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Consapevolezza Storica come Medicina

MEMORIA [me'mɔrja]
s.f.

facoltà dell'animo di conservare e rievocare esperienze e conoscenze passate/ immagine o idea che resta di qualcuno o qualcosa / tutto ciò che costituisce un documento o un ricordo del passato[1].


Può sembrare una assonanza incongruente e fuori luogo quella di aprire, nell’ambito de “Il cantiere della salute”, una rubrica che si occupi di ricerca, di metodologia e di studi storici. Per certi versi è lampante un po’ di bizzarria, ma in queste righe di apertura tenteremo, per quanto ci è possibile, fare un po’ di chiarezza.

Nel discutere la possibilità di un “intervento storico” all’interno del sito non posso nascondere i moltissimi spunti che ne sono nati, i quali in questa sede non possono essere esposti tutti per ovvie ragioni. Ho notato con piacere uno degli articoli costitutivi dello statuto dell’associazione, per la precisione il punto “A” del numero due, che tra i suoi scopi si pone anche quello di promuovere la diffusione e la valorizzazione della “educazione alla salute” intesa comeapproccio interdisciplinare che mira a favorire un atteggiamento positivo nei confronti della Salute” stessa. Uno dei primi stimoli davvero significativi.

Tentando di chiarire il legame tra scienza medica e scienza storica potremmo iniziare con una semplice domanda: a cosa serve la storia? O meglio, perché questa disciplina, per molti versi bistrattata e spesso sminuita della sua efficacia formativa, torna oggi sempre più spesso a rappresentare una necessità reale nella comprensione di vasti settori culturali?

Lo sforzo di dare una risposta apre molte vie. Ad esempio, è sensato considerare la scarsa conoscenza storica un male, o quanto meno causa scatenante di “certi mali”? Quanto sappiamo veramente di noi, oggi, senza conoscere il trascorso, più o meno recente, che ha prodotto gli eventi che circondano il nostro quotidiano?

Ma è evidente: sapremmo ben poco, poiché esattamente come un bambino ha bisogno dei giusti esempi per imparare, gli adulti necessitano da sempre di validi esempi del passato per progredire e migliorarsi.

Lo scorso 19 novembre 2008, a Roma, è stato presentato in anteprima nazionale il rapporto “L’utilità della storia”, sostenuto e patrocinato dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma, e da diverse università laziali. L’introduzione del rapporto citava così: “Mentre il ruolo “ufficiale” della Storia appare sempre più defilato,(sottolineatura mia) sia nel campo dell’istruzione che nella vita pubblica, l’interesse diffuso verso temi di natura storica è ormai da anni in costante crescita. Un fenomeno che coinvolge in particolare l’Europa occidentale, testimoniato dai successi della saggistica e, soprattutto, della narrativa di settore”[2]. Un affermazione di per se controversa, che delinea da un lato come la cultura e l’attenzione verso la ricerca storica abbia subito (e continua a subire) un abbandono graduale da parte delle istituzioni, ma al contempo dimostra come la ricerca storica sia ancora ritenuta, da parte dell’opinione pubblica, un ambito ancora importante, indispensabile e molto coinvolgente.

Il rapporto, successivamente, ci offre una interessante panoramica statistica svolta su alcuni campioni di varia tipologia sociale. Il giudizio finale dato dai maggiori studiosi impegnati in questa analisi (tra i quali Giuseppe Carlo Marino, Giuseppe Parlato, Giovanni Sabbatucci, Alessandra Staderini e Victor Zaslavsky) ha asserito che: “ emerge una richiesta, ancora inespressa e non rappresentata in forma compiuta, di un’offerta di cultura storica di maggiore qualità. Richiesta probabilmente ancora circoscritta a un segmento di alto livello culturale, ma proprio per questo di grande attualità e originalità. In una fase generalmente riconosciuta di “globalizzazione culturale” e di “perdita della memoria”, appare infatti sempre più richiesta un’azione delle istituzioni e del mondo della cultura per un recupero della conoscenza e della consapevolezza del passato”[3].

Il sintomo di tale necessità appare quindi evidente.

A tale affermazione mi sento di voler aggiungere, senza pretese, che tale sperata offerta andrebbe garantita senza riserve anche a più ampi strati sociali con una maggiore capacità interdisciplinare. Con più determinazione laddove ancora oggi l’elemento della conoscenza storica appare più sottovalutato e svilito. Senza entrare nel merito di critiche inconcludenti, “Farmalibri” ha riconosciuto questa esigenza soprattutto in merito alle vicende che riguardano il nostro territorio ma senza dimenticare di offrire una panoramica il più possibile ampia e non settaria di tale visione.

Negli approfondimenti che seguiranno questa breve introduzione avremo sicuramente modo di specificare e chiarire questi nostri interessi, cogliendo analisi ed esempi che ci aiuteranno nella comprensione.



[1] http://www.dizionario-italiano.it e Vocabolario della lingua italiana “Garzanti” 2004: Ad vocem.

[2] Testo completo reperibile in museicapitolini.org/content/download/.../Comunicato+stampa.pdf. Da segnalare anche l’intero sito internet dedicato alla rassegna La settimana della storia 2008 in : www.settimanadellastoria2008.it.

[3] Ibid., p. 2.

 

Scritto da Fabrizio Nunnari  
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