Globus Calvo il Ribelle

Mi chiamo Globus Calvo, appartengo alla nobile famiglia dei Linfociti, sono mononucleato, piccolo e mingherlino, un po’ miope, ma sono un globulo bianco molto istruito. Conosco tutti i nemici che da anni invadono l’organismo di cui faccio parte, sono forse la cellula più intelligente di tutte, di sicuro molto di più di quelle boriose del cervello, questione di DNA. In questi ultimi tempi cammino a testa bassa, pensieroso, il mio passo è incerto, ogni tanto mi fermo ad ascoltare. E l’altro giorno ho sentito arrivare la vibrazione di uno strano pensiero.
C’era qualcuno di fuori che leggeva a voce alta. Le cellule dell’orecchio, del cervello, degli occhi e del cuore hanno iniziato a vibrare. Vibravano così tanto che nel mitocondrio mi è giunta una frase di un certo Shakespeare, assai interessante. L’ho fatta mia e ora la vado ripetendo tra emazie e piastrine, zigzagando tra tutto quello che in questi tempi giunge nel sangue. Non mi riesco più di lavorare, Sono stanco, distratto.
“Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più”. “Self’ o Non Self’ questo è il mio motto”. Se un qualcosa, oscuro per il buio pesto in cui mi trovo, davanti mi si para, sarà mio simile o da me diverso? Amico o nemico? Mio o Non Mio. Il lavoro che faccio nell’organismo è semplice ma di estrema importanza: devo distinguere se quel che mi passa vicino appartiene o meno al mio sistema, comprendere se è benefico o dannoso, quindi se devo distruggerlo o lasciarlo vivere. E’ questo il mio ruolo, un compito vitale di difesa. Sono consapevole che il mio lavoro è fondamentale alla salute, dell’intero organismo e alla sua sopravvivenza, però in questi ultimi tempi c’è qualcosa che non capisco, qualcosa che mi fa uscire dai gangheri. Io sono qui, tranquillo, e vengo sempre più bombardato da nuovi elementi, sempre più moderni e sofisticati, intrusi di ogni tipo, forma e misura, che io devo decidere se combattere o dire amici. Devo decifrare, capire, conoscere, distinguere, decidere. Un lavoro impegnativo e a volte urgente. E non ne ho più il tempo! Batteri superspecializzati, virus mutanti, additivi scatenati, farmaci di ultima generazioni, organismi geneticamente modificati, e adesso pure colleghe incazzate. E poi ancora suoni, segni, vibrazioni, raggi, ideogrammi, spot, percentuali, tag, slogans… Il traffico al centro si fa ogni giorno più caotico. Ho lo stress dell’automobilista metropolitano. Le nuove molecole sono sempre più raffinate, si presentano vestite tutte per bene. Impomatate e vibranti hanno pure l’erre moscia. Si mascherano di buone intenzioni e promettono prosperità e salute, ma spesso il loro scopo è indurre la paura della morte.
Quelle boriose cellule del cervello si ritengono le uniche depositarie della mente, Continuano a ripetere quel falso slogan che le fa gonfiare tutte: “ io penso dunque sono”. Non hanno capito nulla, perché altrimenti io che ci sto a fare? Sono loro che inducono l’organismo ad assumere sostanze di ogni tipo, ad abitudini squalificanti, a comportamenti che offendono se stessi, privi di dignità e spirito di sopravvivenza. Sono i loro bei pensieri che producono in tutto il corpo emozioni deleterie. Quelle cellule mentali danno retta a tutto, e se arriva una vibrazione-slogan ripetuta tre volte allora dicono che deve esser per forza cosa vera, se poi hanno un bel pensiero allora obbligano tutte noi ad identificarcisi. Io so che tutto questo è un gioco, che la verità è molto più semplice, antica e profonda, ben definitiva nei miei cromosomi, ma ora ho l’impressione che il cervello abbia superato il segno, nella convinzione che sia lui, viscere curioso, a comandare tutto l’organismo.
Allora io dico “Basta!” E’ finita, non ce la faccio più. Divento una cellula ribelle, Certamente non posso piantare baracca e burattini, ma posso benissimo fregarmene anch’io di questo organismo. Possibile, mi chiedo, che io debba lavorare ventiquattro ore al giorno, senza mai riposo, ferie, festività e fondi pensione, per la salute di un organismo che mangia, beve e se ne frega altamente? Dico “Basta!”, da oggi faccio anch’io quello che mi pare, senza regole, senza leggi di natura, penso solo a me stessa e cresco come mi va. E se qualche collega mi segue ben venga, ci facciamo una bella colonia e da lì conquistiamo il mondo. “Mors tua, vita mea” come ama dire la mente del cervello, anche se questo non è vero, perché se muore l’organismo, muoio anch’io, siamo tutte legate dallo stesso destino. Forse sarebbe meglio che io dica: “Muoia Globus Calvo e tutti i filistei.” Scherzo, ma questo è il mio dilemma “Se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua mente, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più”.
