Home Sezioni le Storie La Festa delle Stuzze

Amici

Global News

Corsi

Campus Internazionale a Pechino

ll M. George Xu presenta

3° Campus internazionale di Arti Marziali - Cina 2010 BEIJING 09-23 Dicembre 2010 - Beijing Imperial Palace and Wan Shou Temple. Una rara ed unica opportunità di allenarsi con 18 maestri di Arti Marziali Interne fra i più famosi nei loro stili in Cina.
Gli stili praticati saranno:  Xing Yi dei 12 animali -  Xin Yi dei 5 elementi - Taiji stile Yang - Taiji stile Wu - Taiji stile Chen - Lan Shou Quan - Liu He Ba Fa - Hou Nan Xin Yi dei 10 animali -  Ba Gua - Tong Bei.

Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
La Festa delle Stuzze PDF Stampa E-mail
Storia-Medicina - Storie
Scritto da Gabriele Carcano   

"La Notte della Candelora 1298"

 

Era una notte buia e tempestosa, dallo scuro del bosco ferrosi soldati attendevano un ordine di guerra.

Anticoli, lì in fondo nel buio era inerme, addormentata e sicura come a suo tempo fu Troia. La trappola stava per scattare e in breve Anticoli di Campagna sarebbe stata terreno di conquista, di espropri e di lutti.
I soldati erano lì, con la faccia buia nel buio, con gli occhi di gatto, freddi e rapaci, guidati da cavalieri senza macchia e paura. Tra questi Artemio Conti Sertillo dei Gizzi Cajetani cavalcava fiero e silenzioso, pronto a sguaianar la spada ed ad abbassar la lancia.

L'esercito dei Cajetani avrebbe attaccato Anticoli da due parti: dal basso della valle, scendendo in silenzio da Monte Porciano, e contemporaneamente alle spalle, dalla cresta dei mnti, partendo da Torre Cajetani.

La tattica era sicura: avrebbero sopreso il nemico in una atroce tenaglia. La vittoria era certa; un'altra rocca degli odiati Colonna sarebbe caduta nelle mani del Papa Imperatore.

"Ego Sum Caesar, Ego Sum Imperator."
Questo aveva detto il loro capo, Benedetto Cajetani di Anagni, durante la sua prima messa da Papa.
'Benedetto', sembra quasi il nome di una piccola rondine in primavera, mentre 'Bonifacio', suvvia! appare proprio come un leone che spalanca le sue fauci feroci.
Ora Bendetto Cajetani di chiamava Bonifacio, era il potente Bonifacio VIII, mentre prima, è ovvio, era solo un pre-potente.
La famiglia Cajetani voleva vendicarsi degli odiati Colonna e aveva fatto costruire una torre proprio in mezzo alla valle che era loro dominio, tra Anticoli e Trivigliano. Da lì i suoi vassalli disturbavano con gusto i loro nemici, oltre ovviamente far loro intendere che la loro proprietà sarebbe comunque passata di mano.
Poi, dopo aver conquistato Nemi, Paliano, Zagarolo, si erano sistemanti sul cucuzzolo di Monte Porciano, dove c'era un bel castello a tre torri, da cui si dominava tutta la valle anticolana.
Era proprio una valle stupenda, col verde chiaro dei pratoni delle Pantanie e delle Cese giù in basso, e quello scuro dei boschi di castagno più su, e il celeste del lago, e quello lontano della Monna, e in fondo, sul colle il bel paese di Anticoli, ormai solo terra di conquista.

Era la notte della candelora del 1298.
Il grosso dell'esercito Cajetani scendeva ora dal castello di Monte Porciano, mentre gli altri venivano da Torre. La notte era fonda, apparentemente calma, senza luna; qualche sbuffo di vento accompagnava le ombre informi del volo dei pipistrelli.
Dal paese non giungeva un segno di vita: Anticoli di campagna sembrava dormire sereno.
I cavalieri giunsero a basso, sul greto di una sorgente dalle acque cristalline, e mentre i loro cavalli si ristoravano tranquilli essi aspettavano le truppe appiedati. Erano ritti nelle loro armature, orgogliosamente impettiti, vigili... Ma anche se qualcuno di loro si fosse addormentato non avrebbe fatto gran differenza: incuteva timore lo stesso, sorretto com'era da quel ben di dio di latta e ferrame.

Artemio Conti Sertillo dei Gizzi Cajetani, grosso omaccione senza macchia e paura, non dormiva di certo, aspettava il suo momento con ansia: sarebbe voluto andar da solo all'attacco, coprirsi di gloria, entrare nel paese gridando vendetta, mulinando la spada, uccidendo e arraffando tutto quel che c'era da arraffare, donne, oggetti e qualcos'altro.
Sullo scudo aveva disegnato uno stemma alquanto curioso: una riga nera correva torno torno ai bordi, nel mezzo in diagonale due grosse onde nere su fondo bianco scendevano già sulla destra. Ben altra cosa da quello dei Colonna, dove al centro era disegnata solamente, guarda caso, una colonna, una soltanto, e con un capitello nè ionico nè corinzio, semplicemente dorico, "roba da provinciali" insomma.

