La Velocità dei Neutrini

La notizia di ieri 22 settembre 2011 ci getta in un estatico stupore ontologico. "I Neutrini viaggiano ad una velocità superiore a quella della luce. E per di più sottoterra? Caspita! E’ una rivoluzione. Einsetin è morto? No, facciamo attenzione e non cadiamo nell sensazionalismo. Intanto mettiamo a confronto quanto dichiarato da Zichichi e Odifreddi e Petronzi.
Antonio Zichichi: “Un tempo si riteneva che i neutrini non avessero massa. Proprio come la luce Se i neutrini hanno massa, per quanto piccola, a che velocità vanno rispetto alla luce?
'Più lenti'! Esatto. Dovrebbe essere così. Il problema che al Cern è accaduto qualcosa di imprevisto. I neutrini prodotti al Cern arrivano nei laboratori del Gran Sasso prima di quanto impiegherebbe un raggio di luce".
Zichichi: ”E qui sta la svolta scientifica che potrebbe rendere nulle molte delle ricerche e delle scoperte dell'ultimo secolo. Se venisse confermata sarebbe la scoperta del secolo. Anzi la più grande scoperta da Galilei. un terremoto incredibile. La velocità della luce nel vuoto è il massimo valore che possa esistere per trasmettere segnali". Una scoperta di questo genere "farebbe saltare uno dei pilastri fondamentali su cui si regge la nostra fisica basata sulla struttura di spazio-tempo con un totale di 4 dimensioni: 3 di spazio e una di tempo" e "il principio di causalità". .”La cosiddetta “Relatività Speciale” (che Einstein sviluppò partendo dalla Relatività Galileiana) ha come base fondamentale il fatto che non deve esistere alcuna particella che possa viaggiare a velocità superiore a quella della luce, che è di circa un miliardo di chilometri l’ora».
Lucrezio, “Non vedi quanto più veloci e lontano devono andare, e percorrere una maggiore distesa di spazio, nello stesso tempo che i raggi del Sole riempiono il cielo?”. simulacri che fluiscono di continuo e in ogni direzione. Epicuro assegnava ai simulacri una velocità ovviamente inferiore a quella della luce.
Piergiorgio Odifreddi: “Sgombriamo subito il campo da un’interpretazione sensazionalistica, che è circolata ad arte insieme alla notizia dell’esperimento. La relatività di Einstein non prevede affatto che la velocità della luce non possa essere superata. Lo si dice continuamente, ma questo non significa che sia vero. Ciò che la relatività prevede, è soltanto che ci debba essere una velocità limite che non può essere superata. Gli esperimenti finora sembravano indicare che questa velocità insuperabile fosse quella della luce nel vuoto, e forse dovremo cambiare espressione: invece di dire che non si può superare la velocità della luce, magari un giorno diremo che non si può superare quella dei neutrini”.
“Una possibile riformulazione dell’annuncio, dunque, è semplicemente che la velocità massima prevista da Einstein non è quella della luce, bensì qualcosa di molto prossimo ad essa: la differenza sembra essere di 60 nanosecondi sul tempo di percorrenza della distanza di 730 chilometri tra il Gran Sasso e il Cern, tra i quali si è fatto l’esperimento. E questa differenza infinitesimale sarebbe appunto sfuggita negli esperimenti fatti finora sulla luce: un fatto sperimentale interessante,ma certo non una tragedia teorica”.
Roberto Petronzio: “Ci vuole più di un neutrino scatenato per far paura alla teoria di Einstein: La prima ragione per cui Albert Einstein non rischia di «finire al macero è che la possibilità che le misure dello sfondamento del muro della luce sia frutto di errori di misurazione c’è, e da oggi parte una esaltante gara alla «falsificazione» dell’esperimento che è, in fondo, uno dei fondamenti dell’avventura scientifica. La seconda ragione sopravvivrebbe anche a una inequivocabile conferma che i neutrini viaggiano a più di 300 mila km al secondo, e non per romanticismo conservatore. «Einstein sarebbe entusiasta». Non solo per il lavoro intrigante che questa incognita aprirebbe. Per quanto imponenti come la relatività (che stabilisce nessi «filosofici» tra tempo, spazio e materia), le teorie sono modelli che spiegano la realtà, non la realtà. La scienza è fatta di impianti teorici con dei «buchi» che in fondo sono altrettante domande di essere colmati, e di modelli che restano validi entro certi ambiti (basti pensare alla meccanica di Galileo e Newton) anche una volta che vengono superati.
Sarà la relatività a essere assoluta? Proprio questa contendibilità e confutabilità delle teorie è un antidoto all’ideologizzazione dell’approccio scientifico. Per pensionare Einstein, per quanto ci si metta una normale semplificazione giornalistica, è presto. «Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato», diceva. Ci vuole più di un neutrino scatenato per fargli paura.
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