La Vita Accanto

La bruttezza occasione di Salute? Ripetiamo spesso che un impedimento, una malattia, può essere anche opportunità di salute. Anche più volte chiarito l’importanza del vivere appieno il momento “presente”, al di là delle cose passate e delle speranze future. Non avevamo però mai unito questi concetti a quello della ‘bellezza’, o meglio della ‘bruttezza’. Anche perchè oggi parlare di ‘bruttezza’ non sembra sia ‘politicamente corretto’. E invece Mariapia Velapiano, nel suo romanzo “La vita accanto” (Einaudi ed. premio Calvino 2010) ha trattato questo tema con sapiente leggerezza, offrendo di Rebecca, la sua eroina, nata irreparabilmente brutta, uno sguardo nuovo sul dolore di essere brutta.
Ecco il suo pensiero:
“Da piccole le bambine pensano di poter diventare qualsiasi cosa: principesse, dottoresse, maestre, attrici. Una bambina brutta sa di essere sempre e solo brutta. Una bambina brutta non ha progetti per il proprio futuro. Lo teme e non lo desidera perché non lo sa immaginare migliore del presente. Ascolta i progetti delle altre bambine e sa da sempre che non la riguardano. […] A volte si scopre a pensare che forse esiste un lavoro che si possa fare restando nascosti, in casa, nel buio. Ma non lo conosce e ha paura di chiedere. Come non c’è lavoro, così non c’è un compagno nel suo futuro, perché sa che nessuno proverà verso di lei un sentimento più benevolo della ietà. Una bambina brutta non ama nemmeno il passato dal momento che non porta niente di bello da ricordare. Vorrebbe invece con tutta se stessa cancellare i ricordi cattivi ma non può, perché anche il dolore di un’offesa è vita, preferibile al niente dell’indifferenza. Naturalmente una bambina brutta può sognare, ma per lei il risveglio è ogni volta un precipitare sempre più profondo e così perde presto quest’arte”.
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