Comincia, così, anche il modellamento della mente che lo condizionerà per tutta la vita!
Forse diventerà uno scienziato, un grande uomo politico, un poeta, uno scrittore o forse soltanto un uomo qualsiasi, ma in ogni caso indipendentemente dalla sua intelligenza e cultura sarà un uomo condizionato perché la capacità di pensare sarà determinata dalla struttura del linguaggio, che per quanto evoluto è sempre limitato, perché fatto di schemi e regole. Pensieri e parole coincideranno sempre di più, la logica discorsiva plasmerà i modelli di ragionamento in un processo di identificazione che limiterà la sua libertà.

Alla nascita, la mente umana, riflesso di quella universale, poteva spaziare nell'infinito: crescendo la struttura del linguaggio diventerà la struttura del pensiero; le sensazioni, le emozioni, tutto il vissuto interiore, saranno delimitati e filtrati dalla lente deformante delle parole, fino al punto che la descrizione verbale del vissuto è più importante del vissuto stesso.
Tutto sarà etichettato, descritto con una sequenza di parole: fatti, eventi, cose; ciò creerà una situazione paradossale: più cresce la sua conoscenza descrittiva, più aumenta la distanza dalla sua natura originaria. La mente sarà sommersa di continuo da un chiacchiericcio assordante, da un dialogo interiore che crea tensione e confusione, e non sarà in grado di distinguere il suo pensiero autentico dalla struttura superficiale del linguaggio.

Con le parole, l’uomo condizionato, costruisce pensieri che lo faranno vivere male, con le parole costruisce la rappresentazione di quella che lui chiama "realtà"; e non si rende conto della situazione paradossale di essere carcerato e carceriere di sé stesso.
La mente non smette mai di parlare a sé stessa, di produrre pensieri che la facciano sentire viva: Penso, quindi sono, la famosa frase di Cartesio, è il comandamento. Non è importante cosa si pensa, se è giusto o sbagliato, se moralmente corretto o no. Quello che conta è pensare!

Questo pensare continuo e disordinato genera situazioni dolorose e un senso di fastidio esistenziale che, nonostante le cose vadano bene, che non ci manchi nulla, ci fa sentire a disagio nella nostra pelle causa un'eccessiva identificazione che impedisce di distaccarci da esso, per capire che non siamo solo pensieri, ma qualcosa di molto più vasto.
Spesso sarebbe sufficiente comprendere come abbiamo pensato, comprendere la natura dei pensieri e la relazione che hanno con il corpo e le emozioni fondamentali, per uscire dalla sofferenza e scoprire altri modi di pensare e essere.[…]”

Da Flavio Daniele, "Scienza Tao e Arte del Combattere"

www.taichineidan.com

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Dove nasce il fonema? Dove nasce il gesto?

4 La natura della mente

5 L’uomo primitivo e il bambino

3 La mente e il movimento creativo