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Chi era Ludwig ?

Chi era Ottone Federico Guglielmo Luigi II di Baviera? Ludwig era veramente un malato di mente? Un pazzo romantico autore di opere sdolcinate ed eccessive? Il re solitario ed egoista vissuto nel sogno, timorato di Dio, forse gay come descritto da Luchino Visconti?
O Luigi II di Baviera fu un re che vedeva lontano, troppo lontano, un esempio per le generazioni future, che solo oggi, con quel che sta accadendo nel mondo, può esser veramente compreso?

Per dare una risposta a queste domande abbiamo visitato uno ad uno i suoi meravigliosi castelli.
L’immagine, certo del tutto personale, è una figura di uno strano re che va riletta per quel grande personaggio che era, forse un grande re.

Ludwig fu un sovrano aperto al progresso, si impegnò per aumentare il grado di istruzione del suo popolo, costruì scuole elementari e secondarie, fondò l’Accademia delle Arti Figurative e la “Technische Hochschule” di Monaco. Con la “Wittelsbacher Stifrung” favorì l’artigianato artistico della Baviera e fu uno dei primi a realizzare l’azione della “Croce Rossa”. Non ultimo il discusso sostegno all’opera di Wagner aprì aprire nuove strade nel campo della musica e portò all’istituzione del teatro wagneriano di Bayeruth. Fu proprio la delusione riguardo i progetti wagneriani che gli fee rompere definitivamente i contatti con la corte e riportò il giovane Ludwig a l suo splendido isolamente in cui era statao educato.

Luigi nacque il 25 agosto 1845, figlio del principie ereditario Massimiliano e di Maria principessa di Prussia. Tre anni dopo nacque suo fratello Ottone. Il giovane Luigi passò la fanciullezza nel castello di Hohenschwangau, vagando per i boschi e frequentando i semplici e schietti abitanti del luogo. Mai un amico. Le fantastiche pitture del castello di Hohenschwangau che rappresentavano la saga germanica lo affascinavano. Si interessava di arte e letteratura, prediligeva le liriche di Schiller.
A 16 anni ebbe l’occasione di assistere alla rappresentazione del Lohering di Richard Wagner, la stessa leggenda che era rappresentata sulle pareti della sala da pranzo del castello e che lo seguì per tutta la sua opera (basti guardare il laghetto sotterraneo fatto costruire nel giardino del castello di Linderhof. Da quel giorno scoppiò il suo amore verso la musica e verso Riccardo Wagner.
Nell’agosto 1963 conobbe Bismarck, per il quale nutrì sempre rispetto e ammirazione, ricambiata tanto che sembra che il cancelliere di ferro avesse nel suo studio un quadro di Ludwig II di Baviera.

Aveva 18 anni quando cinse la corona, e benché non avesse ricevuta una educazione alla politica, Ludwig prese molto sul serio il suo compito di capo di Stato. Aveva idee progressiste e chiare: desiderava realizzare un regno in cui la cultura e le arti fiorissero, un regno che diventasse faro per tutta l’Europa futura. Una utopia, un sogno in cui lui viveva.
A chi pensa che da giovane sognatore non si facesse rispettare valga l’episodio riportato da Julius Desing in “Konig Ludeig II, Sein Leben”
In un colloquio con i rappresentanti della camera il giovane re chiese ad uno di loro cosa pensasse circa la riduzione dell’esercizio finanziario da sei ai due anni. Costui0 rispose che essa sarebbe stata molto vantaggiosa per l’economia della Baviera. Luigi replicò: “Ricordo bene, signor deputato, che Lei, e con Lei la maggioranza della Camera, una volta era contraria ad una tale riduzione.” “Certamente, ma ciò avveniva solo per devoto attaccamento alla venerata memoria del padre di Vostra Maestà, che preferiva l’esercizio finanziario sessennale.”
Allora il re lo ammonì con queste parole: “Come può un re sapere la verità se gli stessi consiglieri oggi si esprimono in un modo e domani in un altro, anziché manifestare la loro opinione secondo scienze e coscienza?”

Tale il carattere del giovane Luigi, ed è forse già da qui che iniziò ad essere osteggiato da ministri e deputati che pensavano di fare del giovane re un loro strumento. Luigi era di buona pasta, ascoltava tutti i consigli, era capace di cambiare le sue idee se i consiglieri facevano giuste osservazioni, ma era sin troppo rigido riguardo il suo progetto ‘culturale’.
Fu proprio per tale progetto, osteggiato duramente, uno dei suoi primi atti: rintracciare Richard Wagner e di invitarlo a corte. L’incontro avvenne 4 maggio 1964 e fu prolifica per ambedue le parti. Luigi progettò la creazione a Monaco di una scuola germanica di musica e decise la costruzione di un nuovo grande teatro dell’opera. Monaco avrebbe superato Vienna.
Il piano fallì per l’opposizione della borghesia di Monaco. Per di più Wagner aveva partecipato con Bakunin alle barricate di Dresda nel 1949 ed era ricercato in quanto rivoluzionario. Il re, profondamente amareggiato e offeso, dovette piegarsi alle proteste e rinunciare al suo progetto. Nel dicembre 1965 invitò Wagner a lasciare la Baviera. Questo provvedimento portò ad una rottura con il Governo che non si sarebbe mai sanata.

