Dio e il Caos

La piramide regnava silenziosa nell’Officina della Memoria e dell’Immagine. Un silenzio che riempiva i polmoni di battaglie di pennelli e sudore madreperlaceo. Era il Caos. Sopra, su in cima troneggiava una grossa palla con aloni di fiamme.
Aveva la forma di uovo ad occhio di bue fatto al tegamino. Il tuorlo dorato intenso e l’albume bruciachiatto dalla fiamma. Sembrava l’occhio di un dio che guardava a 360 gradi il principio della sua creazione.
Era l’uovo cosmico da cui si sarebbero generati infinite e random manifestazioni. Ecco il Caos principio di vita. La teoria del caos si impernia sul comportamento di sistemi dinamici che possono essere altamente sensitive alle condizioni iniziali: questo effetto farfalla e’ ben visible nell’opera piramidale. L’idea generatrice del maestro e’ stato il farfallesco leggero battito di ali che ha mano mano generato eventi creativi nella comunita’ , le ha raccolte e fissate nel tempo e nello spazio quell’ espressioni random di manifestazioni emotive dei partecipanti. Quel battito leggero, ma pesante come frustrate sul corpo ha innescato una serie di eventi innimaginabili, alterando quello che sarebbe stato il lento svolgimento della vita quotidiana, anche di casalinghe comparse della propria vita.
L’uovo cosmico riporta ai miti creazionali, a quello di una dea e di un dio. L’uovo ha il sapore di femmina, carnosa, odorante di muschio tra le gambe e l’uovo e’ luce’ e la progenia un random incontro tra l’uovo di una dea e uno spermatozoo creato dal desiderio di un annoiato dio. Nella Genesi, la creazione viene dalla parola. Spesso mi sono chiesto se questa parola non fosse stato un perentorio desiderio, un suono diretto: SCOPIAMO. Avvinghiamoci e creiamo il buio e la luce, il giorno e la notte , il movimento e il respiro, il tempo e l’orgasmo. Ma prima di quella fatidica parola, cosa stava facendo dio? Da quando l’uomo ha creato la parola non ha mai smesso di raccontare la storia della creazione da parte di dio e delle creature di dio.
Io vorrei raccontare la storia non dell’inizio, bensi’ quella precendente la creazione : cosa stava facendo e cosa pensava dio prima che parlasse? Certo che pensava, perche’ il suono delle parole bisogna che siano prima pensiero nel cervello e poi emissioni d’aria che coinvolgono corde vocali. Era annoiato? Rideva e se rideva di cosa rideva? Si sentiva incompleto? E la solitudine? Soffriva dio di solitudine? Aveva vagato in quella cosa che non era spazio e non era tempo, ne vuoto e ne pienezza, ne musica ne silenzio, cercando la dea che l’avrebbe aiutato a completarsi e a dare un senso al suo essere?
|
|