Mente Corpo e Respiro: una mappa di salute in Farmacia
Intervista su Tema Farmacia n.2 del 2011 Seguendo la mappa della salute, elaborata dalla antica tradizione medica cinese del Tai Ji Nei Gong e dalla dottrina di Ippocrate la ‘farmacia olistica’ può offrire ausili al mantenimento e alla ricostituzione dell’equilibrio Salute. Immergersi nelle benefiche acque delle terme di Fiuggi significa rigenerare quel sottile equilibrio sospeso tra mente corpo ed energia di cui si compone il nostro esistere. Esattamente ciò che intendeva Ippocrate con ‘discrasia’ e l’antica medicina tradizionale cinese con il TaiJiTu, la Mappa del Principio Supremo, ovvero la Mappa della Salute.
E’ proprio nei pressi di questo luogo ricco di benefiche virtù, dove l’energia preziosa e silente della natura sgorga spontanea come l’acqua dalle sue sorgenti, che svolge la sua professione di farmacista olistico, il dr. Gabriele Carcano insieme a sua sorella, contitolare, dr.ssa Maria Rosaria Carcano. Farmacista dal 1977, scrittore dal 1986, il dr. Gabriele Carcano si è professionalmente dedicato in modo particolar modo all’educazione sanitaria, facendo così della sua farmacia una Casa della Salute nel senso più olistico del termine, ovvero un luogo dove poter trovare quel che occorre al mantenimento e alla ricostituzione dell’equilibrio tra ‘mente, corpo e respiro’.
Entrando nella sua farmacia dott. Carcano, si legge: ‘Farmacia olistica’. Cosa s’intende? La farmacia è un ambiente strano, nata come galenica, sviluppatasi nella distribuzione del farmaco, ora è chiamata a rispondere ad una esigenza di salute globale. La sua funzione assorbe quindi tre aspetti: prevenzione, cura e riabilitazione. La farmacia si sta evolvendo, arricchendosi di elementi, per rispondere al bisogno di chi, entrando con un atteggiamento aperto al benessere proprio e collettivo, cerca quanto può servire a quel dinamico equilibrio che è la salute. ‘Olistico’ infatti, viene dal greco ‘Olos’ che vuol dire ‘l’intero’, il ‘tutto’. E la Farmacia in questo senso diventa la Casa della Salute intesa nel suo insieme.
Qual è l’identikit del cliente che viene accolto in questo tipo di ambiente? Certamente non è solo un paziente, tantomeno un semplice consumatore. L’attenzione viene rivolta alla persona, nella sua unicità e interezza. Mi spiego, nella nostra visione il cliente non è un numero, una sterile sommatoria di organi, un dato statistico da catalogare in ‘normale’ o ‘ anormale’, ma una persona intesa come un ecosistema il cui valore prioritario è la salute. La malattia non è allora un nemico da combattere, ma un modo dell’organismo di comunicare un suo disquilibrio. La malattia genera salute.
Dietro il banco di una farmacia olistica c’è il farmacista olistico. Chi è nello specifico questo professionista? E’ semplicemente un farmacista, culturalmente aperto alla conoscenza di tutti gli strumenti disponibili (dall’allopatia all’omeopatia, dalla fitoterapia alla cosmesi, dalla dietetica alla galenica, alla sanitaria, dalla letteratura all’arte). In pratica il farmacista è in grado di proporre le opportunità che scienza e natura offrono alla salvaguardia della salute. Il farmaco è solo un mezzo per raggiungere un fine. Se il fine è la salute tutto può essere utile, purché usato nei tempi e nei modi opportuni, a seconda della persona e della situazione in cui questa si trova. Come diceva Ippocrate: “una terapia è diversa da individuo ad individuo.”
Ovvero, sia che si tratti di una persona in salute che in malattia? Bella domanda! Abbiamo appena concluso a Fiuggi un incontro-convegno-seminario dedicato a “Le Arti e il Corpo, strategie di azione corporea nel deficit di movimento”, una sorta di workshop di arteterapia con la partecipazione di artisti (Eva Incocciati, Raimondo Pisano, Fabrizio Perinelli), ‘diversamente abili’ (dei Centri Diurni Psichiatrici di Ceccano e Ferentino, oltre a partecipanti individuali). scienziati (medici, farmacisti, matematici, statistici) e maestri di Tai Ji Quan (Roberto Benetti e Franca Rizzi di Vicenza che da più di un decennio operano con malati di Parkinson). Si è anche svolta una tavola rotonda dal titolo provocatorio: “Quale rapporto tra i diversamente abili e i diversamente disabili?” Orbene, è sortito che in realtà la differenza tra sani e malati è un filo talmente sottile da non poter essere valutato. “Tutto scorre”, salute e malattia sono due facce della stessa medaglia, yin e yang. E’ stato commovente vedere portatori di Parkinson camminare all’indietro per ‘respingere la scimmia’, ‘malati mentali’ suonare e cantare blues. affetti da autismo ballare la taranta. Il Maestro Benetti ha portato un video in cui sani e malati svolgevano insieme esercizi di Ginnastica Consapevole (Nei Gong). “C’è una persona che sbaglia – ci ha chiesto – sapete riconoscerla?” Tutti noi abbiamo indicato una ragazza. “Bravi, quella era la sola persona sana.” Personalmente, va detto, io che mi ritengo sano, ho sbagliato più degli altri, ed è stato un ‘malato’ a insegnarmi come si fa.
