"Lo scienziato pazzo"
C’era una volta uno scienziato pazzo, che era pazzo davvero, ogni tanto dava i numeri, si arrabbiava, cantava, contava, e cominciava a strappare tutti i libri che si trovava tra le mani. Lui sapeva di essere pazzo, e allora aveva messo i suoi libri più preziosi sullo scaffale più in alto, perché quando gli prendeva la pazzia sapeva di aver paura anche di salire su una sedia.
Un giorno pensò che se studiava la follia prima o poi sarebbe guarito. Così studiò saggi, manuali e romanzi, gli antichi documenti e le ricerche più moderne, prese tre lauree e cinque dottorati. Però continuava ad essere pazzo e migliaia di libri andarono in piccoli pezzi. Aveva persino superato la paura di salire sulla scaletta della biblioteca e così aveva ridotto in coriandoli anche i suoi libri più preziosi. Il fatto è che si era abituato alla sua follia, a forza di studiarla ci si era affezionato, gli piaceva, aveva qualcosa a cui pensare e soprattutto qualcosa da studiare, e lui era uno scienziato. Purtroppo un giorno si accorse di aver strappato tutti i suoi libri, i giornali, le riviste, i suoi quaderni, i suoi appunti. Poi finì tutti i soldi per acquistare nuovi libri da strappare. Aveva aperto una piccola fabbrica di coriandoli, ma il carnevale veniva solo una volta all’anno e ora non aveva nemmeno un soldo per mangiare. Un giorno un suo amico cuoco gli chiese: “Che cosa faresti se la finissi di essere pazzo?” Lui rimase a bocca aperta, non ci aveva mai pensato. Lui era uno scienziato pazzo, se non fosse stato più pazzo che scienziato era? “Io non so fare il cuoco!” rispose. “Ti insegno io.” Propose il suo amico. Così finì che invece di strappare libri rompeva le uova, sbucciava le patate e riduceva le verdure in piccoli pezzi come coriandoli, con una tale precisione che le sue frittate diventarono presto famose in tutto il paese.
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