Come Salvare il Pianeta

I climatologi hanno ammesso che le loro previsioni sui cambiamenti climatici erano sbagliate. La situazione, infatti, è peggiore di quanto pensassero: i ghiacci si sciolgono ad una velocità vertiginosa e gli scienziati avvisano che il tempo è quasi scaduto. Allora perché è così difficile prendere consapevolezza che occorre cambiare atteggiamento? Intervista al Al Gore da Current
http://vanguard.current.com/vanguard/salvare-il-pianeta/
Vorrei iniziare parlando del problema del clima da una prospettiva globale, la mia prima domanda è: a che punto siamo con la legislazione globale sul cambiamento climatico, e che cosa dobbiamo richiedere e aspettarci dai leader del mondo?
Alcuni paesi hanno intrapreso azioni per ridurre, l’inquinamento che provoca il riscaldamento globale ma dal momento che si tratta di una crisi globale tutte le nazioni del mondo devono partecipare e sforzarsi di ridurre i livelli d’inquinamento. Il mondo sta cercando di mettere a punto un trattato per raggiungere questo scopo, ma finora non ci siamo riusciti. Una ragione è che gli Stati Uniti, la maggiore economia mondialee uno dei due paesi che inquina di più, non ha ancora voluto approvare una legge a riguardo, ma adesso ci siamo molto vicini. Il Congresso ha già approvato una legge, e il Senato ci è molto vicino, probabilmente la approverà all’inizio dell’anno prossimo. Il vertice di Copenhagen che si terrà a breve probabilmente produrrà soltanto un accordo politico, che però potrebbe essere molto significativo, perché parteciperanno molti capi di stato, e molti paesi stanno iniziando ad accettare disposizioni vincolanti nelle loro legislazioni nazionali e a sottoporle all’esame della comunità mondiale. Questo primo incontro ci porterà a una seconda fase di discussione all’inizio dell’anno prossimo che avrà lo scopo di produrre un trattato globale vincolante.
Lei pensa che una riduzione del 4% delle emissioni da parte degli Stati Uniti possa essere un contributo sufficiente?
No, non è abbastanza, ma il presidente Obama si trova in una posizione difficile dal punto di vista politico, perché il Senato oppone ancora molta resistenza. Quindi se si impegnasse a una riduzione maggiore del 4% potrebbe rischiare il ripetersi dell’esperienza di Kyoto, quando il resto del mondo aveva fatto affidamento sull’impegno del presidente per poi rimanere deluso quando il Senato non approvò i tagli delle emissioni.
Per cui, in che situazione ci troviamo?
Nella realtà siamo davanti a una crisi insolita, il massimo che possiamo ottenere politicamente è comunque meno del minimo necessario secondo gli scienziati. Dobbiamo prendere in considerazione altri fattori. Storicamente l’inquinamento è stato spesso escluso dalle misurazioni economiche. Gli economisti usano la parola “esternalità”, che significa che hanno deciso di “esternalizzarlo”, di tenerlo fuori dalle misurazioni che compiamo per capire la situazione in cui siamo. Invece dovrebbe essere incluso e “internalizzato”. Stabilire un prezzo per il carbonio, e un prezzo per le emissioni di CO2, è il rimedio per il difetto nel modo in cui misuriamo i valori nell’attuale economia di mercato. Sono un grande sostenitore dell’economia di mercato, ma dobbiamo riconoscere che esistono difetti nel modo in cui calcoliamo ciò che va bene e ciò che va male. Non possiamo più escludere in modo arbitrario qualcosa di così importante come il CO2 perché è il principale fattore inquinante che provoca riscaldamento globale. Rimanendo all’economia, nel rapporto Stern sull’economia del cambiamento climatico di Nicholas Stern, economista britannico, e pubblicato nel 2006 su commissione del governo inglese, Stern mostra gli effetti del riscaldamento globale considerandoli da un punto di vista economico e socioeconomico. L’intuizione centrale di quel rapporto è stata che i danni procurati all’economia dal riscaldamento globale sarebbero molto più gravosi dei costi che la società dovrebbe affrontare per adattarsi alle energie rinnovabili, e ad altre soluzioni alla crisi climatica. Spesso chi si oppone a risolvere il problema climatico dice: “Oh, sarebbe costoso, non possiamo farlo.”Stern invece ha fatto notare che non risolvere il problema ci costerebbe molto di più. È un’intuizione importante. Oltre a questo, è importante pensare ai nuovi posti di lavoro e alle nuove opportunità economiche che si possono creare nel cercare di risolvere la crisi climatica.
Tornando all’Europa, Mark Lynas, autore del saggio Sei Gradi dice che c’è solo il 50% di probabilità che l’UE raggiunga gli obiettivi che si è fissata. Allora mi domando, ma ha senso, visto che si tratta di un problema globale, parlare di politiche regionali o locali? Perché le diverse aree del mondo fissano degli obiettivi per se stesse, quando parliamo di un problema che deve essere preso in considerazione a livello globale?
È un’ottima domanda, ma la realtà purtroppo è che tutti noi prendiamo decisioni nel contesto del paese in cui viviamo. Alcune decisioni vengono prese persino in singole città. Le decisioni di politica economica necessarie per combattere il riscaldamento globale sono prese nel contesto di singole strategie nazionali. Nel caso dell’Unione Europea, la creazione di un’autorità sovranazionale che coesiste con le realtà nazionali ha permesso all’Europa di adottare un saggio approccio generale verso il riscaldamento globale. L’UE è infatti leader mondiale per l’impegno in questa crisi. Anche il Giappone sta facendo molto, e i paesi scandinavi come ho già detto, però se potessimo adottare un approccio mondiale avremmo sicuramente dei vantaggi, in realtà però viviamo in un’epoca in cui siamo molto lontani dal riuscire a prendere decisioni a livello globale. Per il resto dell’intervista vi invitiamo a vedere la nostra puntata dove Al Gore affronta l’importanza della Conferenza sul clima in corso a Copenaghen
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