Comunicare per arricchire sempre ogni gesto di contenuti educativi per la salute? Chi entra in farmacia entra per parlare di salute, niente altro. E questo lo fa a prescindere che sia sano o malato. Sta a noi riuscire ad avere la visione globale della persona e tentare di rispondere anche all’estremo bisogno che oggi si ha di comunicare. La comunicazione è già di per se un principio attivo. La cosa importante è che si crei partecipazione attiva da parte del paziente, perchè in quanto farmacista io posso dare solo i mezzi, ma se il paziente guarisce è perché lo vuole da persona partecipe.
In cosa si distingue il lavoro svolto in ogni singolo reparto in questo tipo di Farmacia intesa come Casa della Salute? In ogni servizio che offriamo c’è la competenza di un professionista che ne determina il plus valore, ma il lavoro resta sempre caratterizzato da un impegno di gruppo. In questa farmacia, in particolare lavoriamo in cinque farmacisti e cinque collaboratori, ciascuno con un suo interesse, dall’omeopatia alla dietetica, dalla cosmetica alla fitoterapia, alla medicina tradizionale alla cultura sui Fiori di Bach. Quello che desidero rilevare è il gioco di squadra, in ogni reparto esiste la stessa dignità professionale e non c’è distinzione di ruoli fra titolare e collaboratori, si lavora tutti insieme per un obiettivo condiviso: la salute della ‘persona’ e la salute della nostra ‘azienda’.
Di questa interezza fa parte anche l’aspetto estetico della persona. Come viene interpretata la cosmesi nella farmacia olistica? Secondo la legge di guarigione di Hering la malattia deve essere portata all’esterno. Ora gli organi vitali sono fegato, cuore, milza, reni, polmoni. Il fegato è legato alla digestione, i reni alla pipì, il polmone alla pelle. La pelle è quindi un emuntore fondamentale. Il consiglio cosmetico in farmacia diventa allora un atto preventivo-terapeutico. Già consigliare una crema idratante o protettiva, valutare l’suo di un cortisone o aumentare le difese proprie della cute, può assumere un significato che va oltre l’aspetto estetico. In questo senso anche il reparto cosmetico assume una sua valenza ‘sanitaria’ che può differenziarci dalla concorrenza.
Ma allora che cos’è il farmaco nella farmacia olistica? Sappiamo tutti che Bìos significa ‘vita’, ma solo se si mette l’accento sulla i. Se invece mettiamo l’accento sulla ò, Biòs, allora significa ‘arco che da la morte’. Ed Eraclito, detto l’oscuro, lo scrisse senza accento, come dire: ‘yin e yang’. E sai come si chiama la freccia dell’arco che da la morte? Ecco: FARMACON ‘freccia velenosa’. Il farmaco è una freccia velenosa che, se usata in dosi e tempi opportuni, può dare benefici incommensurabili, ma se usata incautamente può causare effetti irreparabili. I nostri simboli sono una bilancia e due serpenti che si intrecciano a spirale in dinamico equilibrio.
Parlare di salute, secondo il Tai ji tu, il simbolo dell’antica tradizione medica cinese che contraddistingue il farmacista olistico, cosa significa esattamente? Su questo occorre chiarezza. Noi ci siamo rivolti alla antica medicina cinese semplicemente perché in Cina sono riusciti, per millenni, da nonno a nipote, a conservare e migliorare i principi della medicina olistica. Ma le basi sono identiche. “La salute di un organismo – diceva Ippocrate - è data dall’equilibrio fra i quattro umori chiamata ‘crasi’; se vi è un disquilibrio c’è ‘discrasia’, ovvero malattia.” E’ lo stesso principio della legge dei 5 movimenti e del TaiJiTu. Ne consegue che la guarigione è la ricostituzione di un nuovo equilibrio. “L’alternativa – continuava Ippocrate - è o negare l’esistenza delle malattie (e con esse della medicina) o riconoscere che l’uomo è costituito da una molteplicità di elementi in un continuo fluire.”
