La Cefalea di Asterione

Chi soffre di mal di testa, di cefalea, di emicrania, quella che non va via con alcun rimedio, troverà interessante l’ipotesi di Antonio Tabucchi in “Racconti con figure” (Sellerio Editore).
“Sai cosa vuol dire cefalea?” Disse a Dedalo Asterione. “Non è l’emicrania o il mal di testa, quei mali passano con una pozione. E’ molto di più, e di diverso: avvenimento molteplice dentro la nostra testa e dentro la nostra anima”.
A costoro darà conforto il sapere che, secondo la tesi di Tabucchi, (e gli scrittori spesso ci vanno vicino) potrebbe trattarsi del superamento della geometria di Euclide.
da Racconti con figure, pag. 127-130
“Sai cosa vuol dire cefalea? Chiede il Minotauro a Dedalo. Non è l’emicrania o il mal di testa, quei mali passano con una pozione. E’ molto di più, e di diverso: avvenimento molteplice dentro la nostra testa e dentro la nostra anima.
E non è facile dare il senso di qualcosa che è tante cose insieme. Intanto è un piccolo suono, perché così, comincia Ma non si sente, è come se suonasse un campanello che però non suono e che tu senti lo stesso, come un sibilo. Una specie di fischio? Una specie di guaito? Simile a questi, ma su un’altra lunghezza. Insomma, un richiamo. Qualcosa che chiama da lontano, dagli abissi, E tu lo percepisci. E subito, all’improvviso, ferocemente, arriva il rilievo dei contorni. Quel sibilo impostore che ti ha raggiunto in silenzio violenta la vista, acuendola, dilata i suoi contorni, e gli spigoli, come se degli oggetti tu percepissi l’aumento della loro esistenza nello spazio, con un significato diverso che la dilatazione conferisce loro: Hanno cambiato geometria e ora si liquefanno.
Vedi quell’armadio che sta in fondo alla stanza e quello specchio lì, nel quale sbatte il moscone idiota? Sono un armadio e uno specchio, e tu li vedi sempre come un armadio e uno specchio, vogliono dire solo quello. E all’improvviso non significano più ciò che sono, sono solo pure espressione di linee e volumi che occupano lo spazio. Quell’armadio diventa un cubo, e tu lo capisci come quando, a scuola, il matematico di metteva un oggetto solido sullo scranno affinché tu lo disegnassi nella sua proiezione geometria. Perché un cubo è un cubo, non è un armadio, capisci? Te lo ritrovi davanti astratto come un’idea, non significa più niente, è solo un fatto di linee. E a questo punto tutto ondeggia, la marea dello spazio si gonfia e si sgonfia, e tu ci sei sopra e ondeggi in sua balia, ti devi sedere, potresti ruzzolare sul pavimento, quel pavimento liquido che non è più buono a sostenere l’equilibrio delle tue gambe,, che però sono solo due, ti ce ne vorrebbero quattro, invece sei un bipede miserello, e intorno a te, anzi dentro di te, respira un polmone cavernoso che ti sembra l’universo e tu allo stesso tempo ci sei sopra e ci stai dentro, sei un atomo meschino, sballottato dagli alveoli di quel polmone mostruoso che respira dilatandosi e restringendosi a fiatate. Chronos, Urano, un polmone così, che ti sbocconcella, ti divora, e tu ti stringi le tempie, premi forte per contenere quella marea del tempo che ti è scoppiata nella testa,, come un brodo dell’origine che ribolle e dove tu affoghi. Questa è cefalea, Dedalo. Capisci a cosa mi hai condannato?
NOTE Antonio Tabucchi affronta il tema della cefalea riferendosi alla melanconia del Minotauro. Borges e Durrenmatt, scrive nella prefazione,”sospettarono la malinconia del Minotauro, ma forse non fu dato loro di capire fino in fondo la sua malattia, il percorso del sangue venoso e arterioso, le imponderabili maree della serotonina”. L’interesse scientifico del racconto sta nella organizzazione del nostro sistema neuro-cerebrale organizzato su onde elettromagnetiche Euclidee. Nel frattempo la fisica, là dove tutto è relativo, ha superato tale visione. Euclide, fino a Newton, affronta la realtà in una visione tridimensionale, corretta se restiamo con i piedi per terra, ma quando si ha un attacco di emicrania lo si è davvero con i piedi a terra? Ora sappiamo che la realtà è muldi-dimensionale, che va oltre i concetto di tempo e di spazio. Si dice inoltre che noi si utilizza solo il 5% delle sue potenzialità. Sintonizzarsi su altre dimensioni, per il nostro piccolo cervello, può creare conflitto tra ciò che è contemporaneamente è uguale e opposto, ma complementare e indispensabile l’uno all’altro.. Un conflitto che diventa,, per chi ne soffre, visione di libertà e labirintica prigione. Da qui la cefalea. A questo punto potrebbe anche essere occasione per superare se stessi. Magro conforto, d’accordo, ma, nelle notti di veglia, rende il dolore sicuramente più accettabile.
“Dedalo – scrive sempre Tabucchi - sapeva che il frangere lo spazio in un reticolo di mille angoli retti, come se esso fosse organizzato dagli occhi di una mosca, vanifica le giuste intenzioni di Euclide e riduce la sua paziente geometria a un insensato frattale che provoca panico. Nel decifrarlo il nervo ottico sulla cui scansione Euclide era riuscito a sintonizzarsi invia alla corteccia cerebrale messaggi conflittuali fra di loro, ciascuno dei quali nega il precedente,. Un angolo conduce alla libertà, un altro alla prigione eterna, ma essi sono uguali e complementari, beffardi siamesi di pietra per i quali ogni goniometro è vano”.
Antonio Tabucchi Racconti con figure, Sellerio Editore pag. 127-130

|
|