| FC C'era una mamma |
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Questa antica ninna nanna è quasi una preghiera. Raccolta in Toscana si pensa derivi da una orazione sulla Natività. Non è un'eccezione: gran parte delle ninna nanne ripetono motivi religiosi,altre sono vere preghiere. In fondo ninna nanna e preghiera assolvono alla stessa funzione 'sanitaria' di induzione al sonno. [….] L'arrivo del sonno è condizionato da un rilassamento ("che il quotidiano diventi un brusio al di fuori della finestra"), dall'abbandono di tutte le preoccupazioni del giorno [….]
Ci si rifugia con la mente in qualcosa di disimpegnato e rassicurante, atteggiandosi più da spettatori che da protagonisti. Prima si sogna e poi si dorme. In un caleidoscopio di pensieri e immagini ci si allontana dalle riflessioni pratiche per giungere alla realtà più vera: il nostro corpo, il respiro, il nostro ambiente, gli affetti, il mondo… La produzione onirica fluisce in monconi dispersi, apparentemente senza logica, e pian piano diventano briciole che domani sarà difficile ricordare. Siamo in una ninna nanna dalle parole sconnesse, in una filastrocca in cui le immagini si susseguono incoerenti, fatte di pensieri che passano veloci, e che poi si allontanano come guardando dal ponte le auto in autostrada. Questa filastrocca ricorda l' "Ave Maria", non è un caso: ogni ninna nanna si apre subito con un messaggio chiaro: "Fa la ninna perché la mamma ti veglia, tua mamma ti cura e ti difende, e quando ti svegli lei sarà sempre qui.. " Vedi ad esempio la "Donnina che semina il grano" in cui ogni disegno parte da una donna e ad una donna arriva, che si chiami Concetta, Madonna o Lucia, è comunque una mamma. La forza di molte preghiere, o mantra, o filastrocche è la loro intuizione di dare temi su cui imbastire il sogno. Questo discorso è valido anche per noi adulti. In farmacia spesso consiglio di non spegnere la luce sul comodino subito dopo aver spento la TV o chiuso un giornale, ma invece di leggere prima un Topolino, o dire una preghiera, un Tex Willer, il Vangelo o una poesia, insomma quel che piace, ciò che sa predisporci ad un buon sonno, che poi è salute. E' una minima e naturale alternativa al tranquillante, anche se ancora mi vergogno un po' a dire ad un adulto: "Provi con una filastrocca!" Per aiutare un bambino a dormire è più consigliabile una ninna nanna che non una favola, soprattutto se questa richiama a suggestioni razionali, perché in questo caso il bimbo deve svegliare la mente per elaborare il reale verso un fine predeterminato. In questo modo lascia inattiva la produzione spontanea, svincolata dalla logica, e si allontana dal sogno. Il bimbo infatti di solito ci chiede sempre la stessa favola: un Cappuccetto Rosso (o Verde o Giallo, o Blu che sia) ripetuto sempre alla solita maniera, sempre con le stesse identiche parole, assomiglierà sempre più al tono rassicurante di una filastrocca. La Musica è componente essenziale di ogni ninna nanna. Anche per la musica potremmo ripetere le indicazioni di 'induzione al sogno' sin qui descritte: una musica ripetitiva, semplice, piana, dolce, anche mielata, ci fa 'passare sul ponte', diventa quasi un lontano rumore, un brusio. Così anche per la musica dovremmo ripetere che una canzone, sia pur sublime, ma di natura complessa e stimolante è adatta ad altri momenti, ma non fa addormentare. Nei giardini arabi al centro c'era sempre una fontana d'acqua perenne, il cui suono era attribuito alla voce del Dio, perché invita alla meditazione e alla preghiera. Nella voce dell'acqua infatti ci sono tutte le gamme dei suoni più pieni. Non è mai lo stesso, cambia sempre, così come le parole di una conversazione remota. Eppure è tranquillamente monotono. L'acqua di una fontana, un rosario, un mantra hanno tutti la stessa monotonia, lo stesso vuoto, lo stesso bianco, eppure sono pieni del verbo. (Un consiglio ai padri: ai bimbi, per addormentarsi, piace la voce del papà quando diventa profonda) Abbiamo scelto tale ninna nanna anche perché su questa abbiamo fatto uno studio assai particolare: una sera, al mare, mentre io stavo lavorando alle filastrocche, mia moglie medico, stava sentendo dei mantra (quelli con una dolcissima nenia, ma dalle parole strane e impenetrabili). Ci venne allora in mente una curiosità: "E se ad un antico mantra indiano adattassimo un'antica filastrocca nostrana?" In questo libro abbiamo scelto di riportare il testo nella versione da noi 'adattata' al mantra, perché pensiamo che ogni filastrocca, come ogni poesia, abbia una sua intrinseca musicalità. Così dovrebbe accadere per la nostra 'C'è una mamma bella bella': veloce e ritmata nelle sue prime quattro strofe, lenta e melodiosa nelle successive cinque, e infine di nuovo veloce e divertita nell'ultimo verso: "CorriGiuseppeCorriMariaaa", con una 'a' più lunga e profonda, quasi fosse un "Ooohmm"... Ripetere 'ad libitum'...
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| Scritto da i farmalibri |
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