Ogni astrofisico pensa che la vita sia nata / con l'esplosione di una immensa infinita granata / per i credenti nada, la terra fu creata da un essere supremo in meno di qualche giornata... / Dimmi quale è la verità ? / la Vita non è là / la vita non è quà /nè là, nè quà / ma nell'acqua... / Nell'Acqua!
In tutto il mondo si festeggia il giorno dell'Acqua, ma attenzione, non è un giorno festa, non facciamo la fine dell'8 marzo. E' un giorno di lutto. 5000 bambini muoiono ogni giorno per malattie trasmesse dall’acqua. Non sono abbastanza, con la nuova cultura di privatizzazione potranno raddoppiare o triplicare.
Purtroppo c'è chi ricorda che l'acqua è una risorsa fondamentale dell'umanità, l'Archè di Talete.
L’acqua è un diritto umano, non una merce
'Nell'Acqua', il primo brano del nuovo progetto discografico di Rezophonic, affronta la tematica dello spreco d'acqua nelle società occidentali e l'allarmante difficoltà di reperimento della risorsa in Paesi in cui il problema idrico si trasforma in vera e propria emergenza umanitaria.
I ricavati della vendita del disco verranno come d’abitudine devoluti all'African Medical and Research Foundation (AMREF) per sostenere un progetto idrico che ha come scopo la realizzazione di pozzi d'acqua con il coinvolgimento delle popolazioni locali africane
Quale è oggi la situazione in Italia? Riportiamo un post da AgoraVox.
l'Acqua è un bene comune da difendere dal famigerato Decreto Ronchi, (DL 135/09, convertito in legge, con la fiducia, il 19 novembre 2009).
Tale decreto vorrebbe continuare ad ampliare il processo eufemisticamente chiamato dal regime "liberalizzazione dei servizi" ma che altro non è che una pura e semplice privatizzazione, che già da una quindicina d’anni, con la scusa di "migliorare i servizi", sta svendendo alla speculazione privata una quota sempre più ampia di beni di primaria rilevanza sociale.
Alex Zanotelli ci ricorda come prima del Decreto Ronchi fosse stato lo stesso ministro delle finanze, Tremonti, col Decreto Legge n 112 (art 23 bis), del 5 agosto 2008 a mettere nero su bianco che la gestione dei servizi idrici avrebbe dovuto essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica, senza tenere in alcun conto le quattrocentomila firme raccolte in difesa dell’acqua pubblica, nonché le estenuanti lotte di numerosi comuni italiani che si sono sempre rifiutati di trasformarsi in cda di multinazionali. Multinazionali interessate solo a sfruttare e a speculare su un bene come l’acqua, un bene che dovrebbe non essere vittima delle logiche capitalistiche e che la stessa ONU equipara a un diritto umano fondamentale.
Ma il linguaggio del ministro non deve trarre in inganno. Gli spin doctors scelgono con cura le parole con cui imbrogliare la popolazione, i mainstream asserviti ripetono le menzogne orgniche a ciò che Jan Ziegler ha magistralmente definito l’attuale "privatizzazione del mondo" e spesso amministrazioni locali corrotte o conniventi creano un cortocircuito inesorabile, dove, al di là delle dichiarazioni ufficiali, l’unico obiettivo è l’arricchimento delle élite e la progressiva pauperizzazione della popolazione, l’erosione dei servizi pubblici, dei diritti, della stessa vita. Ma in realtà si vuole solo fare soldi con quello che dovrebbe essere un diritto umano fondamentale. Di questo si tratta e null’altro. E’ in tale cornice che si colloca l’attuale tentativo di affidare al capitale speculativo privato la gestione delle risorse idriche del Paese. Il linguaggio di regime la chiama "liberalizzazione". Tradotto significa "privatizzazione". E’ bene che ciò sia chiaro. I gazzettieri prezzolati dagli editori continuano a lavorare ai fianchi la consapevolezza di un’opinione pubblica frettolosa e distratta, quando non colpevolmente ignorante, vaniloquendo su presunti "sprechi" della gestione pubblica dell’acqua. E’ solo un pretesto. Lo sporco pretesto di chi è in malafede, di un sistema economico fondato sull’avidità e sulla forza, sulla speculazione e sulla finanza. Lo sporco pretesto di chi non dice alla popolazione che dovunque nel pianeta l’acqua sia caduta in mano al capitale privato essa è aumentata nel costo e peggiorata nel suo accesso. Lo sporco pretesto di chi tace di come, per esempio, la Veolia, dopo essere entrata in possesso della rete idrica di Aprilia, abbia triplicato le bollette. Lo sporco pretesto di chi tace di come persino Parigi, dopo decenni di gestione privatistica, sia tornata all’acqua pubblica, in compagnia di una cinquantina di altre importanti municipalità, consapevoli che una gestione diretta permette di risparmiare sui dividendi da versare agli azionisti (Marc Laimé, Le Monde Diplomatique, nov 2008). In realtà la privatizzazione dell’acqua serve solo ad ingrassare la finanza, ad incentivare la speculazione, a pauperizzare il servizio. In tutto il mondo, dietro lo slogan delle "liberalizzazioni dei servizi", (ciò che il WTO chiama "riforme strutturali"), i costi sono aumentati, il servizio è scaduto, il personale è stato licenziato e i dividendi dei ricchi che vivono parassitariamente staccando le cedole sono aumentati. Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. La foto del pianeta oggi. E il caso dell’acqua è assolutamente emblematico. La trasformazione dell’acqua in merce è implicita in un sistema economico crudele che vorrebbe tutto il pianeta ridotto a merce. E non stupisce che il decreto che pretenderebbe di sancire la privatizzazione dell’acqua a livello nazionale venga avanzata dal governo più corrotto della storia di questo Paese. Tout se tient. Riccardo Petrella afferma che la privatizzazione dell’acqua è uno scandalo. Dietro la privatizzazione del servizio c’è la privatizzazione del bene stesso, c’è la riduzione degli esseri umani a semplici consumatori, consumatori che se non pagano le bollette non esistono. Beppe Grillo ha inserito l’acqua pubblica al primo punto del programma al quale devono ispirarsi le sue "liste a 5 stelle". ....................
Un miliardo di persone beve acqua non sicura. 5000 bambini muoiono ogni giorno per malattie trasmesse dall’acqua. Un abitante su due di questo pianeta vive senza fognature. Ogni italianousa ogni giorno più di 200 litri di acqua potabile, di cui circa un terzo per accompagnare il deflusso delle proprie deiezioni. Una famiglia africana, in media, usa 20 litri d’acqua al giorno. (fonte) Il riciclo dell’acqua in Italia è pari a zero.
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