L'Universo si fa spazio entro me

Si era in viaggio in auto, di ritorno da una bella vacanza al mare. Era metà settembre, lei sarebbe finalmente andata in prima media. Nello stereo un CD di Lucio Battisti, "i Giardini di marzo", ricordate? "I giardini di marzo si vestono di nuovi colori....” E poi: “in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore.. fiumi azzurri, e colline, e praterie, dove scorrono dolcissime le mie malinconie; l'Universo trova spazio dentro me..." Quest’ultimo verso la sorprese: "Papà, che cosa significa?" Restai perplesso, non sapevo che cosa dire. Me la cavai al solito così: "Tu che dici?"
Lei ci pensò su: "E' come se guardassi la terra da una stella?" Stentai a comprendere. Quante volte abbiamo ascoltato quella canzone? E quanto ci abbiamo meditato su? Su Mogol-Battisti? Perché no, che male c'è! I bimbi lo fanno.
Poi, parlandone per gioco ho compreso forse quel che intendeva dire: "Se io sono sulla terra è assolutamente vero che il sole sorge e tramonta, che c'è il giorno e la notte, nessuno può affermare il contrario. Ma se immaginassi di essere seduto su una stella, come il piccolo principe, lassù il sole splende sempre." v E’ vero, lassù non c'è giorno né notte, non c’è luce né buio, il sole splende sempre e il vuoto è un buio assoluto. Se guardo la terra da lontano, noto il suo giorno e la sua notte, ma anche che tutto intorno c’è tanto spazio: “l’'universo si fa spazio intorno a me.” La stessa cosa accade con il dolore: se io mi identifico in esso è come se fossi sulla terra, divento io stesso sofferenza, in un continuo passaggio tra luce e buio. Ma se riesco ad osservarlo da lontano, a prenderne consapevolezza, se riesco a non identificarmi, ecco che intorno si crea uno spazio, si nota il vuoto, da accettare senza condizioni. Non sono più il dolore: c’è sofferenza in me, indubbiamente, ma non sono più sulla terra, con i suoi giorni e le sue notti, intorno si crea spazio, ci sono il sole, la luna e tante stelle. v Dopo qualche mese mi son ritrovato a parlarle della Genesi, la solita vecchia storia del serpente e della mela (ammetto, da me mai compresa veramente). "Eva e Adamo, istigati dal serpente maligno, mangiarono il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male." Accadde l'ira di Dio, si incavolò così tanto da cacciarli via dal Paradiso. Ed ecco il suo castigo: essere condannati a vivere sulla terra, dove il sole sorge e tramonta, dove c'è luce e buio, dove si conosce il bene e il male. E’ la condanna ad un destino di sofferenza, che qualsiasi piacere non riuscirà mai a colmare. E’ un vuoto vissuto come mancanza, che induce a rappresentarsi in un nome, ad avere assoluto bisogno di una forma in cui credere, di un ‘io’ per cui esistere, di un Dio a nostra somiglianza. Purtroppo il nome di Dio non potrà essere mai nominato, Egli è così grande, così assoluto, che ogni forma gli sta stretta, e basta solo pensarlo che non è più, Eppure ci indica la strada per essere al dì là della forma, del bene e del male. La via per tornare a vivere nel suo paradiso terrestre.
Sulla terra, ormai da millenni, ci siamo abituati a classificare sempre ogni cosa in buona o cattiva, in benefica o dannosa, in bella o brutta, e abbiamo dimenticato che nella dimensione dell'Essere le cose non sono mai nè positive nè negative: sono semplicemente così come sono. Chi ha subito un forte trauma, come ad esempio la morte di un congiunto o la fine di un grande amore, ha avuto l'occasione di osservare come in un evento tanto brutto ci sia anche del bello, una meravigliosa sensazione di pace. Tutti sappiamo che nella oscurità del dolore in realtà c’è sempre una luce immensa. . Chi ha accettato il trauma ha avuto un'idea di quello che i saggi chiamano 'illuminazione'. Il trauma infatti, se accettato naturalmente e con serenità, ha dato loro profondità, umiltà e compassione; ha mostrato ciò che è reale e ciò che è irreale, la differenza tra Essenza e Forma, e la Essenza non muore mai, perché è comunque al di là del bene e del male.
"Le cose sono così come sono", Tutto questo sembra molto semplice: quando si vive in completa accettazione di ciò che è non vi sono più cose né 'buone' né 'cattive', la vera luce splende sempre, perché c'è un "bene superiore" che include in sé anche il 'male'. Eppure non è semplice Possiamo anche immaginare, come fanno i bambini, la 'luce' di una stella. Per poi comprendere che questa 'luce' in realtà ci è molto più vicina di quanto si pensi, perché “è dentro ognuno di noi”: in tutti noi c’è un bambino che sogna. Si, nel cuore abbiamo una stella, una luce che illumina ogni giorno, che vince ogni oscurità, che appare così come è, senza pregiudizi e senza opinioni, al di là del bene e del male. Basta fare spazio. ... "L'Universo trova spazio dentro me, ma..." Tutto questo possiamo anche riuscire a comprenderlo, ma... "... ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è."
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