi capire, però, ciò che vi racconto, che, invero, impiegò tutto il tempo di una intera traversata in mare, da Elèa a Focèa, per narrarmi la sua storia! Lìkos Sei stato a Focèa? Ma non era pericoloso? nonno Oh, no, le acque s'erano piuttosto calmate, all'epoca: erano già passati almeno sette anni dalla riconquista della Iònia da parte dei Persiani, e poi mio padre andava lì per commerciare, non per altro. C'è da dire, però, che i Focèi rimasti, seppure assoggettati all'invasore, mai più seppero riportare all'antico splendore la nostra “beneamata”. Galàzio Oh, nonno, si fa sempre più interessante il tuo racconto. Ti prego, va' avanti, e perdonami, ché ora meglio valuterò, e con più attenzione. Dimmi, che successe dopo ai fuggitivi? Perché, poi, si scelse Elèa per l'approdo decisivo? nonno Oh, aspetta, aspetta, non correre! I Focèi, raccolte le poche cose che potevano trasportare, presero il largo e, per dirtela in breve, diressero la loro prua verso Chìo, convinti di potere acquisire le isole Eunùsse, che per altro non gli furono concesse. A questo punto, ancor delusi, decisero di salpare per l'isola di Cìrno * , finalmente: * ( L'attuale Corsica) per Alàlia, una nostra antica colonia, a ridosso del mar Tirreno, proprio là, di fronte alle coste etrusche. Ma, ancor prima di dirigere gli scafi verso codesta destinazione, alcuni di loro, mossi da Vendetta, salparono per Focèa, per annientare la guarnigione persiana rimasta a presidio della città. Eh, ma la sorte fu beffarda! Lìkos Perché, che successe? nonno [ Con gli occhi sbarrati.] Oh, la sortita a Focèa non ci doveva essere, ché si mostrò di molto cattivo auspicio! Tornarono vittoriosi dall'intento, e, poi, riunite tutte le navi al largo, qualcuno propose un giuramento, e, gettata in mare una massa di ferro, tutti promisero solennemente di non fare più ritorno a Focèa, se prima quella ferraglia non fosse riemersa dai flutti, pensate! Ma, non più tardi di un giorno e di una notte, alcuni mossero a nostalgia e, pur spergiuri, tornarono al suolo natio. Furono più della metà di loro a compiere quella scelta! Gli altri, però, erano ben decisi, e raggiunsero Alàlia, dove restarono per ben cinque anni, allorché, Etruschi e Cartaginesi insieme, per il dominio commerciale su quel braccio di mare, ma pure indispettiti dalla nostra presenza forte, e per niente accondiscendente, ci mossero battaglia: erano il doppio delle nostre forze, ma noi pure sapevamo andar per mare, e li sconfiggemmo! Ben poco, però, rimase delle nostre navi, ormai inutilizzabili a contrar difesa, e tutti d'accordo, ancora una volta, abbandonarono la città, che restò deserta, spoglia di vita e di ricchezza, e ripararono tra gli amici calcìdi di Reghion. ** ** ( L'attuale Reggio Calabria.) Ma la sorte non finì di accanirsi: quelli di noi fatti prigionieri… ebbero a pagare un più aspro tributo! Galàzio Aspetta, nonno, lascia che questo lo racconti io, vuoi, … ché m'hai già detto, ricordi? Correggimi, però, se di troppo altero la scena, Posso? nonno Forza, sì, … continua pure! Galàzio [ Con trasporto.] Etruschi e Cartaginesi si contesero la preda, e quelli, tra i prigionieri, che in numero maggiore toccarono in bottino agli Agillèi, furono condotti in una radura deserta, e, circondati, furono bersaglio delle pietre, che gli Etruschi, maledetti, scagliarono sulla torma! [ Con grande enfasi.] I sassi sibilavano minacciosi, sferzando l'aria di bruma già pesante! Sordi, i colpi, s'ammassavano con bramosia di morte! Quegli occhi spalancati dal terrore, increduli, mai videro cotanto bestiale impegno accanirsi in macabra missione! Le