Link
il Gioco dei Serpenti
| La Storia e i bisogni Spirituali |
|
|
|
| Storia-Medicina - Storia-Medicina | |||
| Scritto da Fabrizio Nunnari | |||
|
.Papà, mi spieghi cosa è la storia?
STORIA E BISOGNI SPIRITUALI – UN NECESSARIO CONFRONTO TRA MORTI E VIVENTI Nel 1949 veniva pubblicata come opera postuma “Apologia della storia”, uno dei più importanti lavori del medievista Marc Bloch[1], ed esordiva la sua analisi con questa citazione: ” Papà, spiegami che cos’è la storia..” A tanti anni di distanza la lettura e l’interpretazione data da Bloch nel tentare di rispondere a questa “banale” domanda, ci risulta ancora tra le più efficaci, soprattutto grazie ad una grossa opera di divulgazione ed ampliamento conseguita da altre grandi figure della ricerca come Luciene Fevbre e Fernand Braudel.
E’ forse con questi nomi che potremmo iniziare la nostra osservazione per una nuova visione della storia e della sua utilità pratica nel nostro quotidiano. Non più come un mero insegnamento dogmatico impartito dalla cattedra ad assopiti scolari annoiati, ma come un metodo conoscitivo di reale efficacia del nostro presente. Di riscoperta radicale delle questioni ancora aperte. Fortunatamente non bisogna guardare tanto lontano nel tempo per avere altre nuove proposte. L’altra figura che mi sento di citare in causa, per venire incontro ai nostri assunti, è Piero Bevilacqua, storico contemporaneo dell’Università “La Sapienza” di Roma, a lungo studioso della storia del paesaggio e del territorio italiano[2]. Il punto di partenza di Bevilacqua è il medesimo già impiegato da Bloch. La convergente visione di questi studi ci può proporre validi spunti di riflessione. La prima via interpretativa è quella che riconosce l’inevitabile circolarità del passato e del presente, proprio perché la storia è “una scienza degli uomini nel tempo”, che “(...) ha incessantemente bisogno di unire lo studio dei morti a quello dei viventi”. Lo studio del passato, infatti, ha sempre bisogno del presente, perché senza la facoltà di apprendere ciò che vive lo storico altro non sarebbe che un utile antiquario e la sua rincorsa del tempo perduto rischierebbe di risultare vana, se non giustamente alimentata dalle esperienze della propria epoca: “E’ il presente che pone le domande al passato, non viceversa” [3]- scrive Bevilacqua (con accenti che riecheggiano Croce). Tutto ciò che abbiamo alle spalle, quindi, resta muto se non lo fa rivivere la nostra curiosità, come anche il nostro bisogno spirituale di oggi. Anche l’evento più remoto si colora di senso se parla alle nostre attuali passioni di conoscenza, altrimenti sprofonda fatalmente nel gelo del silenzio, come la gran parte delle cose accadute. Eppure, nonostante questo reciproco implicarsi di passato e presente - anche nell’ottica della progettazione del futuro - la condizione esistenziale della modernità pare essere quella di una riduzione della temporalità alla sola dimensione dell’istante o, che è lo stesso, dell’evento, singolo, puntuale, senza radici alle sue spalle e incapace di orientarsi nella direzione dell’avvenire. Un presente molto povero di conoscenza storica e quindi parzialmente cieco. Ecco quindi la necessità “rivoluzionaria” di un mutamento di alcuni (molti) quadri mentali da cui spesso ci lasciamo soffocare. [1] M. Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico, Einaudi, 1998. [2] P. Bevilacqua, L’utilità della storia, il passato e gli altri mondi possibili, Donzelli, 2007. [3] Ibid., p. 33.
|
Eventi:
Scienza Arte e TaiJi
Esercizi di Salute
Quale è la differenza tra 'forma' ed 'Essenza"? |
| Leggi tutto... |
Avvertenza
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001». |














