Fiuggi verso la Rinascita?

Quel che posso dire sul risultato delle recenti elezioni a Fiuggi è che mi è tornata la voglia di seguire gli eventi della politica locale: c’è aria di novità, sia a destra che a sinistra, sia al governo che all’opposizione, quindi la speranza di un rinnovamento, magari di una rinascita, ben consapevole che il ‘Rinascimento’ nacque con l’Umanesimo, ovvero dalla ‘Persona’ e dal suo ‘Ambiente’. E’ lì infatti che si trovano i ‘valori comuni’, al di là della forma e delle divisioni. “Chiare, fresche e dolci acque…”
Colgo oggi l’odore di una nuova occasione storica. Confesso a me stesso che la aspettavo da anni, inconsapevolmente. Ricordo il momento preciso in cui il sogno comune svanì: fu il giorno in cui “l’Unità” allegò la videocassetta del film di Benigni e Troisi: “Non ci resta che piangere.”
Le responsabilità di quel gruppo dirigente non furono solo politiche. La politica è effimera. La loro responsabilità è essenzialmente storica. La Storia non perdona, non può seppellire il passato. “Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.” Quel che abbiamo vissuto fino ad oggi discende direttamente da quel giorno in cui il pianto sommesso della città fu coperto dalle grida di un inquisitore.
Si veniva da una grande vittoria di tutto un paese contro il potere forte. “La forza delle idee” aveva dato corpo allo “sviluppo di un progetto reale”. Per la prima volta ci sentivamo ‘Comune’, quale non eravamo mai stati, papalini da sempre, per sempre feudali. Avevano da soli cacciato il vassallo di turno. “Non più uniti contro” qualcuno o qualcosa, “ma uniti per…”, questo era il progetto. L’occasione era unica, storica, irripetibile. Ma il sindaco di allora, da buon talebano, scelse il clima da guerra civile. Aveva assoluto bisogno di nemici, affinché fossero misura della sua propria esistenza. E li trovò, anche in seno al suo stesso partito. Da buon tribuno gridò: “Acqua al popolo!”, cancellando di colpo l’idea di ‘Comune’, consegnando alla storia un paese diviso, in cui ognuno poteva solo coltivare esclusivamente il suo orto, indifferente alla legge cosmica che il nostro destino è comune. “Siamo tutti sulla stessa barca…”
Ed eccoci qui, alla frutta, noi tutti a pagare gli errori di allora, tutti noi responsabili, non c’è bisogno di capri espiatori. Occorreva un’altra generazione, e forse questo risultato ha dimostrato che una nuova generazione ora c’è. La lettura è chiara: non più destra e sinistra, bianchi e neri, guelfi e ghibellini, distinzioni queste da vecchia politica, ma c’è un distacco netto tra chi vuole percorrere antichi schemi feudali e chi, pur consapevole che non esiste una ricetta bella e pronta, desidera andare nell’oltre, crescere. Lo scontro è stato netto, ha vinto una giovane voglia di partecipare al proprio futuro, a ben guardare ha preso più del 50%, è una maggioranza assoluta. E' nella società civile, dico, non solo seduta in consiglio. Forse il contratto tra politica e cultura può essere di nuovo firmato.
La rottura è netta, anche all’interno delle due compagini partitiche, quelle che hanno preferito ‘una vittoria sicura’ (pensavano!), che hanno accettato divisioni all’interno, cacciato dalle loro file, come sempre hanno fatto, chi esprime il coraggio di guardare oltre, chi desidera che ‘rinnovamento’ non sia parola vuota, non solo uno slogan. Ad esempio le primarie PD: erano gli stessi attori di allora. Il nuovo è stato costretto a uscire fuori, a parlare un’ altra lingua, come credo farà tra breve la Debora Serracchiani, ovvero l’unica novità evidente in quel partito ormai di mummie. Lo scontro non sarà tra maggioranza e opposizione, ma tra due modi di fare politica, di credere nella partecipazione di tutto un paese ad un reale rinnovamento, al di là della forma, di arti e mestieri. La lotta è tra l’imperante cultura dell”’Io” contro quella nascente del “Noi”.
Per uscire dal feudalesimo e favorire un nuovo rinascimento la chiave è tornare umanisti, dare centralità all’uomo in quanto persona e all’ambiente affinché sia vivibile. Questo è estremamente difficile, io stesso sono un codice fiscale, un numero, e la controriforma è sempre in agguato, occorre equilibrio. Il vero pericolo è in noi stessi, “nel pensiero inconsapevole”, è là dove c’è sempre un senso dell’io, del se’, in ogni pensiero, in ogni memoria, in ogni interpretazione, opinione, punto di vista, reazione, emozione. Questo è il nemico: l’inconsapevolezza, il rifiuto ad accettare la realtà. “Fiuggi è morta”. “Niente sarà come prima”. Eppure è nell’augurio di una Buona Pasqua a tutti la verità cosmica: è solo dalla morte che si può risorgere. Insieme!
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