grida laceravano il silenzio, il sangue si gelava ad udir quell'urla, che persino i cani mossero alla fuga! [ Ancora con grande astio.] Orrendo turpiloquio di Natura, che, mostruoso, inermi vite mietesti al desco della Morte, qual perversa istigazione mai ti mosse? Quale fu l'ingegno che ordì cotanto male? Razza maledetta! E il maleficio calò su quella terra, che, rossa di sangue intrisa, levò agli Dei il suo spasmodico lamento, e l'ignominia di quell'atto… tutta si mostrò, in avvenire, in un incantesimo dannoso per chiunque, sia pure ignaro, calpestasse quelle pietre, perché in storpi ed impotenti trasformava, fossero animali, o bestie rare, o umani, per tutti era di egual tormento! [ Mostra di placarsi, e con voce più tranquilla: ] Solo il sacrificio a quei defunti, in regalìa splendente a loro, mitigò la sorte di quell'infausto giorno, che ancor oggi si perpetua ad abbonir quel maleficio, con gare ginniche ed equestri in loro nome, a ricordar funesto il dramma! Lìkos [ Contenendo l'euforia del momento, pur si alza in piedi, e ritma, con battito pacato delle mani, il suo consenso .] Superbo, Galàzio, superbo, pure mi hai commosso, e penso che, a recitar di meglio, io stesso non sarei all'altezza! nonno Bravo figliolo, ché, nondimeno, assai veritiero si mostra il tuo racconto. Bravo! Gaàzio Oh, sei tu, o nonno, il mio maestro, … a te l'onore, anche se pur di poco mi mossi ad avvicinarmi al vero! [ Janìra lo abbraccia commossa, poi si scosta.] Ma su, nonno, a te la parola ora, continua, ché tale entusiasmo meglio si presta a memorizzare con enfasi le gesta andate. Certo, c'è un bel lavoro da fare, per ricordare il valore della nostra gente! Lìkos Hai detto che Reghion ci fu amica, ma per quanto tempo si approfittò dell'ospitalità calcìde? nonno Bah, non per molto, che subito si trovò l'accordo a rimodellar dimora stabile, in quel territorio che, oggi, chiamiamo orgogliosi col nome di Elèa! Non fu difficoltoso, ché già qui vantavamo dei possedimenti allora, in amichevole accordo con la gente enòtra che popolava la zona. Già da tempo, una nostra piccolissima colonia commerciale s'era qui insediata. Un semplice emporio, insomma, per snellire il viaggio delle navi che da Focèa trafficavano con l'Occidente. Fu così anche per Alàlia, alle sue origini, e per Massàlia * , l'altra nostra colonia più a ponente. * ( L'attuale Marsiglia, in Francia.) Il nome del piccolo borgo marinaro, allora esistente, era Yèle, dal nome della Ninfa che i popolani veneravano quale patrona della fonte sacra. È tutt'ora esistente, sapete? È la stessa sorgente… che ancora alimenta le nostre terme. Poi, chissà perché, … forse per il nostro linguaggio un po' più deciso, … o per la cattiva abitudine dei nostri a mutar gli accenti deboli, … il nome, pian piano, si trasformò in Yelè, a cui , spontaneamente, nel linguaggio parlato, si aggiunse una più consona finale. Del dittongo iniziale, poi, rimase solo il suono più forte, … e da Yelèa , quasi senza accorgersene, si passò a sillabare “ Elèa!” Galàzio Uhm, è interessante, nonno, … che strana metamorfosi! Ah, ma, … tornando a prima, … all'atto dell'insediamento, non hai, forse, pronunciato la parola accordo? nonno Certo, perché, considerate le mire del bellicoso popolo lucano, a Poseidònia faceva comodo la presenza di gente greca: già questo sarebbe bastato a trattenere i barbari dall'offesa; gli stessi amici di Reggio trovavano man forte ai loro commerci lungo la costa, e gli Enòtri, da par loro, avrebbero rinforzata la difesa del territorio: ti pare niente? Almeno, quella volta, la sorte ci aveva teso una