Quindi se la discrasia dipende da più fattori anche la terapia deve essere multifattoriale. In un tale contesto appare assurdo parlare di ‘medicina alternativa’, perché “la medicina è una”, semmai possiamo utilizzare diversi mezzi terapeutici, farmaci e rimedi, e questi non sono tra loro alternativi, semplicemente ‘complementari’, capaci di agire in sinergia. Ippocrate ci ha indicato una strada: “Le terapie fondamentali - diceva - sono tre: quello che mangi, quello che bevi, e gli esercizi che fai”. Solo dopo questo indicava due approcci terapeutici: “Similia o Contraria curantur”. Ecco allora che noi possiamo unire consigli dietetici, di integrazione salina e di igiene di vita alla somministrazione di un farmaco o di un rimedio. Possiamo anche, in quanto farmacisti, collaborare con realtà esterne, come scuole, palestre e biblioteche.
Non a caso allora, sul vostro Sito (www.farmalibri.it) “il Cantiere della Salute” partecipano farmacisti, medici, artisti… E poeti, bambini, fisici, maestri di Tai Ji Quan. La parola ‘Cantiere’ rende bene l’idea che la Salute si costruisce giorno per giorno, e farlo insieme è più facile, soprattutto più divertente. D’altronde la salute, non dimentichiamolo, non è un fatto individuale: mia figlia respira lo stesso ossigeno di tutti i bambini del paese. La salute è innanzitutto ‘consapevolezza’.
E’ in questo senso che avete dato vita ad un progetto educativo composto da vari servizi? Dato vita! Tutto viene quasi per caso. A cominciare dalla ‘farmacia del girotondo’ dedicata ai bambini, una succursale con i colori della ‘legge dei 5 movimenti’ (la prima teoria medica dell’imperatore giallo Huang Ti, 2600 ac, ndr) in cui anche i malati entrando, traggono dall’ambiente la forza vitale del bambino che induce alla gioia, alla immaginazione e alla speranza. Quindi una piccola ludoteca, per sottolineare anche agli adulti la funzione del gioco. E poi la ‘Libreria della Salute’ perché chi legge si ammala di meno. Vedere esposti libri in farmacia trasmette un messaggio chiaro: il libro fa pensare alla cultura e il farmacista appare, come diceva il prof. Marcello Marchetti, “un professionista che vende cultura della salute”. Con ‘i farmalibri’, oltre al sito www.farmalibri.it, abbiamo pubblicato “le filastrocche di Fata Ricotta” perché il trucco sta nel “non rimuovere il dolore, la malattia e la morte, ma trasformali in leggerezza.” Ed ancora il ‘farmavideo’, la banca dati, le autoanalisi, il laboratorio galenico… servizi che la farmacia italiana da tempo è capace di proporre. In ultimo, con “il Cantiere della Salute” e l’Hotel Touring di Fiuggi, seguiamo una Scuola di Salute in cui si pratica postura interna e ginnastica consapevole.
Seguendo questo composito progetto professionale, quale futuro vede delinearsi, per la farmacia del domani? Non lo so, il mondo sta cambiando indipendentemente da noi, wu wei, dicono i cinesi, lasciare andare, non possiamo fare altro che essere pronti e partecipi del cambiamento, capaci di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più frastornata dalla frammentazione delle informazioni, essere punto di riferimento, noi che siamo a livello strada otto ore al giorno, per i nuovi bisogni di salute, per una decrescita felice. Dobbiamo riconquistare il nostro ruolo di intellettuali del farmaco, siamo farmacisti, portiamo il caduceo sul petto. La farmacia italiana ha un difetto, l’eccessiva diversità e non omologazione, ma ha una grande qualità, l’eccessiva diversità e non omologazione. Dire “Farmacia” oggi è dire un marchio di fabbrica, dovunque si vada è punto vitale, è la catena più capillare che esista, e tutti noi farmacisti, sia pur individualisti, siamo uniti dall’orgoglio di un’antica professionalità. La stessa industria farmaceutica ha assolutamente bisogno di questo per arricchire di plus valore i propri prodotti, altrimenti se ne andrebbe nei centri commerciali. Se cerchiamo di battere questi ultimi con le loro armi siamo perdenti. Ma se tra impresa e professione non c’è contraddizione ci può essere equilibrio, ed allora è vincente, yin-yang. Comunque, l’unica cosa che personalmente posso fare per cambiare la farmacia è iniziare a cambiare me stesso.
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