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Castrazione Chimica e Violenza sessuale PDF Stampa E-mail
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8 giugno 1954: uno dei più grandi matematici del novecento, l’inglese Alan Turing, viene trovato morto nel suo letto. Si è suicidato. Perché? Due anni prima Alan Turing fu arrestato e processato per omosessualità. Non scontò la sua pena in carcere, ma lo lasciarono libero “a condizione di sottoporsi a trattamento terapeutico presso un medico qualificato”, ovvero a condizione che accettasse di essere imbottito di ormoni femminili che lo resero impotente e gli fecero crescere il seno. In quegli anni la castrazione chimica fu usata in modo massiccio per estirpare il “sudiciume sociale” rappresentato da individui considerati “colpevoli di turpitudine morale”, tipo gli omosessuali.

La castrazione, chimica o fisica che sia, oltre ad essere una soluzione ignorante per ignoranti, se diventa un trattamento sanitario obbligatorio, come invoca Calderoli e per cui la Santanché ha cominciato addirittura a raccogliere le firme, va contro ogni etica sia medica che democratica. Non è ammissibile, infatti, che un individuo venga sottoposto ad un trattamento medico invasivo senza il suo consenso. Imporre un trattamento medico a persone che non possono scegliere liberamente di accettarlo o di rifiutarlo non è né più né meno di una prassi da lager. Oppure abbiamo già dimenticato gli infami esperimenti medici praticati dal dottor Mengele nei lager nazisti? Mengele e colleghi sottoponevano a trattamenti ed esperimenti abominevoli ebrei, persone “sessualmente deviate”, malati di mente, disabili, ovvero individui che per il nazismo non meritavano di vivere, tantomeno di decidere cosa ne andava fatto del proprio corpo.

Ma non sarebbero solo questi i problemi. Che cosa succederebbe se la castrazione chimica venisse introdotta nel codice penale?
Anche se il giudice dovrà comunque avvalersi del giudizio di un medico per accertare se l’accusato in questione è un soggetto adatto al trattamento, sarà comunque un giudice e non un medico, come normalmente dovrebbe essere, a decidere di sottoporlo ad un trattamento, quale la castrazione chimica, che è pur sempre un trattamento medico.
E sarà sempre un giudice, e non un medico, a decidere quando il trattamento andrà sospeso. 
Lo Stato, inoltre, deciderà, senza il loro consenso, di esporre a svariati effetti collaterali chi viene
sottoposto al trattamento. I farmaci che vengono di solito usati nella castrazione chimica espongono al rischio d’insorgenza a breve termine di diabete, ipertensione, trombosi, affaticamento, obesità, sudorazioni profuse, incubi e debolezza muscolare, mentre non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine. 
Che cosa significa questo? Significa che, essendo ad esempio il diabete una malattia invalidante, introducendo la castrazione chimica forzata si introdurrebbe nel sistema penale la mutilazione permanente dell'integrità fisica.

Di non secondaria importanza, poi, è la vera efficacia della castrazione chimica. La violenza sessuale non è quasi mai dovuta ad un irrefrenabile bisogno di soddisfare bisogni sessuali, ma quasi sempre rappresenta solo e soltanto una modalità perversa di esercitare il potere da parte di chi invece soffre di impotenza, di dimostrare forza da parte di chi invece è un debole, di provocare umiliazione da parte di chi invece è stato molto probabilmente umiliato a sua volta. 
Cosa c’entra, quindi, l’impulso sessuale? Nulla. Eppure la castrazione chimica ha solo l’effetto di attenuare questo impulso, senza minimamente intaccare la quota di violenza che alberga nell’animo di queste persone. Anzi, un potenziale stupratore, reso anche impotente, sarà probabilmente ancora più incline ad aggredire e fare violenza in altre forme, eventualmente più lesive di una violenza sessuale. 

Ecco perché la castrazione chimica, non solo non serve a nulla, ma è addirittura dannosa. Ecco perché violenza sessuale e castrazione chimica sono le due facce della stessa medaglia: la violenza.

Dopo migliaia di anni di storia umana c’è ancora chi inneggia alla legge dell’occhio per occhio, dente per dente. E ciò che è più grave è che molte di queste persone siedono nei parlamenti di paesi che si definiscono “civili”, dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Inghilterra alla Svezia, dalla Germania alla Norvegia, dal Canada alla Danimarca. Tutti paesi che si ergono presuntuosamente ad esempio di civiltà e che storcono il naso di fronte alla legge del taglio della mano che ancora vige in alcuni paesi musulmani. Ma qual è la differenza tra il taglio della mano e il determinare chimicamente malattie invalidanti come il diabete? Non è certo un caso che proprio gli esponenti politici più convinti della superiorità della civiltà occidentale sulle altre siano quelli che propugnano la castrazione chimica. 

Due facce della stessa medaglia: l’uso della violenza per risolvere il disagio, entrando invece in un vortice che alimenta il disagio stesso e quindi la violenza.
Di fronte ad un crimine tra i più odiosi, quale la violenza sessuale, in cui è forte la presenza di elementi discriminatori, visto che nel 95% dei casi le vittime sono donne, proporre la castrazione chimica significa ridicolizzare anche il dramma delle vittime, in quanto, invece di cercare reali soluzioni, si persegue l’assurda idea di affrontare il problema a valle e non a monte, non alla sua radice. Esistono delle possibilità di soluzione, rappresentate, per esempio, dal trattamento psicoterapeutico di queste persone durante la detenzione in carcere, che abbia tra i suoi obiettivi l’acquisizione di una maggiore consapevolezza e quindi di una maggiore capacità di autogestione, attraverso un percorso che li liberi gradualmente dalla prigione della loro violenza.
Non è facile, ma è l’unico modo serio di affrontare il problema, invece di ingannare gli italiani con proposte truffaldine, come la castrazione, buone solamente a raccogliere voti, ad alimentare la violenza e a castrare l’intelligenza collettiva.

Roma, 14 luglio 2009 

Carlo Olivieri
umanista 

 

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