| Musicoterapia di fine estate |
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Musicoterapia 'ad inferos'
Da giorni mi impegna lo sgombero e il riordino della cantina: scendo “ad inferos” non troppo volentieri in queste mattinate di sole e cieli tersi in cui lentamente si smorza un’estate particolarmente lunga e bella. E’ un lavoro duro, questo, a tratti doloroso allorché, in una fuga di ragni, dalle loro tele lacerate emergono oggetti una volta splendenti e poi negletti, ora insudiciati ed inerti, orbati anch’essi di una mano che la morte ha catturato.. Affiorano, oggi, dal fondo grigio dell’incuria entrambe le casse del mio vecchio stereo;... più in là, l’apparecchio, un compact largo e piatto, in voga a metà degli anni settanta. E’ conciato male, me ne dovrò sbarazzare, come di tante altre cose che in questi giorni prendono la via dell’isola ecologica, pietosi relitti buttati nella bocca di un container. Ma un impulso, forse la voglia di infliggersi un’altra sofferenza o forse già un filo di speranza, mi frena. Un viaggio in ascensore e i tre elementi si accostano sul tavolo del terrazzo. Alla luce del sole appaiono ancor più deteriorati, eppure…
Chiedo aiuto. Il campanello e, sulla porta, una cosa bella: stesso sguardo, stesso sorriso. Annalisa è piccola e bionda, un soldato, come me; il figlio è giovane e snello, un orecchino al lobo sinistro e il genio della meccanica: esamina e, noncurante della polvere, mette mano, con sicurezza, come un chirurgo in sala operatoria. Ai miei dubbi, è perentorio: “ Funzionerà, questi funzionano sempre! “. E’ giovane, ma ha capito: i giovani, non so come, capiscono tutto. Si impegna, mi troverà lo spinotto mancante e salderà il filo tranciato di una delle casse. Vanno via in fretta, perché è ora di pranzo. Trent’anni di polvere e di abbandono non sono bastati a farti tacere, vecchio gioiello della mia solitudine, è stato sufficiente un gesto, quello di un tempo, quando, fiato corto per le tre volute di scala a chiocciola, posate le chiavi e la borsa, spalancate le finestre sulla rue de la mercerie, accendevo lo stereo, e la tua voce calda e vibrante è tornata a dilatare il mondo. “ Da te non mi separerò più, penso, faremo insieme l’ultimo tratto di strada.” E così torna il Fox, dove, nel profumo della birra fresca, anonimi o famosi musicisti, usciti dalla stazione di Losanna, improvvisavano jam session e poi ripartivano sui loro treni; tornano le jazz band del Café des Philosophes, i concerti di Corboz in cattedrale, i raffinati pomeriggi nel tempietto di Saint Sulpice, dove il quartetto barocco lasciava fuori l’inverno, a ruggire la sua bise sul lago grigio e minaccioso. Torna il suono, come una magia, come il sangue torna a circolare in una vena atrofica. La vita è strana, a volte, imprevedibile, imperdibile, bellissima.
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| Scritto da Flora Zampa |
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