No! Non riuscirei mai a farlo, non è nella mia natura di nobile linfocita. Eppure non capisco quelle poche cellule del cervello che ritengono di essere la mente universale . Io sono solo una minuscola cellula, ‘non ho occhi per vedere, orecchie per sentire e nemmeno un naso da mettere fuori’, eppure ho la coscienza di essere pluricellulare, di appartenere cioè ad un unico organismo. Ma come far comprendere questo a quelle presuntuose che si ritengono le uniche cellule intelligenti? Il corpo ha una sua intelligenza, come qualsiasi altra forma di vita, è parte inseparabile dell’intelligenza universale, una delle sue innumerevoli manifestazioni. E’ quella intelligenza che sta dietro al lavoro di tutti gli organi del corpo, alla conversione del cibo e dell’ossigeno in energia, al battito del cuore e alla circolazione del sangue, al sistema immunitario che protegge il corpo dagli invasori e di cui io, Globus Calvo linfocita, mi onoro di far parte.
Tutto quel che accade in questo meraviglioso organismo, miliardi di reazioni simultanee, è coordinato perfettamente da questa intelligenza. E’ l’intelligenza del fiore che apre i suoi petali al mattino per ricevere i raggi del sole, è l’intelligenza che produce anche in piante e animali reazioni di rabbia, paura e piacere, che di fronte al pericolo li induce all’attacco o alla fuga. Eppure la mente si è autonominata intelligente, pretende di essere al comando di tutto, non solo del proprio organismo, non si accontenta, vorrebbe persino governare la terra, il cielo, le stelle, l’intero universo. Così, presa dal suo essere mente universale, non ascolta più. Noi tutte, tutte le cellule del corpo, le mandiamo continui messaggi e richieste di aiuto, persino con dolore e malattie, ma la mente resta indifferente, anzi vi trova il motivo per infierire.
Ed io, che sono senza modestia la cellula più intelligente dell’organismo, io Globus il linfocita, mi chiedo ora se sia più nobile sopportare gli oltraggi dell'iniqua mente, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Perché di questo si tratta. Se io mettessi in atto i miei buoni propositi di ribellione verrei attaccato con violenza, trattato appunto come un ribelle da distruggere e non invece come un fedele servitore quale sono, che invia al cervello un messaggio di pericolo. “Essere o non essere, questo è il dilemma: se continuare a difendere un corpo che si carica di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, o disperdere i suoi pensieri nella terra inesplorata donde mai tornò alcun viaggiatore?” Morire, dormire, sognare forse”
Il sogno è che tutto questo finisca, che la mente impari a morire. “Morire prima di morire” disse il saggio. Insomma che comprenda che muore la forma, non l’essenza. Questo concetto però è difficile anche per me. L’ho intuito un giorno che mi è giunto l’esempio dell’acquario. “Se in un acquario un piccolo pesce rosso viene mangiato da quello piccolo in realtà non è accaduto nulla, l’acquario resta acquario, la sua energia è immutata.” E’ questo quello che accade tra noi cellule nel sangue che continuamente ci dividiamo, da una due, diventiamo altro, pur rimanendo sempre le stesse in un organismo vivo. “Ma se avevamo dato un nome al pesciolino rosso - chiamiamolo Nemo - allora sono lacrime di rabbia e lamenti: Accade sempre quando conosciamo la morte. Eppure è morto solo il nome non l’energia del piccolo pesce”.
Il mio sogno è che finalmente quella boriosa cellula cerebrale capisca che siamo amiche e colleghe. E la smetta una buona volta di definire tutte le cose. Non dico che è sbagliato dare loro un nome, è necessario! Dico che dietro al nome c’è sempre una persona, dietro una forma sempre una sostanza, E come per le cellule anche per l’uomo vale lo stesso principio: siamo uguali nella diversità, comunque tutti insieme universo. La mente non intuisce che l’organismo dell’uomo, fatto di cellule, si sta da sempre trasformando, da un essere individualista diventa sempre più essere sociale. “A trasformazione completata diventerà parte di un organismo superiore, che potrà dirigerlo senza più richiedere la sua partecipazione cosciente come già accade per esempio alle api e alle formiche’” Come accade a me, umile e minuscolo, ma intelligente globulo bianco: linfocita.
“Morire, dormire, sognare… forse” E il sogno mi induce a continuare con coraggio la mia opera indispensabile di difesa, Scusatemi, stavo per cedere, sono stanco, mi son comportato da stupido, come un deficiente. Però a mia discolpa posso dire che era una deficienza inconsapevole, acquisita. Mi perdono. Ora inseguo il mio sogno di gioia e speranza, perché quel che vivevo con dolore, quel che mi appariva come la fine angosciosa di tutte le cose, ora è diventato un sogno che mi dona energia vitale. Non è più la fine ma l’inizio irreversibile di un nuovo mondo. Diteglielo voi alla mente, se riuscite a leggere queste righe col cuore, se percepite la vibrazione che le ha prodotte, cercate di raccontarlo al cervello, parlategli della mia angoscia e del mio sogno, fate che cambi idea, che ascolti tutte le sue cellule, anche quelle del mignolo, perché altrimenti non sta in piedi. Convincetelo a lavorare tutte insieme, dite che stiamo tutti sulla stessa barca, e se affonda s’annega tutti.. Per quel che mi riguarda, io sono un semplice globulo bianco, per me è solo una questione egoistica di sopravvivenza, niente altro. Paola di linfocita.
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