Intanto in alto dal colle di Capo le Ripi si erano appeno affaccaiti i fanti e i cavalieri provenienti da Torre Cajetani; guardavano Anticoli, sotto di loro, come gatti in procinto di saltare improvvisi. Le piume di cimieri sussultavano, quasi contente, ad ogni sbuffo di vento.
Tra loro c'era un fante pallido e mingherlino, ma di grande intelligenza e temperamento: tal Giuseppe Alibrando dei Finzi Cutunzii.
Lui avrebbe voluto mantenere la calma, mostrare coraggio. La battaglia appariva scontata eppure il mondo davanti a lui sfumava nell'assurdo e nell'ambiguo. Nella sua vita c'eran poche certezze: in fondo a cosa serviva per lui tutto questo? Qualche suppelllettile in più e qualche sbronza in meno. Si sentiva preso da uno sgomento indicibile. Ma tornare indietro, 'Dio Mio', sarebbe stato sgozzato dai suoi stessi fratelli.Eppure andare avanti così, a uccider per nulla, in nome di Cristo, non era anche questo solo un modo per non sprofondare nel nulla?
In tale stato di smarrimento e disperazione Giusepppe Alibrando dei Finzi Cutunzi alzò lo sguardo verso le case dei suoi nuovi nemici... Fu allora che vide ciò che non avrebbe mai sperato di vedere.

Un improvviso chiarore cominciò a rischiarare la notte. Anticoli rosseggiava nel buio, ogni finestra era in fiamme, ogni vicolo, ogni strada... e in breve tutto il paese apparve divorato dal fuoco innalzando zampilli nel cielo.
Soave visione un paese che brucia, è un incanto di frecce fiammanti dai vari colori, accompagnato da un urla di rabbia, vendetta e terrore.
"Ora capisco cosa cantava Nerone! Ci si sente padroni del mondo, coscienti di poter dare la morte o rendere schiavi, ed è una gioia tremenda, se è per il bene, in nome di un credo."
Questo pensava Giuseppe Alibrando dei Finzi Cutunzi alla vista della città di Anticoli in fiamme:
"Ma tutto ciò non ha senso, questa guerra durerà nei secoli, senza mai vinti nè vincitori, fino a far prendere il lume della ragione, a far dimenticare i perchè e i percome si combatte. Rimarrà soltanto il bisogno di avere un nemico, senza il quale noi non si sarebbe che nulla."
Alibrando del Finzi Cutunzi fu preso prima da contentezza per aver evitato il vile tenzone, poi da smarrimento a trovarsi d'un tratto senza uno scopo.

In quel mentre giù nella valle Artemio Sertillo dei Gizzi Cajetani, assieme al suo fedele cavallo, fu colto da una crisi di rabbia: da lui il terreno non sarebbe stato innaffiato di sangue anticolano e non avrebbe avuto la proprio fioritura di morti.
Per la delusione crollò a terra, finendo in ginocchio sui stessi gambali di latta. Visioni cruente lo riempirono di commozione e di furia per l'occasione perduta.
"Mica è farcile trovare qualcuno a dare così gratuitamente il suo sangue!"
Si alzò sguainando la spada, masticava veleno contro i suoi amici che avevano fatto il lavoro senza di lui, e mulinandola vorticosamente nel cielo, quasi a voler combattere i pipistrelli nel buio, diede l'ordine di girare i tacchi e tronare su al castello di Monte Porciano.
Ecco: prima che l'alba sopraggiungesse per lui quella tediosa giornata non contava più nulla. Lo attendeva una prova più incerta e difficile, alla volta di Palestrina, la roccaforte dei Colonna, da bruciare a tappeto e cospargere di sale.

Fu così che i due loschi eserciti lemme lemme ritornarono a casa, ognuno convinto della maggior lestezza dell'altro.
E fu così che il giorno dopo, quando dal castello di Porciano videro Anticoli di Campagna sempre lì e sempre più bella, si stropicciarono gli occhi e stettero, alquanto stupiti, molto tempo a fissare l'orizzonte, senza riuscire a dare una spiegazione al fatto.
Forse non conoscevano ancora le usanze del luogo e della tradizionale festa pagana della Candelora.
Ora voi vorreste sapere come erano andate realmente le cose. Dovrei raccontarvi del 'miracolo di San Biagio', il patrono del paese. Ma questa è tutta un'altra storia. Tanto vale venire in piazza a Fiuggi la sera del 2 febbraio per assistere alla 'festa delle Stuzze' e alla 'corsa degli strippuni."
Io invece volevo raccontarvi la stoira del Castellaccio di Monte Porciano, ed anche se mi sono distratto penso siate curiosi di sapere una buona volta come è finito e perchè oggi non è altro che un grumo di rocce disperse.

 



Tratto da "I Racconti della Valle Anticolana"-  pag14-19 - di Gabriele Carcano, illustrazioni di Patrizia Basilico, itinerario di Alberto Simonelli - Edit. Anticoli&Fiuggi - maggio 1991

Nota: Il 2 Febbraio a Fiuggi Città si tiene una rievocazione storica di quanto accadde la notte della Candelora del 1298. Con degli Strippuni infuocati si bruciano i Capannoi, grandi costruzioni di legno e foglie in onore di San Biagio e in ricordo della festa pagana che salvò la città.

vedi 

http://www.farmalibri.it/index.php/attivita/eventi/695-la-festa-della-candelora

 

i farmalibri

Ci vuole un fiore

Se sai come capire
un tavolo
sai cosa vuol dire
Intelligenza Olistica

Leggi tutto...

Immagini

Eventi

Esercizi di Salute

Un esercizio di salute. le Foto ricordo

Se un giorno ti trovi davanti un bel panorama, prova a fare questo esercizio: SCATTA LE TUE FOTO!   

  Nella posizione dell’uomo libero alza le braccia lentamente in avanti e con le mani forma un cerchio largo una ventina di centimetri,

Leggi tutto...
Il Cantiere ti interessa per