Nell’estate del 1966 re Luigi dovette prendere un’altra decisione su cui non era assolutamente d’accordo. Aborriva la guerra, avrebbe voluto che il suo regno restasse neutrale e al di fuori delle beghe di famiglia, aveva persino minacciato di abdicare, ma infine dovette cedere e firmare l’ordine di mobilitazione contro la Prussia. La guerra durò tre settimane e fu un vero dramma per la Baviera costretta a pagare un grave tributo di sangue e il risarcimento di una cifra pari a 54 milioni di marchi d’oro.
Il 22 febbraio 1967 ebbe luogo il fidanzamento di Ludwig con sua cugina Sofia Carlotta di Baviera, sorella dell’amata imperatrice Elisabetta d’Austria (Sissi). Il matrimonio era fissato per il 12 ottobre, ma due giorni prima, senza alcun preavviso, Luigi ruppe il fidanzamento. Da allora rinunziò ad ogni idea di sposarsi.
Intanto la vita di corte gli stava sempre più stretta, le meschinità e gli intrighi di palazzo erano la cosa più lontana al suo carattere schietto, onesto e vivace. Il re iniziò a tornare sui luoghi della sua adolescenza e a frequentare quei contadini con cui non doveva in ogni momento sospettare tranelli e tradimenti.

Fu durante una delle sue cavalcate nei pressi del castello di Hohenschwangau che decise la costruzione di un favoloso castello sulle rovine di Schwanstein, e il termine ‘favoloso’ era letterale: sarebbe stato un castello da fiaba, a monito ed esempio di intere generazioni future. Non a caso quel castello è diventato il simbolo di Walt Disney e del suo impero.
Era il febbraio 1968 quando i piani di costruzioni iniziarono a prendere corpo. Se Monaco non poteva avere la sua scuola di musica e il suo grande teatro dell’opera avrebbe destato l’interesse del mondo con i suoi monumenti.   Nel 1874 iniziò la costruzione del castello di Linderhof Linderhof Herrenchieemsepresso Oberammergau, che Ludwig avrebbe abitato per otto anni. Nel 1878 quella del castello di Herrenchiemsee, sull’isola dei “Signori” nel algo di Chiem, una Versailles in miniatura dedicata al Re Sole, “Nec Pluribus Impar” Nessuno è superiore a me. Questo era il suo motto.

Intanto nel 1870 la tensione tra Prussia e Francia era cresciuta a dismisura ed una altro conflitto era inevitabile. Anche questa volta re Luigi si dichiarò contrario alla guerra, ma in base al trattato del 1866 anche la Baviera fu travolta dagli eventi. Le armate tedesche passarono in Francia di vittoria in vittoria, il Parlamento bavarese gli “consigliò” di proporre al re di Prussia la corona imperiale germanica poiché l’unione di tutti gli Stati tedeschi in un grande reich era ormai inevitabile, Luigi era contrario ma con un abile mossa il conte di Holnstein gli fece scrivere una un messaggio in tal senso. IL 18 gennaio 1871, nella reggia di Versailles re Guglielmo di Prussia fu proclamato imperatore di Germania. Tutta la nobiltà tedesca era presente alla solenne cerimonia: solo Luigi II di Baviera era assente.

Le notevoli spese sostenute alla costruzione dei castelli furono per gli oppositori l’occasione per denigrare il re e per proiettarlo verso la sua fine. In realtà fu un alibi. Secondo i dati ufficiali il re godeva di entrate per 5.5 milioni di marchi e si trovava indebitato per 13 milioni. Poca cosa. In base a notizie fornite dalla stampa indipendente l’indebitamento non era nemmeno così alto: “L’intero deficit della cassa reale, escluso il debito già regolato da alcuni anni, ammonta a circa 6 milioni e mezzo. Ma cosa è questa cifra a fronte di circa 4 milioni e mezzo di lista civica annua?” Così scriveva il “Beliner Tageblatt” del 9 giugno 1886.
La storia del re spendaccione dalle mani bucate è forse una mera fanfaronata giunta per osteggiare i progetti del re, il cui rigore e la cui onestà intellettuale impediva in qualche modo intrighi e corruttele di palazzo. Ormai Ludwig viveva isolato e non vedeva mai nessuno, chiuso nel suo mondo lasciava era ormai un re latitante. Il bisogno d'affetto, le delusioni,i suoi sogni lo rendevano sempre più poeta e non più re. I suoi castelli erano in realtù monumenti. Una rivalsa.

Re Luigi II di Baviera, in arte Ludwig, fu a mio modesto parere un grande re. Al di là dei castelli di Neuscwanstein, Linderhof e Herrenchiemsee, fu un sovrano aperto al progresso, si impegnò per aumentare il grado di istruzione del suo popolo, costruì scuole elementari e secondarie, fondò l’Accademia delle Arti Figurative e la “Technische Hochschule” di Monaco, favorì favorì l’artigianato artistico e fu uno dei primi a realizzare l’azione della “Croce Rossa”. Luigi II viene visto o come un re scapestrato  o venerato come il “re delle fiabe”. Fu  un uomo dalla personalità molto complessa e difficile da giudicare. Con i forse e i ma la storia non si fa. A 125 anni dalla nascita possiamo però averne un'idea che esuli dai soliti luoghi comuni, pazzo, sognatore, omossessuale.

 

 

 

 

DOSSIER LUDWIG

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