| Arte e Scienza |
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Alla luce delle nuove scoperte nel campo delle neuroscienze, vedere è un atto emotivo, ovvero assolutamente soggettivo, e non oggettivo come l'analisi scientifica ufficiale del fenomeno della vista vorebbe farci credere. Sebbene non tutti siamo armati di un sapere scientifico come quello dispensato dalle scienze neurologiche, tutti almeno una volta, abbiamo fatto un'esperienza diretta che potremmo chiamare "esperienza della bellezza". Tale esperienza può accadere all'improvviso, come se per la prima volta avessimo aperto gli occhi. Lo stesso albero in giardino, la stessa immagine sulla parete della stanza, o gli occhi del vicino appaiono soffusi di bellezza. E non abbiamo preso sostanze psicotrope! Si tratta magari di un attimo di profondo rilassamento e in quel momento è un altra parte di cervello che si attiva, una parte non affollata da immagini legate alla memoria, ma trasparente, come la parete di uno specchio. L'immagine artistica può avere la forza di riportarci in quel battito d'ali del momento quando la percezione non inquinata da memorie del passato si poggia su ciò che è, così com'è. Ecco come la scienza&l'arte possono esserci d'aiuto, applicate alla vita di tutti i giorni. Quando ci lamentiamo, sentendoci circondati dalla solita "bruttezza", esploriamo con l'obbiettività e l'intento focalizzato di un neuroscienziato la qualità e la sorgente della nostra percezione. E' davvero la realtà quella che diciamo di vedere o non è piuttosto la nostra immagine della realtà? [Elsa Nityama Masetti] Come la scienza è capace di previsione cognitiva nell' ambito del sapere scientifico razionale, così l' arte sa esprimere una funzione estetica anticipatrice dei cambiamenti neurologici che modellano gli archetipi della bellezza. Di conseguenza una fusione tra arte e scienza può generare una potenzialità evolutiva capace di determinare nuove strategie di sviluppo a lungo termine della futura società mondiale del sapere. Questo assunto, parte dalla considerazione che le neuro-scienze ci hanno fatto comprendere che la visione è un processo attivo, in quanto la costruzione dell'immagine avviene direttamente nel cervello, mediante una elaborazione che assume la modalità di costruzione di un identikit attivata in varie aree visive specializzate. La percezione dello spazio e della forma, dipendono principalmente dalla capacità specifica di cogliere differenze di segnale che sono diretta funzione della luminosità. Così si può capire come una cellula specializzata per produrre una linea obliqua verso destra, non sia attiva per generare una linea orientata in modo diverso, e così via fino a definire lo scenario più adatto alla costruzione complessiva dell’immagine. La rapidità della percezione è dovuta all'utilizzazione dei processi mnemonici capaci di riconoscere una delle tante forme che abbiamo cominciato ad immagazzinare fin dalla nascita, agendo in parallelo per anticipare la effettiva percezione, in modo che al processo di percezione visiva rimane solo il compito di variare le differenze dando l' impressione di un flusso continuo delle percezione delle forme, che in vero viene costruito dai neuroni che si attivano in modo estremamente specializzato. Il colore viene pre-attribuito per necessità emotive di cui si fa carico la percezione per tramite dell’attivazione complementare di differenti polarizzazioni delle cellule nella struttura occipitale del cervello. In sintesi le cellule eccitate dal rosso ovvero dal giallo sono incapaci di percepire i colori complementari rispettivamente il blu e verde, mentre quelle deputate a percepire la sintesi additiva (dalla combinazione Rosso Verde e Blu ) vedono il bianco , viceversa quelle deputate a percepire la sintesi sottrattiva ( Rosso Giallo e Blu) determinano la visione del nero. Pertanto i colori sono predeterminati ancor prima delle forme e del movimento da una particolare sensibilità percettiva di indole emotiva, differenziata per ciascuno di noi, che vanno a dipendere da una assemblaggio cerebrale delle polarizzazioni eccitate in particolari aree cerebrali dagli stimoli visivi. Pertanto le immagini che si formano nel nostro cervello non sono affatto una riproduzione fotografica della realtà, ma un'elaborazione e un'interpretazione fortemente dipendente dalla informazione genetica umana, in risposta ai differenti impulsi di informazione cangianti a seconda delle tonalità di luce recepite dai ricettori oculari. (1) ,(2) ,(3) note
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| Scritto da Paolo Manzelli |
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