mano benevola, finalmente. Beh, cos'altro potrei aggiungere, a questo punto… forse, … ma no, rischierei di cadere nel privato, in cose del tutto personali, che alcun pregio avrebbero per ciò che mi chiedete. Però!, …Una cosa, però, ve la voglio dire, … ché mi è rimasta alquanto cara l'emozione: ascoltate! [ Con voce narrante, quasi sussurrando.] L'altra mattina, … sì, due o tre giorni or sono, … il mio amico Èfesto, il pescatore, mi condusse seco ad issar le reti, ché il suo figliolo fu preso da un brutto mal di gola, mi disse, e non poteva uscire in mare. Quando fummo al largo, a ridosso delle reti, il sole ancora non era apparso! Èfesto, ricordo, mi chiese di controllare i remi, e così cambiai di posto: fu allora che mi accorsi di quanto mare avessimo percorso, ché la città tutta si vedeva, con un sol colpo d'occhio, dal promontorio del tempio all'insenatura dello scoglio! Gli occhi, però, ancora assonnati, mal coglievano l'insieme, complice, sicuramente, la spessa aria mattutina, e il sole che ancor non si mostrava. Èfesto, ad ogni pesce colto, ne esaltava rumorosamente la bellezza, ché gli occhi gli brillavano entusiasti, come ad un imberbe! - Ehi, Callìmaco – disse – dovresti venire in mare un po' più spesso, che, oggi, sembra… mi porti un gran bene la tua presenza! Guarda, guarda che bestione, e come si dimena, … tieni ferma la barca, usa i remi: saldo, ché rischia di scappare! - A quelle parole, fui colto dall'entusiasmo io stesso, … e anch'io mi mossi ad avvistare i pesci, che, ancor sott'acqua, si dimenavano tra le maglie infìde. Che spettacolo, ragazzi! [ Sussurrando, ma con ancor più enfasi.] D'un tratto, però, la luce si fece abbagliante, il sole finalmente... aveva fatto capolino, al di là delle colline! Presi a stropicciarmi gli occhi, e con lo sguardo rivolto alla città, … in un'apparizione quasi irreale, indovinate: [ Con grande enfasi, e la voce tremula dall'emozione:] c'era Focèa, innanzi a me! Il cuore mi batteva come un tamburo!, il fremito mi attraversava le budella!, le lacrime insidiose molestavano la vista! Caddi a sedere di botto! Dèi dell'universo, fu la stessa immagine che ancor serbavo nei miei occhi di bambino: ero poco più di un lattante allora, nei ricordi di quell'unico viaggio! No, ragazzi, … non è stato un sogno! Se non era per Èfesto, in tutti questi anni vissuti qui ad Elèa, mai mi sarei accorto di quanto l'una ricalcasse dell'altra le sembianze, e che Athèna mi sia testimone: son proprio come due sorelle, nate dalla stessa madre, e nello stesso giorno, tanto si somigliano! Non scorderò mai quel giorno, ed Èfesto, già mio amico, oggi, mi è ancor più caro per l'inaspettato regalo! [ Due lacrime nostalgiche gli solcano le guance.] Galàzio [ Si avvicina al vecchio, accarezzandogli la testa.] Su, su, nonno, ti sei commosso? Anch'io mi sento turbato, sai? Lìkos Ed io non sono da meno: mi ha preso la pelle d'oca, ad ascoltar cotanto dire! [ Janìra osserva teneramente compiaciuta, scrutando con stupore le lacrime del vecchio.] [ Dun tratto, Lìkos scatta in piedi.] Su, su , nonno, bando alla tristezza, … andiamo! Sì, andiamo tutti in spiaggia, ché imbarchiamo un po' di buon umore: usciamo a rimirar “ l'orgasmo di Natura “, ché il sole ormai è sulla via del mare, fra un po' si posa! Forza, forza, ché lo spettacolo incomincia, andiamo! [ Sia pure a sorpresa, il suo invito coinvolge tutti, e tutti si muovono, pronti per uscire.] Janìra Orsù, ché il tramonto non aspetta, Galàzio, [ Lo prende per mano.] forza, forza!

ESCONO.

Scritto da Pino Fortunato  
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